DONNE. STEREOTIPI E DICERIE SUL GENTIL SESSO


sexandthecity460Detti popolari o leggende metropolitane come “donne e motori, gioie e dolori…” oppure “donne al volante, pericolo costante” sono per il sesso femminile all’ordine del giorno. Non c’è occasione dove un “bravo ometto di spirito” non mette mano alle sue battute per ridere su comportamenti più o meno strani della vita di tutti i giorni del sesso femminile. Allo stesso tempo, a scalzare i buontemponi dal trono, ci pensa la letteratura e il cinema. Sketch di vita vissuta scorrono fluenti su pagine che liberano sensazioni di immedesimazione, raccolti come piccoli segreti o consigli da parte delle lettrici. Pellicole di ironia e sentimento in cui le donne sono protagoniste che fanno discutere nel bene e nel male, proprio perché “bersaglio preferito”  a cui non vi si può rinunciare danno un’immagine spesso stereotipica della donna moderna. Sex and city, Desperate Housewife sono alcuni esempi della “caduta” del proprio essere sull’orlo di una crisi di nervi, per dirla con le parole di Almodovàr, della donna moderna.

La vita femminile nell’arco di due secoli ha subito molti cambiamenti. La Rivoluzione Industriale ad esempio, ha portato grandi novità nelle famiglie. La donna comincia a separarsi pian piano dal regno casalingo per poter espletare anche lei un lavoro diverso.

In fabbrica, dove anche l’uomo fatica a trovare una propria collocazione, la donna viene vista come un “intruso”. Anche se in tempi di guerra, sono state un valido aiuto per l’industria bellica e per l’assistenza sanitaria, la donna per l’essere umano di sesso opposto non ha mai lasciato il suo regno perché era pronta per altro, ma solo per necessità… casa e bambini dovevano essere prioritari. Varie esperienze, raccontano di quanto sia sempre stato difficile per la donna realizzarsi o fare qualcosa che non sia la provetta e rassicurante mammina di famiglia o l’ennesima “chiamata” pronta a ingrossare le file a disposizione del Clero. I buontemponi non sono mai mancati, neanche a quei tempi. La battuta sulle donne di fabbrica o le dicerie degli uomini sul gruppetto di fanciulle che uscivano da lavoro può prendere così il via.

S pecialmente nei piccoli centri dell’Italia meridionale, spesso le donne anziane raccontano di cosa significava fino agli anni ’60 essere femmina (donna nell’accezione tipica dialettale meridionale) con la “F” maiuscola. Aiutare il marito nei campi, accudire figli e la casa, tentare di uscire dall’ignoranza cercando di imparare a leggere qualche rigo costava tanta fatica.

Negli anni del boom economico la posizione della donna cresce nel segno dell’abbandono delle vecchie abitudini e una sinergia plurale di tutte le donne coordina questo tentativo, ma sono ancora lontani i tempi di un ulteriore cambiamento. Stereotipi e pregiudizi sul sesso femminile a casa e a lavoro sono ancora tanti.

Basti pensare che anche in programmi televisivi in onda agli inizi del ’70 che avevano come protagonista Paolo Villaggio nel personaggio di Fracchia la comicità all’italiana ruotava sulla posizione “precaria” nella vita quotidiana della donna.  Uno sketch andato in onda qualche sera fa su RAI2 all’interno del programma Secondo Canale ritraeva l’ufficio di un’azienda, con i colleghi che tra una pratica e l’altra discorrevano degli argomenti di vita quotidiana come ad esempio le partite di calcio. Quando si parlava di calcio o di argomenti maschili e interveniva la segretaria con una propria opinione, Fracchia faceva la voce grossa asserendo “Signorina… quante volte le devo dire che deve stare zitta perché le donne non capiscono un tubo? Non capiscono né di pallone, né di cose da maschi”. L’intervento chiaramente ironico, metteva in luce una realtà ben più triste nella situazione della donna italiana. Se il ragioniere Fracchia doveva dire certe cose per esigenze di scena, gli uomini spesso non hanno avuto lo stesso “tatto ironico” trasformando la stessa frase, quindi lontano dalle telecamere, in un imperativo stereotipato e cattivo.

La donna non sia arrende, vuole la sua indipendenza e parità. A partire dal ’68 la donna attraverso dei movimenti politi e parapolitici mette in mostra tutta la grinta e la determinazione che è pronta a perseguire per questa causa. Le più grandi vittorie della donna come l’aborto legalizzato, il divorzio e l’eliminazione del delitto d’onore sono per le donne italiane segno di rinascita e quindi di piccole vittorie da cui trarre insegnamenti sulle prossime attività. Ma ancora una volta gli uomini benpensanti condannano queste vittorie a “contentini evanescenti” cercando in ultima analisi a tentar di avere ancora per un po’ le redini della situazione.

Anni del nuovo secolo: la donna è perennemente di corsa, soddisfatta di sé e single. Questo è quello che emerge da un ritratto fugace dei film di maggior successo che hanno come protagoniste le donne. Si sa, la realtà è diversa dalla fantasia, come è diverso anche il rapporto ora esistente tra uomo e donna. Nelle famiglie moderne, non c’è spazio per la diversità di genere, per meglio vivere si deve necessariamente cooperare. Non più solo donne armate di pannolini e pappette, ma anche i papà sono pronti ad aiutare di buon grado le donne. In due secoli le cose sono cambiate fortunatamente, ma ancora bisogna fare affinché la donna non sia più bistrattata. Esistono ancora oggi nell’era della new economy differenze per quanto riguarda il lavoro maschile e femminile. Ad esempio si è ancora molto restii a dare incarichi dirigenziali alle donne, ma è pur vero che uno su mille ce la fa. Paola Marcegaglia ad esempio è un esempio di donna italiana alla guida di uno dei più autorevoli cardini della vita produttiva italiana, ovvero l’Assindustria, e nel resto d’Europa la situazione non è molto differente a quella italiana.

In definitiva la comicità può e deve parlare femminile perché è più divertente ed allietante ma guardare con serietà a presupposti pressapochistici sul gentil sesso è deleterio persino per la nuova organizzazione economica a cui stiamo andando incontro. Le attuali guerre che esistono nel pianeta possono essere viste quasi di buon occhio se commisurate agli aiuti che si possono dare alla popolazione femminile di quei paesi. Certo, chiaramente questa è una forzatura, ma è anche uno degli obiettivi da raggiungere. La democrazia non è fatta solo di voti unanimi, ma è fatta anche di chance per il popolo. Perché quindi non offrire ulteriori possibilità anche alle donne dei paesi non occidentali? naturalmente a condizione che ne venga rispettata la cultura di impianto dei paesi e non forzare equilibri millenari se non vi sono le condizioni. Senza andare troppo lontano, la stessa Italia è ancora stretta nella morsa dell’ipocrisia riguardo al sesso debole, bisogna anche qui tentare la nuova ripresa. In fondo non ci sono solo “donne sole” che aspettano il “telefono che non suona mai”. La rivincita da prendere è anche per loro.

di Angelo Giuliani

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