Lavoro 2.0. Tra sfruttamento e truffe. Rischi ed insidie del lavoro sul web
Ho trascorso un mese a rispondere ad annunci, ad iscrivermi a forum settoriali, a contrattare proposte di lavoro e a confrontarmi con le esperienze di tanti colleghi che tentano questa carriera.
I profili più richiesti sul web sono: l’articolista (redattore o web content), il seo (sem) e il grafico e/o programmatore. Ogni figura professionale ha le sue sfumature e compiti che possono sconfinare anche in altre mansioni: per esempio capita spesso che un articolista deve (compreso nel prezzo) occuparsi dell’attività di inserimento dati (data entry) quando i testi scritti, per essere pubblicati, devono essere inseriti in qualche database redazionale.
Mi racconta Chiara Giordano[1], web designer, «il mio primo lavoro è stato più che altro gavetta visto che venivo pagata 3000€ lordi all’anno. Mi occupavo dell’immagine della società sportiva Lottomatica Virtus Roma. Anche se non mi pagavano molto era sempre il mio primo lavoro e mi hanno dato la possibilità di fare tanta esperienza nella stampa, di venire a contatto con realtà importati. Sicuramente ripeterei l’esperienza. Dopo un anno ho iniziato a lavorare per l’Upter (Università Popolare di Roma) ad un progetto molto interessante. Un portale sull’apprendimento. In quel progetto abbiamo sperimentato davvero tanto, sono stati 3 mesi stupendi, lavorativamente parlando. Sia dal punto di vista del progetto ma soprattutto del team con cui ho collaborato. Inoltre la paga era discretamente buona. Finito il progetto ho continuato a lavorare per loro per la progettazione di altri siti, banner e lavori minori. Purtroppo dopo un pò si è tutto appiattito e non avevo più grandi stimoli, così ho deciso di abbandonare una paga discreta e “sicura” per un’altra avventura. Ebbene, sono proprio nel bel mezzo di un’avventura! La situazione non è affatto delle migliori, la mia condizione non è mai stata chiara. All’inizio mi ero proposta come grafica web ma ben presto sono diventata solo una stagista con rimborso spese. Non ho mai visto un foglio stampato con accordi e firme, non ho mai capito quale fosse la mia posizione. Non esistevano orari, mi trovavo tutti i giorni, sola dalle 8:40 e prima di vedere qualcuno si aspettavano le 11 come minimo, ero anche diventata segretaria centralinista (visto che il telefono squillava ma chi doveva rispondere non era presente). Dopo neanche un mese lo stage è stato interrotto per farmi lavorare come grafica web a tutti gli effetti, ma il mio compenso è rimasto lo stesso: un rimborso che neanche riusciva a coprire le spese della benzina. Ho cercato di tenere duro perché il progetto prometteva bene ma dopo mesi (ormai 6) ancora non è decollato. Da poco più di un mese sono costretta a lavorare da casa perché ho finito tutte le mie risorse monetarie! Intanto ho cercato altri lavori ma nessuno sembra poterti offrire di più di uno stage non retribuito! Gli annunci sono stravecchi, e spesso se scrivi neanche ti rispondono. Ora ho appena lanciato un progetto personale con un altro collega, incrocio le dita!!»
Il lavoro sul web si cerca, oltre che sui convenzionali siti di domande e offerta di lavoro, sui forum specializzati nel campo del web marketing e della comunicazione. L’approccio è abbastanza informale e non sempre è richiesto l’invio del curriculum vitae, spesso ci si accorda via mail o via chat (messanger o skype). I primi annunci che ho selezionato e a cui ho risposto si trovano su uno dei forum (ForumGT)più conosciuti del webmarketing e riguardano proprio la figura professionale dell’articolista:
“Ricerco articolisti per varie categorie. Ogni 35 articoli 10 euro ogni 400 visualizzazioni 2 euro in più”. (pubblicato su forumGT, n.d.r)
Analizzando la proposta lavorativa, un articolo viene pagato 0,35 centesimi con un premio di 2euro ogni 200visitatori che dal proprio pc visualizzano la pagina. Quindi se in un giorno vengono scritti 10 articoli la cifra guadagnata è di 3.50 più il bonus visibilità, se si raggiunge la cifra che fa vincere l’incredibile cifra di 2 euro.
Altri annunci recitano:
“cerco articolisti per argomenti di cellulari, computer, internet, informatica, hacker, trucchi, geek e cose del genere. Mi serve un articolo al giorno di minimo 200 parole e immagine descrittiva. Per info sulla retrubuzione contattatemi via PM (Private Message, n.d.r)”
“Ciao a tutti, per portale su agriturismi sto cercando un articolista sul turismo per recensire itinerari, spunti di viaggio, eventi o particolari località italiane. Si richiede: Massimo 3 articoli settimanali/ Foto per ogni articolo/ Ogni articolo deve contenere minimo 250/300 parole/Articoli originali e MAI copiati/Account Paypal per il pagamento ogni fine mese./Il guadagno per il prime mese è fissato ad 1.50 euro ad articolo./Per candidarsi inviatemi pure un messaggio privato”
Ma quanto tempo ci vuole per scrivere un articolo? Quanti caratteri bisogna conteggiare? A quali fonti attingere?
In generale un buon articolista deve essere originale, sintetico e veloce e gli articoli devono essere scritti seguendo delle regole specifiche per il posizionamento sui motori di ricerca. Scrivere un articolo per il web non è un’operazione che può esaurirsi in 5 minuti di tempo, se si vuole creare un testo con un buon contenuto. Il guadagno è nella quantità e non nella qualità ed è proprio questo che differenzia un articolista da un giornalista. Infatti, un articolista non può definirsi un giornalista e tanto meno un redattore.
Una delle tecniche con cui riscrivere gli articoli per il web è il re-writing cioè prendere dei testi già elaborati e riscriverli utilizzando parole diverse. Per riscrivere al meglio un testo già scritto e trasformarlo in un nuovo pezzo, occorre fare affidamento sulle sole capacità intellettuali, di sintesi e di rielaborazione. Riscrivere i pensieri di qualcun altro senza ricercare fonti e informazioni è una grande prova per un intelletto abituato a conoscere e a ragionare prima di scrivere. Questa tecnica è il cavallo di battaglia utilizzato dai blogger che per “necessità redazionali” devono produrre tanti articoli al giorno (circa 40 per un lavoro a tempo pieno) e inserirli poi nella piattaforma web. Le regole che fanno girare questo sistema sul web sono veicolate dalla pura logica del profitto.
Nel mare delle offerte a basso prezzo si possono trovare annunci che prediligono invece la qualità e non denigrano il lavoro dell’articolista web:
“Cerchiamo articolisti seri a cui piace scrivere e con buona padronanza della lingua italiana per la stesura di articoli/guide su svariati argomenti. […]
Gli argomenti su cui scrivere dovranno essere scelti da una lista fornita dallo Staff.
Ogni articolo dovrà essere composto da 5 paragrafi (320 parole per ogni paragrafo) + breve introduzione iniziale (circa 40-50 parole).
Il contributo spese per ogni articolo è di 9 euro. Pagamenti immediati. Si può scegliere tra due modalità: PostePay o PayPal.
Il contributo spese NON verrà erogato a chi invia articoli copiati sia parzialmente che totalmente da altri siti web o altre fonti.”
Sicuramente in questo caso la paga è migliore e l’articolo viene redatto secondo criteri di qualità, ma occorre precisare che annunci del genere sono rari.
A livello contrattuale nel migliore dei casi quello che viene offerto è un contratto a progetto, che può variare da uno, due o tre mesi.
Il contratto consiste in bel pacchetto di ore forfettarie (calcolate secondo logiche mercantili) durante le quali devono essere scritti e pubblicati un tot di articoli che l’azienda/redazione affida all’articolista. Lavorare per progetti è diventata la prassi e non un’eccezione o uno step iniziale nel percorso lavorativo e professionale. Le modalità di pagamento vengono spesso già indicate negli annunci ed è raro trovare un pagamento immediato… di solito si aspettano minimo 30 giorni dalla data di consegna di tutti gli articoli concordati.
Ancora Chiara ci racconta «Ho sempre lavorato con partita iva quindi emetto la fattura e finisce lì. Ma per quello che vedo intorno a me non esistono contratti, ormai è un eterno lavoro in prova non retribuito per almeno un mese (quando ti va bene). Se sei davvero fortunato riesci ad ottenere un contratto a progetto di 3 mesi […]. Non si capisce mai quali sono i confini di competenza di ognuno. O meglio, non sono mai chiari. Un grafico di punto in bianco deve diventare un writer, redattore e addirittura programmatore, o CENTRALINISTA! mentre qualcun altro si improvvisa art director…e’ tutto troppo improvvisato. Sicuramente esistono centinaia di aziende dove invece è tutto molto organizzato, io sto parlando della mia esperienza recente. […] Se parliamo di opportunità non umilianti, per esperienza personale ultimamente davvero poche e non perché non ci sia lavoro. NON CI SONO I SOLDI!!».
La tecnologia web si è evoluta, siamo passati all’era del 2.0 e presto forse taglieremo il traguardo del web 3. Internet è considerato uno spazio democratico e libero ma questa caratteristica non appartiene al mercato del web lavoro!
Le offerte spesso non hanno un’etica e una serietà, in molti casi gli articolisti rimangono senza compenso…ovvero chi pubblica annunci segue la pratica del ricevi e fuggi.
Ancora Chiara «in fase di colloquio dovrebbe essere tutto già chiaro. Se il lavoro prevede un periodo di prova, aspettare massimo 2 settimane per venire a patti. Più passa il tempo e più è difficile parlare e discutere della situazione».
Oggi anche i forum si sono offerti per intervenire qualora si verifichino delle irregolarità e sempre più si denota l’interesse a pubblicare e a discutere sull’offerta di lavoro a basso costo.
Ci vuole una vera legislazione specifica al riguardo e una regolamentazione professionale precisa e non lasciare che il mercato del web lavoro si assesti da solo. Come è stato scritto in uno degli interventi di una discussione sull’offerta a basso costo sul forumGT:
“Credo che il mercato come istituzione non sia un’entità astratta.
L’economia è un sistema basato su delle regole stabilite dagli individui, è una struttura come direbbe Karl Marx non una sovrastruttura.Questo per dire che il mercato è semplicemente il nome teorico della prassi concreta che fa incontrare aziende (imprenditori in quanto persone fisiche) e lavoratori. […]. Per una buona qualità delle prestazioni (di ogni tipo di lavoro) ci devono essere a monte delle scelte imprenditoriali etiche . Questo manca in Italia.
Il mercato non si sistemerà se le aziende continueranno a nascondersi dietro la crisi. E sebbene una legislazione di base ci sia…manca un controllo sul rispetto delle leggi.
Ora per esempio (è un esempio generico che non vuole essere nè discriminante nè riduttivo): una badante(c’è una legislazione ferrea e precisa oggi al riguardo) prende circa 7euro l’ora… io sono arrivata a prendere molto meno, a lavorare in nero, a produrre articoli come se fossi una macchina che prepara le alette di pollo in un Mac Donald.
Se il web rimane uno spazio democratico è bene parlare di questi argomenti liberamente. Se trovate post su offerte di lavoro indecenti ignoratele, prima o poi si scoraggeranno. Si può sempre scegliere di non accettare di rifiutare di migliorarsi e proporsi a professionisti seri.”
Tutti gli appassionati del web che approdano sulla rete per cercare un impiego, si scontrano con le stesse dinamiche di potere e di sfruttamento presenti in ogni settore del mercato del lavoro.
La creatività, l’originalità e la professionalità di un web lavoratore sono soppiantate dalla produzione industriale e seriale che ha colonizzato le redazioni blog, le testate online e le web agency. «E’ una disciplina che ti permette di sperimentare molto e per questo molto affascinante, bisogna essere sempre aggiornati sulle nuove tendenze e sui nuovi linguaggi per stare al passo. Sicuramente è un mondo, quello del web, che cresce in fretta e dove c’è tanta concorrenza. Un sito internet scade presto, non ha una vita lunga. L’ideale per un’azienda sarebbe addirittura rinnovarlo ogni 6 mesi, ma mi rendo conto che sarebbe molto costoso, con i tempi che corrono poi…
Essere una web designer mi piace perché mi permette di alternare la fase puramente creativa ( quando disegni in photoshop il template di un sito ), alla fase più logico-razionale, ossia quando monti il sito in html css…a quel punto puoi anche stressarti molto per il cross browsing, ma ti senti davvero realizzata quando Internet Explorer visualizza il sito come tutti gli altri browser!!! » dice Chiara.
Insomma… l’unica arma è rifiutare i contratti indecenti e raccontare le proprie esperienze negative facendo una black list delle agenzie poco serie. Accettare esclusivamente solo proposte dignitose è al momento l’unica difesa da adottare.
di Chiara Carbone
Ringrazio Chiara Giordano per la disponibilità a raccontarmi la sua esperienza.
[1] Chiara Giordano classe ‘85, web designer, proviene dallo IED di Roma, specializzata in “Digital and Virtual Design”.

Buon giorno a tutti
io ho fatto la stessa scuola di Chiara Giordano, stesso corso di digital e virtual design ( io IED Roma).
Quello che posso raccontare in base alla mia esperienza è che la cosa migliore è (rischiare di )mettersi in proprio, specializzarsi su un unico settore e crearsi un portfolio piccolo ma buono di clienti.
Lavorare per agenzie o studi significa essere schiavizzati con pochi soldi e con false promesse di crescita:-(
E non credete che le grandi web agency siano le migliori….anzi! contratti a progetto ( se ti va bene) straordinari non pagati, orari di lavoro molto…flessibili.
Per chi decidesse di intraprendere il mestiere di web designer poi, consiglio oramai un’unione delle figure web designer e web developer, in sostanza un programmatore web con conoscenze di grafica seo.
Perchè dico questo: oramai i siti statici ( html+css senza nemmeno includere js) sono preda di chiunque si improvvisi in questo mestiere! programmini gratuiti che permettono a chiunque di sfornare 5 pagine che accontentano il cliente. Non è la norma per fortuna ma sta diventando un’abitudine.
Il web content poi assurdo! sono mod di un forum di settore e quello che mi fa arrabbiare non è tanto il prezzo di chi vuole acquistare un servizio, ma la risposta alta ad un prezzo così basso.
Io credo che però questa storia finirà un giorno ( lo spero) i contenuti sono il vero CORE di un sito web e ci vorranno persone competenti non solo nello scrivere, ma anche nel settore dove si scrive!
Le testate non potranno accontentarsi di web content editor improvvisati ( spero anche questo).
Perdonatemi le chiacchere
)))
Vi saluto
Paolo