Il Tar non riammette la lista Pdl e smonta il decreto del Governo
Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso del Pdl contro l’esclusione della sua lista dalle elezioni regionali a Roma e provincia.
Tutto fermo, dunque, nello scenario che vede il partito di maggioranza relativa fuori dalla competizione elettorale per quel che riguarda la regione Lazio. A niente è servito il decreto interpretativo, cosiddetto “salva liste”, presentato dal Governo. Proprio su questo punto arriva il giudizio più netto del Tar: “nella regione Lazio la materia elettorale è disciplinata dalla legge 2 del 2008”. In poche parole, la disciplina delle competizioni elettorali locali è regolamentata da legge regionale e il Governo non può invadere competenze che non sono sue.
Il decreto, approvato d’urgenza dal Consiglio dei ministri, afferma che per dimostrare di aver presentato le liste basta che i delegati siano entrati nei locali del Tribunale entro l’orario di scadenza (sabato 27 febbraio ore 12), che si poteva sorvolare sulla mancanza di qualche timbro di autenticazione e che le liste potevano essere ripresentate entro lunedì 8 marzo, ma devono essere le stesse redatte per il 27 febbraio.
Questi sono i punti controversi che hanno aperto il dibattito di questi giorni sulla natura del decreto, sulla firma del Presidente Napolitano e sulla validità delle elezioni del 28-29 marzo alla luce delle modifiche apportate a partita in corso.
L’opinione pubblica si è divisa in due tra chi afferma che elezioni senza il maggior partito di Governo sarebbero falsate e chi dice che le regole sono regole e pertanto vanno rispettate. Su questo punto si concentra il fulcro della questione: è vero che ci sarebbe un vuoto di rappresentanza qualora il Pdl non venisse riammesso ma è pur vero che ciò dipenderebbe solo ed esclusivamente dalla negligenza di chi non ha consegnato le liste per tempo e non le ha compilate secondo i regolamenti vigenti.
Proprio sui punti cruciali, è arrivato il giudizio più netto del Tar secondo cui il Governo non può intervenire su una materia di competenza regionale. Inoltre sarebbe inammissibile la ripresentazione della lista lunedì 8 marzo perché il famoso cartone rosso con la documentazione della lista Pdl è passato per troppe mani per avere la certezza che sia rimasto lo stesso del 27 febbraio.
Inequivocabile anche il giudizio riguardo la validità della presentazione della lista grazie al semplice ingresso nei locali del Tribunale, i giudici del Tar hanno infatti concluso che “…non c’è certezza né prova che il delegato del Pdl all’atto della presentazione della lista avesse con sé tutta la documentazione.” Inoltre nel verbale dei carabinieri presenti nell’Ufficio della corte di appello di Roma è scritto che alle ore 12 erano presenti solo 4 delegati di lista tra cui non figurava quello del Pdl.
Il Pdl, secondo quando affermato nel decreto, ha ripresentato ieri le liste e attende la valutazione degli Uffici elettorali.
Le soluzioni prospettate sono due: ammissione della lista secondo le disposizioni del decreto governativo oppure conferma dell’esclusione tenendo conto del giudizio del Tar.
Il problema comunque non sarebbe risolto in nessuno dei due casi: infatti se gli Uffici elettorali dovessero confermare l’esclusione della lista Pdl, è già stato annunciato il ricorso al Consiglio di Stato, mentre se dovessero reintegrare la lista, verrebbe presentato un ricorso al Tar, come annunciato da Giovanni Pesce, legale della lista Bonino – Pannella.
La situazione dunque è ancora ingarbugliata nonostante il giorno del voto si avvicina e un’altra incognita pende su queste elezioni. Il decreto del Governo per essere efficace deve essere convertito in legge dalle Camere; se ciò non avvenisse e le elezioni si tenessero ugualmente alla data prevista, il voto sarebbe nullo.
Ivan Soccio

Author: Redazione Magazine (625 Articles)