Sanremo 2010. Mengoni, Pupo, il Principe. I Voti di Cultumedia
Anche quest’anno è arrivato Sanremo. Dopo le polemiche, i ritiri, gli abbandoni, finalmente si ascoltano le canzoni. Bonolis e Laurenti hanno dato il via alla kermesse con qualche buona battuta, ma nel complesso, come ampiamente previsto, il programma non ha convinto. Una Clerici strabordante, tirata a lucido come la scenografia e in evidente imbarazzo sui tacchi, ha condotto con molti sorrisi e molti sbadigli una serata lunghissima e piena di momenti vuoti. Mancavano gli acuti e un ospite davvero brillante. Anche un Bigazzi intento a mangiare un gatto in umido o un Morgan “beatificato” da Mamma Rai sarebbero andati bene. Cultumedia ha ascoltato tutti i brani dei big, e può dare i suoi personalissimi voti alle canzoni in gara.
Irene Grandi La cometa di Halley. Un tempo la Grandi si presentava con canzoni divertenti e piene di grinta, come La tua ragazza sempre. Il look molto più glamour e maturo di quest’anno, accompagnato ad una canzone vagamente poetica zuccherosa, non conquista. La giuria l’ha molto votata. Forse ascoltavano ancora la sigla. Voto: 5 e mezzo.
Valerio Scanu Per tutte le volte che. La voce c’è, come sempre. Manca però tutto il resto. Brutta canzone, poca espressività, poca emozione. Assante su Repubblica lo demolisce senza pietà. Una cosa è certa: il confronto fra talent(i) televisivi è per ora tutto a vantaggio di Marco Mengoni. Voto: 5.
Toto Cutugno Aeroplani. L’espressione di Cotugno mentre canta ricorda vagamente quella di uno zombie dei film di Romero. E il suo occhio aperto all’inverosimile ha spaventato molto più che la porta cigolante di Paranormal Activity. Per il resto, la canzone è la solita cotugnata sanremese destinata a durare il tempo di un festival. Poco incisiva. Voto: 4 e mezzo.
Arisa Malamorenò. L’anno scorso, con Sincerità, aveva conquistato tutti al primo ascolto. Questa volta Arisa non riesce nella stessa impresa. Carina l’idea delle coriste “particolari” e il look retrò, ma la canzone non è all’altezza. E il confronto con il passato non aiuta. Voto: 6
Nino D’Angelo e Maria Nazionale Jammo jà. Ritmi etno-partenopei per questa canzone divertente ma non incisiva. Sbagliata la scelta di Maria Nazionale, la cui voce sovrasta nettamente quella di D’Angelo. Una scelta, quella del cantare in napoletano, che ormai sta diventando un insopportabile clichè. Voto: 6 meno meno.
Marco Mengoni Credimi ancora. La canzone è a tratti un po’ ripetitiva e non originalissima, ma voce, grinta e presenza scenica sono davvero notevoli. Per tutta la prima parte del programma è l’unico, vero, sprazzo di luce. Interpretazione molto efficace, brano gestito al meglio. Voce sempre precisa e senza incertezze. Non è il massimo ma c’è tempo per migliorare. Voto: 8 meno.
Simone Cristicchi Meno Male. Meno male lo diciamo noi. E se Carlà se l’è tanto presa per questo brano cavoli suoi. La canzone è fulminante, divertente, interpretata benissimo. Per Cultumedia Cristicchi è già il vincitore morale di questo Festival. Ironia, intelligenza e buona musica possono convincere anche senza il solito, ammorbante, binomio cuore-amore. Voto: 9.
Malika Ayane Ricomincio da qui. Grande delusione. Canzone piatta, già sentita tante, troppe volte. Quando un’artista potrebbe e non riesce la frustrazione è doppia. E si rischia di vanificare il bel lavoro fatto negli anni precedenti. Voto 4 e mezzo.
Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici Italia amore mio. La musica è morta stasera. La musica italiana e la sua dignità. Quando Emanuele Filiberto esalta a passo di danza la sua cultura, spiegando cosa lo rende orgoglioso di essere italiano, un brivido corre forte lungo la schiena. Pupo è un nano nascosto da un pianoforte glitterato, Luca Canonici si impegna per non far crollare la baracca, ma è inutile. Emanuele Filiberto è un colpo difficile da assorbire. Obbrobrio. Voto 2 meno meno.
Enrico Ruggieri La notte delle fate. Ruggieri non delude mai. Magari non è neanche capace di grandi acuti, ma è una sicurezza. Il Medioman di Sanremo per intenderci. Anche quest’anno una canzone con qualche intelligenza e molto di già ascoltato. Interpretazione un po’ fiacca.. Voto: 6 e mezzo.
Sonohra Baby. Le canzoni dei Sonhora andrebbero ascoltate solo in radio. Anche l’anno della loro vittoria, dal vivo, erano stati molto meno incisivi che in studio. Da notare l’effetto “statue di gesso” dei due ragazzi, immobili per tutta la durata della canzone. E i capelli effetto gabbiano schiattato del biondino. Da risentire. Voto: 5.
Povia La verità. Povia è un genio. Come quei piccioni che per mangiare la mollica più grossa finiscono schiacciati da un tir sulla Salerno-Reggio Calabria. Quest’anno, la sua canzone su Eluana Englaro, anche se censurata, fa discutere come al solito di tutto tranne che della musica, robetta di poco conto. Speriamo che il prossimo anno il cantante non decida di deliziarci con i racconti dei clienti del centro dimagrante Sobrino, o dei viados brasiliani che lavorano nei pressi del porto di Genova. Ogni anno, scandalo a parte, nessun rispetto per le persone e per la musica. Da notare il look sobrio e le catene dorate di diversi chili portate al collo. Un piccione in attesa della mollica più grossa. Voto: 1.
Irene Fornaciari feat Nomadi Il mondo piange. Irene Fornaciari ha una bella voce, davvero. Ma, come l’anno scorso, la canzone è davvero brutta,e ripetitiva. Il mondo piange viene ripetuto tante di quelle volte che se ne perde il conto, mentre del resto della canzone non si ricorda nulla o quasi. Con tanto talento e amici importanti, ci si aspetterebbe un risultato molto diverso. Voto: 4 e mezzo.
Noemi Per tutta la vita. Ancora un talento da X-Factor, ancora una sorpresa positiva. Non tutto il testo viene interpretato alla perfezione, non sempre Noemi è presente con convinzione. Ma la canzone è molto piacevole e potrebbe avere un buon riscontro. Performance convincente. Voto: 7.
Fabrizio Moro Non è una canzone. Ritmo allegro e spensierato, testo semplice. Canzone radiofonica, leggera o, come direbbero gli anglosassoni, easy listening. Non vincerà, ma può funzionare molto bene dopo. Fabrizio Moro cerca di fare il ragazzo alternativo e un po’ grunge. Il rischio, però, è che la sua immagine sia molto più falsa e costruita di chi si presenta in giacca e cravatta. Voto: 6 più.
di Marco Meloni
Leggi i voti dell’anno scorso.

Author: Redazione (935 Articles)
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