L’arte contemporanea ha un taglio femminile
“Il passaggio da musa ispiratrice ad autrice conclude un percorso di emancipazione che aveva mantenuto nell’arte una roccaforte del maschilismo più retrivo”.
È con queste parole che, dalle colonne dell’editoriale di febbraio di “Insideart”, Guido Talarico descrive l’affermazione dell’universo femminile sulla scena dell’arte contemporanea, imponendosi all’attenzione del pubblico con iniziative di un certo spessore, ma volte anche dissonanti, come nel caso di “Female cut”, organizzazione che ha firmato la collettiva “Urban female”, allestita a Roma il 13 marzo, al secondo piano dell’ex lanificio Luciani, in via di Pietralata. Quanto mai appropriata la scelta della location, quinta architettonica dal fascino decadente che, nata negli anni sessanta come industria del tessile, oggi si riscopre contenitore per musica, danza ed eventi culturali, e sfrutta il suggestivo contrappunto naturale offerto dal fiume Aniene, su cui affacciano la terrazza e le ampie vetrate. Con un siffatto contesto ben si coniuga la filosofia che ispira “Urban female”, fatta da artiste che nelle loro creazioni propongono scenari post-industriali per trasmettere suggestioni urbane di respiro europeo. Fotografia, pittura, video art, cortometraggi e immancabilmente musica, sono i registri artistici scelti dal gruppo di ragazze che, con sguardo tagliente, hanno catturato segmenti di realtà reinterpretandoli ognuna in un personale racconto della città.
All’ingresso, le istantanee di Eva Pescosolido ci portano in una Berlino innevata, quanto mai poetica e a tratti labirintica, come per benedire l’inizio del percorso espositivo, che si dipana in mille direzioni. Mille come le idee che animano questi talenti “rosa shocking”, che reinterpretano in dimensioni inedite alcuni tra gli elementi apparentemente meno significanti della modernità.
Sabrina Ortolani, ad esempio, nelle sue pitture ad olio e bitume raffigura frammenti urbani che l’occhio del non-osservatore contemporaneo attraversa ogni giorno ma non percepisce: betoniere, tangenziali, carcasse d’auto, turbine ed altre macchine diventano sotto la mano dell’artista simulacri di uno scenario urbano tridimensionale tutt’altro che decadente o inerte, ma vivo per i colori, i volumi definiti che sporgono dai quadri, e le pennellate decise, in una sintesi razionalista priva di retorica. Non casuale la collocazione: la parete che fa da fondo alle opere infatti è tinteggiata in sfumature tonali simili a quelle dei quadri, al punto che i soggetti sembrano stagliarsi autonomamente da essa, come se emergessero dall’amalgama indistinto che è la realtà retrostante.
Vengono dal futuro invece, le rielaborazioni fotografiche di Barbara Nati, visionarie composizioni raggruppate nella serie “Le nebbie di Avalon”: l’artista stravolge monumenti noti come Castel del Monte in figure robotiche, rivestendole di ponteggi, tubi e scale metalliche, quasi a creare tetri mostri industriali avvolti nei vapori. Si torna al realismo con le polaroid romane di Silvia Gentili, abile nell’alternare natura, patrimonio artistico e simboli post-industriali in modo da offrire una piccola ma fedele summa della Città Eterna, per poi lasciarsi incuriosire dai light box di Viola Pantano, intitolati “Andirivieni”. Le sei scene esposte appaiono a prima vista realistiche, ma poi svelano fantasiosi abbinamenti, in cui tuttavia le metafore non mancano, in un dialogo fatto di rimandi tra paesaggi naturali e oggetti urbanizzanti, come il denaro o l’esplosione di palloni da volley, il tutto pervaso da magnetica energia fanciullesca che rende l’opera un’interessante finestra sulla propria immaginazione.
Con lo spaccato presentato da “Female cut” l’arte al femminile sembra cogliere il cambiamento sociale con occhio lucido, creativo, e altamente innovativo, allargando la sfida del contemporaneo su più fronti. Tuttavia dall’esordio al successo la strada non è né breve né in discesa, staremo a vedere se le “guerriere del lanificio“ si faranno trovare preparate come sembrano.
di Irenella Sardone





Ottimo articolo.
Raffinato e colto.
Iniziativa meritevole sia sul paino artistico che sociale.
c’ero anch’io e mi sono molto divertita! la mostra è particolare, andrebbe riproposta in altre sedi. complimenti per l’articolo. ciao