La “Malafemmena”


malafemminaAmore, sesso e segreti, dietro la canzone di Antonio de Curtis

È stato il retro di un pacchetto di Turmac bianche ad accogliere i primi versi di “Malafemmena”. A scriverle, nel 1951, era Antonio de Curtis, il divo Totò, in una pausa di lavorazione di “Totò terzo uomo”. “Si avisse fatto a n’ato / chello ch’e fatto a mme / st’ommo t’avesse acciso / tu vuò sapé pecché?”.

Così inizia quel giro di note per molti ispirato ad “Amapola” di Joseph La Calle; una sequenza semplice e forte, dove sono le parole a comandare, dove è il racconto, quello che ci sta dietro e quello che si scoprì dopo, a crearne l’effetto.

Lanciata da Mario Abbate al Festival di Piedigrotta, la creazione del Principe fu incisa e portata al successo dal suo “Giacumì”, Giacomo Rondinella, al quale Totò canticchiò per primo quella che definì una “canzone drammatica napoletana”. Già, perchè di dramma si trattava. Il dramma amoroso di un abbandono per molti anni erroneamente associato all’attrice Silvana Pampanini ma in realtà opera della moglie Diana Rogliani che se ne andò di casa, ormai intollerante alle numerose scappatelle dell’attore napoletano. Lascia infatti poco spazio all’interpretazione la dedica “A Diana, la mia Minuzzina” contenuta nel testo depositato presso la SIAE, ma se questo non bastasse, ci ha pensato la figlia Liliana a chiarire ogni dubbio e, secondo quanto si legge nella quarta di copertina del suo “Malafemmena” (Mondadori, 2009), “ristabilire il ruolo che spetta alla madre nella vita di Totò”.

Malafemmena”, la canzone, inizia con un Totò onesto, immeritevole di questa donnaccia che l’ha disonorato agli occhi della società sfuggendo al vincolo matrimoniale. Lui, vittima in lacrime, lei, unica vipera che intossica l’anima, e non il corpo come le altre tante donne, vizi del Totò-playboy. Poi il Principe ferito si svela; “nun pozzo cchiù campà”, non può più vivere, diabetico della dolcezza di quell’angelo ingannevole, suo unico eterno amore, in mezzo a tanti amori-leggeri. “Una coppia che si amò oltre ogni limite” quella di Diana e Totò secondo i racconti della figlia; una verità che nella canzone si ritrova appieno nel momento liberatorio dell’ultima strofa – “Femmena tu si ‘a cchiù bella femmena, te voglio bene e t’odio, nun te pozzo scurdà“.

Un’unione – quella reale e quella cantata – segnata dalla modernità. Moderna non solo per quello che fu un incontro tra un uomo di spettacolo ormai trentenne e una giovane collegiale con la metà dei suoi anni, o per l’epilogo del divorzio bulgaro, ma anche per la storia erotica sottostante che così curiosamente ci svela Lorenza Fruci, giornalista esperta di costume ed eros, nel suo “Malafemmena” (Donzelli, 2009). Una lettura nuova e intima della celebre canzone, un passaggio da storia d’amore a love-story che parla del Totò “appassionato di sederi femminili” che “quando era in tournée portava sempre con sé una vestaglia di donna e un paio di ciabattine con il marabù, nella speranza che qualche sua ospite potesse usufruirne”.

di Silvia Costa

  • Print
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Diggita
  • Diigo
  • eKudos
  • email
  • LinkedIn
  • MySpace
  • PDF
  • RSS
  • viadeo FR
  • Wikio

Gli utenti che hanno letto questo articolo, hanno letto anche ...

Line Break

Author: Redazione (935 Articles)

Redazione

Comments

2 Responses to “La “Malafemmena””

Trackbacks

Check out what others are saying about this post...
  1. diggita.it scrive:

    La “Malafemmena”…

    Amore, sesso e segreti, dietro la canzone di Antonio de Curtis
    È stato il retro di un pacchetto di Turmac bianche ad accogliere i primi versi di “Malafemmena”. A scriverle, nel 1951, era Antonio de Curtis, il divo Totò, in una pausa di lavorazione di “…

  2. www.upnews.it scrive:

    La “Malafemmena”…

    Amore, sesso e segreti, dietro la canzone di Antonio de Curtis
    È stato il retro di un pacchetto di Turmac bianche ad accogliere i primi versi di “Malafemmena”. A scriverle, nel 1951, era Antonio de Curtis, il divo Totò, in una pausa di lavorazione di “…



Speak Your Mind

Tell us what you're thinking...
and oh, if you want a pic to show with your comment, go get a gravatar!