Carlos Slim: ritratto dell’uomo più ricco del mondo
In questi
giorni, dopo che la rivista “Forbes Magazine” ha nominato Carlos Slim come uomo più ricco del mondo, molti si saranno immedesimati in Don Abbondio esclamando: “chi era costui ?”
Già l’anno scorso ci si chiedeva se il dominio, comunque altalenante, di Bill Gates in vetta alla classifica dei paperoni mondiali sarebbe continuato a lungo o meno. In tutta risposta, Carlos Slim, magnate messicano delle telecomunicazioni ha messo sul piatto una fortuna personale del valore di 53,5 miliardi di dollari.
E’ lui dunque che “Forbes Magazine” ha nominato miliardario più importante del mondo dedicandogli la prima pagina di questa settimana, mettendolo davanti a veri guru del denaro come il fondatore di Microsoft e il leggendario investitore americano Warren Buffett.
Ma a differenza di Gates, che era stato il numero uno lo scorso anno e Buffett, che deteneva il titolo un anno prima, il nativo messicano Slim non è un personaggio conosciuto negli Stati Uniti, tanto meno nel resto del mondo, e questa mancata notorietà è in parte voluta.
Il primo collaboratore di Slim, Arturo Elias, ha addirittura dichiarato in via confidenziale alla ABC : “E’ la persona con il profilo più basso che abbia mai conosciuto”.
Negli ultimi 15 mesi, tuttavia, il profilo di Slim indubbiamente si è alzato. Nel gennaio 2009 ha investito 250 milioni dollari per sostenere il precario equilibrio finanziario della società che controlla il famoso giornale “New York Times”. Più di recente, si mormorava che Slim stesse cercando di acquistare l’intera società di media a titolo definitivo. Il ben informato Elias ha comunque negato che Slim avesse in programma di farlo, anche se la notizia era stata riportata dal “Wall Street Journal” all’inizio di questo mese.
I benefici fiscali di Slim sulla crescente quotazione del “New York Times” – il suo ingresso in società risale al mese di settembre del 2008 – sono stati significativi. L’investimento era stato programmato sotto forma di buoni fruttiferi che si sono distinti per aver fornito un rendimento relativamente elevato, pari al 14 per cento.
La mossa di Slim non ha portato solo denaro: la fama del quotidiano e la modalità dell’investimento gli ha donato una grossa visibilità tra l’alta società statunitense.
Armand Peschard-Sverdup, un associato senior del “Center for Strategic and International Studies” ha dichiarato: “Questa mossa ha rappresentato il suo debutto ufficiale negli Stati Uniti. Indipendentemente da come il New York Times si posizionerà sul mercato, è un biglietto da visita incredibile”.
Slim ha raccolto gran parte della sua fortuna grazie agli investimenti in Messico, in particolare nel settore delle telecomunicazioni. Nel 1990, ha acquistato e privatizzato la Telmex, che detiene il monopolio della telefonia nazionale.
Il magnate messicano ha in seguito acquisito anche una licenza per telefonia mobile e ora la sua America Movil è diventata una dei colossi latino-americani della comunicazione, con oltre 150 milioni di clienti che vanno dall’Argentina alla Giamaica.
A seguito di questa repentina ascesa, i detrattori di Slim hanno asserito che il suo successo fosse figlio dello sfruttamento di solidi legami con funzionari di alto rango del governo. Questi gli avrebbero garantito campo libero, tagliando fuori le altre compagnie di telecomunicazioni.
Sul blog dell’alta finanaza http://www.247wallst.com/, il “Wall Street blogger” Douglas McIntyre ha scritto “Negli Stati Uniti, sarebbe un bersaglio perfetto per i giornalisti investigativi, curiosi di conoscere le relazioni tra imprenditori e politici, il cui compito sarebbe quello di far rispettare le leggi”.
Già nel 2009 Elias respinse con fermezza le accuse mosse a Slim. Ha ammesso che la Telmex ha ottenuto il monopolio sulle linee terrestri messicane per i primi sei anni dal momento della sua privatizzazione ma questo, ha aggiunto, è un normale accordo.
Il mercato messicano, spiega Elias, era aperto anche alle altre compagnie, ma quelle principali, vale a dire AT&T e MCI, quest’ultima annovera lo stesso Slim come azionista, non sono riuscite a conquistarlo.
Secondo la società d’informazioni commerciali Datamonitor, la Telmex detiene ancora l’80 % delle entrate per la rete fissa in Messico, e comunque, per l’altro 20%, le compagnie minori ne pagheranno la concessione di utilizzo.
Se i metodi Slim sono controversi, il potere e l’influenza che esercita su istituzioni e compagnie sono quasi leggenda.
Sempre Peschard-Sverdup ha detto: “Di solito, almeno nei suoi rapporti d’affari in Messico, non vengono negoziati i termini della transazione, vengono direttamente determinati”.
Elias ha invece dipinto un quadro più morbido delle relazioni d’affari di Slim: “Abbiamo grandi partner in tutto il mondo e non dobbiamo mai essere in conflitto, con nessuno”.
Sergio Rodriguez, direttore della sede messicana di “Fitch Ratings”, l’agenzia di rating impegnata a fornire opinioni sul rischio di credito mondiale, sostiene invece che il successo di Slim è in gran parte frutto della sua lungimiranza negli affari, non solo della sua influenza.
“Si possono avere conoscenze politiche, ma se non sei bravo a gestire il business, l’azienda non otterrà buoni risultati – ha detto Rodriguez e continua – Slim ha un approccio visionario al business, investe in società che lottano per non crollare. In questo contesto, la sua partecipazione nel “New York Times” non è sorprendente. Di solito acquista società in trend negativo e ne prevede una potenziale inversione di tendenza”.
In un’intervista alla “ABC” del 2007 Slim ha raccontato di aver imparato il meccanismo della gestione delle finanze da suo padre, un immigrato libanese. L’anziano Slim aveva insegnato a suo figlio a tenere un registro delle spese affrontate con i suoi 5 pesos di paghetta settimanale. Un libro mastro che Carlos conserva ancora nel suo ufficio.
Le umili origini di Slim trovano ancora eco nel suo stile di vita attuale. Anche se in possesso di una preziosa collezione d’arte, in genere non ostenta la sua ricchezza e non comprende neanche i miliardari che lo fanno.
“E’ come volere un giocattolo, poi un altro giocattolo e così via, questa non è maturità”, ha detto Slim, “Le cose più importanti della vita non sono materiali”.
Slim, ovviamente, iniziò la sua carriera in Messico creando una società di brokeraggio, società che si è poi estesa ai servizi di consulenza alle imprese per diverse tipologie d’investimento: dalla costruzione, alla produzione, alla vendita al dettaglio, alla ristorazione.
Dopo aver concentrato i suoi investimenti in Messico, Slim, ha poi avrebbe messo gli occhi su America Latina e Stati Uniti. Le sue incursioni americane hanno incluso investimenti nell’abbigliamento con la Saks Inc., nella compagnia telefonica MCI e in una società di componenti elettronici, la CompUSA. Se le quote della MCI hanno reso un ottimo profitto non si può dire altrettanto per quelle della CompUSA: “A volte si può anche sbagliare – ha affermato Rodriguez – ma non è stato un totale fallimento”.
Di fallimento non si potrà parlare per quanto riguarda l’investimento nel “New York Times” che comunque nel 2009 ha registrato un modesto ma confortante utile di 19,9 milioni di dollari.
A questo punto non rimarrà che apettare il prossimo anno per vedere se gli investimenti azzardati di Carlos Slim lo porteranno ancora in vetta al mondo finanziario.
di Angelo Scaperrotta

Author: Redazione Magazine (625 Articles)