L’Alice di Tim Burton è il trip che ci si aspetta


alice nel paese delle meraviglie locandinaA volte ritornano. E’ quello che avranno pensato i papponi della Walt Disney, che circa 30 anni fa ebbero a che fare con un personaggio strampalato, giovane e estroverso, “troppo macabro per le nostre produzioni ed anticonformista fino alla nausea”.

Eppure Tim Burton, che studia cinema dell’orrore, disegna favole nere e dirige film di fantasia, è il regista che in questo 2010 rilancia ufficialmente la new wave waltdisneyana confezionando il primo reboot del cinema di animazione con tecnologia 3D. E, dopo Avatar, siamo già alla pietra miliare numero 2 di questo nuovo modo di fare cinema. Alice In Wonderland – Alice Nel Paese Delle Meraviglie 3D esce questa settimana nelle nostre sale e si presenta come un incantesimo per i nipotini di zio Disney.

Cinema digitale, proiezione 3D, Lewis Carroll, Tim Burton: sono gli ingredienti dell’alchimia giusta che, con quel pizzico di polverina dorata che cade sempre dalle bacchette fatate di Hollywood, incanterà il mondo intero con qualcosa di veramente surreale.

Vi sembrerà di stare ad un grande party di Halloween – dichiarò a suo tempo il regista sulle pagine dell’Hollywood Reporter, numero di novembre 2009, “oppure sembrerà che tutte le persone emarginate che a scuola vi facevano storcere il naso per il loro bizzarro modo di conciarsi si siano riunite qui per festeggiare qualcosa di particolare”. Grandi attenzioni, in questi mesi, sono state rivolte non a caso al microcosmo di personaggi dell’Alice di Tim Burton. Una festa in maschera, certo, ma questa Alice qui si presenta come l’affresco solitario di un artista che sogna sul filo del rasoio, tra conformismo e psichedelia delle immagini.

Qualcosa da gustare a bocconi, come un buffet ricco di delizie (visive). Non a caso la Walt Disney, lo scorso mercoledì 27 gennaio, lanciò sul web il progetto Wonderful Wednesdyas, con il quale ogni mercoledì delle settimane precedenti l’uscita in sala del nuovo film di Tim Burton avrebbe rilasciato delle featurettes su Alice Nel Paese Delle Meraviglie. La Regina Di Cuori, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, lo Stregatto, il Brucaliffo, ed ancora il Fante Di Picche, i Gemelli Nanerottoli, le creature, i labirinti ed i palazzi del mondo di Alice sono comparsi in screenshots artistiche ed immagini del making of del film. La nostra redazione ne ha raccolte alcune per voi, dategli un’occhiata:

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Le recensioni in anteprima che sono state redatte in questi giorni concordano su una osservazione: l’Alice di Tim Burton porta in sala qualcosa di nuovo senza sconvolgere la visione made in Walt Disney che il film del 1951 aveva del libro di Lewis Carroll. Effettivamente, il lavoro del regista californiano sembra essere proprio questo: convertire il lungometraggio di animazione, bidimensionale, disegnato, vignettista, in un lungometraggio di cinema digitale, tridimensionale, dipinto al computer, surrealista.

Questo Alice Nel Paese Delle Meraviglie model year 2010, allora, non è ciò che tutti hanno sognato per mesi fosse: una rivisitazione delle pagine di uno degli scrittori più visionari di sempre per conto di uno dei registi più “visivi” di recente.

Tim Burton non si è spostato neanche di una virgola dal primo Alice: il suo contributo in più è stato semplicemente quello di offrire il vento della sua regia al timone del concept originale. Un condimento, appunto. Ma affatto un nuovo piatto. Perché se, come affermava il giornalista Oreste De Fornari a suo tempo, “non si può espungere la filosofia dell’assurdo di Carroll e, insieme, conservarne l’impianto narrativo bislacco che soltanto quella filosofia avrebbe potuto giustificare”, il compito di Tim Burton è stato quello di lavorare sulla radice quadrata del film originale conservandone “l’impianto narrativo bislacco” e giustificando la filosofia Disney con un aggiornamento tecnologico, appunto.

Non a caso, sul numero del 12 febbraio del Los Angeles Times, Linda Wolvertoon, sceneggiatrice di Alice Nel Paese Delle Meraviglie 3D, in una lunga intervista ha dichiarato che il film cerca di mantenersi il più lontano possibile dalle “inespugnabili” trame narrative di Carroll, rendendo omaggio all’immaginario che il mondo ha sulle avventure di Alice, immaginario cotto a puntino dalla ricetta Disney del 1951.

Il film cerca di andare per conti suoi, -- ha dichiarato la Wolvertoon, “è come se Alice tornasse per una seconda volta in Wonderland, nell’inedito scenario confezionato da Tim Burton”. Conclusioni: come potete ascoltare, se masticate un po’ di inglese, in questa preziosissima intervista rilasciata al canale BBC qualche settimana fa, Alice In Wonderland di Tim Burton è un nuovo mondo che nasce dal “trip” risultante dall’incontro tra cinema 3D e grafica renderizzata, un “mix prolifico” che rende inedita e necessaria la visione di questo nuovo gioiello partorito da Hollywood 2.0.

di Alessio Di Lella

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  1. www.upnews.it scrive:

    L’Alice di Tim Burton è il trip che ci si aspetta…

    A volte ritornano. E’ quello che avranno pensato i papponi della Walt Disney, che circa 30 anni fa ebbero a che fare con un personaggio strampalato, giovane e estroverso, “troppo macabro per le nostre produzioni ed anticonformista fino alla nausea”….

  2. diggita.it scrive:

    L’Alice di Tim Burton è il trip che ci si aspetta…

    A volte ritornano. E’ quello che avranno pensato i papponi della Walt Disney, che circa 30 anni fa ebbero a che fare con un personaggio strampalato, giovane e estroverso, “troppo macabro per le nostre produzioni ed anticonformista fino alla nausea”.Epp…



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