Raccolta punti per il permesso di soggiorno


01_03_2010_attualità_raccolta punti per il permesso di soggiorno“Quanti punti hai? Io tutti e 30”

“No, invece io solo 24”

“Mi spiace, ma io resto ed invece tu te ne vai”

Non è un dialogo del surrealismo o un gioco da tavolo, ma una situazione che a breve si proporrà frequentemente (seppure in termini differenti)  tra gli immigrati. È la condizione verso cui sta volgendo la nostra legislazione in materia di sicurezza e immigrazione.

Dopo la patente a punti anche per noi italiani, arriva il permesso di soggiorno a punti per gli stranieri.

E per fortuna che è stato istituito da questo governo il “Ministero per la semplificazione”, sul cui sito si legge: “Semplificare significa introdurre elementi di chiarezza e sistematicità nell’ordinamento, intervenire sulla quantità delle leggi ma anche contribuire alla qualità della regolazione e alla competitività e allo sviluppo del Paese.”

”L’accordo di Integrazione” per gli immigrati, varato dal Ministero del Welfare in accordo con il Ministero degli Interni, è stato presentato il 4 febbraio 2010 e prevede che l’immigrato, per poter essere accettato in Italia, debba avere totalizzato trenta punti. Lo straniero avrà due anni per regolarizzarsi più uno di “bonus”.

I requisiti richiesti per ottenere questi punti sono: la conoscenza della lingua italiana, la conoscenza della Costituzione italiana, la fedina penale pulita, il contratto abitativo in regola, l’iscrizione al servizio sanitario e l’avere i figli regolarmente iscritti a scuola.

Benissimo, nessuno può essere in disaccordo sulla necessità di alcune regole da dare a chi scelga (o non scelga) di vivere nel nostro paese. Eppure quando si prendono decisioni legislative si dovrebbe fare i conti anche con quella che è la reale situazione del luogo in cui si prendono.

Lasciando stare la scontata battuta sul fatto che neanche noi italiani conosciamo la nostra Costituzione e che l’obbligo, ma direi anche volontà, di iscrivere i figli a scuola mal si sposa con le recenti restrizioni Gelmini, vorrei puntare l’attenzione su un punto che può apparire il più banale, ma non lo è.

Il Ministro Maroni sostiene che per far in modo che gli immigrati apprendano la nostra lingua ci sono già le strutture pubbliche adeguate. Da quanto ho avuto modo di apprendere io durante l’intervista a Augusto Venanzetti, responsabile della “Casa dei Diritti Sociali” per l’insegnamento dell’italiano agli immigrati, la situazione  reale è ben diversa e i problemi ben più grandi.

Anche la Caritas ha manifestato la sua perplessità verso quello che da Maroni è definito “un percorso di aiuto all’integrazione”. “Riteniamo giusto – osserva Oliviero Forti, responsabile Caritas per l’Immigrazione – che si prevedano dei percorsi per una buona integrazione, di cui c’è assolutamente bisogno, il che significa mettere a disposizione strumenti e mezzi per l’apprendimento della cultura italiana, della lingua e delle tradizioni. Però – aggiunge – legare tutto questo a una verifica a punti sembra più volto a ostacolare che non ad agevolare il processo di integrazione”.

Una scelta quella del permesso a punti che, purtroppo, sembra non essere discutibile. Infatti il Ministro Maroni ha sottolineato, durante l’incontro del 5 febbraio a Varese, che questa proposta è già legge poiché inserita nel “Pacchetto Sicurezza” presentato l’anno scorso. Quello che manca è solo in decreto attuativo.

Dunque a breve gli immigrati inizieranno  la raccolta punti per il permesso di soggiorno.

di Federica Rondino

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