Politici “multi-cariche”: é legittimo?
Deputato a Roma, consigliere provinciale a Cosenza, consigliere comunale a Corigliano Calabro. Questa é solo un’ipotesi, che però nella realtà é tutt’altro che astratta. Infatti viene considerato come normalità, per un politico, accumulare più cariche. Così ci si ritrova personaggi che ricoprono contemporaneamene quattro, o cinque cariche istituzionali. E tutto questo senza tenere in conto le attività private: consulente di una società, direttore generale di una Spa, o presidente di un consiglio di amministrazione.
Questo fenomeno é riscontrato, oltre che a livello politico, anche a livello economico. Sono numerosi gli studi sul cosiddetto “interlocking directorate”, cioè sulle relazioni tra i vari consiglieri di amministrazione di diverse società quotate in borsa. Famoso, in rete, lo studio della società di consulenza informatica Casaleggio e associati, la cosidetta “mappa del potere”, che mostra la situazione dei principali CDA italiani. Il dato che viene fuori da questi studi é di consiglieri che occupano più cariche, anche in società concorrenti tra di loro. Ciò va ad influenzare fortemente uno dei capisaldi del mercato, cioè la libera competizione.
Ma, se si può obbiettare che nel privato domini la libera iniziativa e quindi ognuno possa gestire le cariche come vuole (basta che raggiunga i risultati), nel pubblico non dovrebbe essere così. Infatti é difficilmente comprensibile come si possano gestire contemporaneamente più cariche, anche perché la complessità non é quella di un’azienda: le problematiche, sia interne che esterne, sono infinitament superiori. Gestire un ministero e contemporaneamente una giunta comunale é difficile, anche se ci si circonda da ottimi collaboratori. Più cariche potranno anche corrispondere a più potere, però di certo non corrisponderanno a più efficienza. Inoltre, non sono rari gli esempi in cui il proprio ruolo da politico va a sconfinare nell’economia, come casi di politici che sono amministratori delegati in società a capitale pubblico e, magari, si trovano nel doppio ruolo di partecipare ad un appalto e dettare le regole per il medesimo. Comunque, questa é una situazione trasversale a tutti i partiti. Lo rivela l’ultima analisi della Giunta delle elezioni, che ha esaminato 123 casi di doppia-tripla poltrona (e relativo doppio-triplo stipendio) e votato la compatibilità con il “mandato” al Governo. Provengono da tutte le fazioni politiche: ci sono Sandro Biasotti e Pietro Laffranco del Pdl, ci sono Antonio Cuomo e Luciano Pizzetti del Pd, ci sono Giovanni Paladini dell’Idv, Francesca Martini della Lega nord e Giorgio Oppi dell’Udc.
Ma la legge cosa prevede? L’art. 62 del d.lg. n. 267 del 2000 (“Testo Unico degli Enti Locali”) prevede l’incompatibilità tra la carica di sindaco, o presidente di provincia, e quella di deputato o senatore. Più precisamente, si prescrive l’“automatica decadenza” dalla carica di Presidente della Provincia, o di Sindaco (di un Comune con una popolazione superiore a 20 mila abitanti), nel caso di accettazione della candidatura a deputato, o senatore. Gli art. 1 e 2 della legge n. 60 del 1953 (sulle “incompatibilità parlamentari”), inoltre, prevedono il “divieto di doppi incarichi” per i parlamentari. In particolare, si introduce il divieto di ricoprire cariche:
- in enti pubblici o privati (per nomina o designazione del Governo, o di organi dell’Amministrazione dello Stato);
- in associazioni, o enti, che gestiscano servizi per conto dello Stato, o della Pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria.
Lo scopo é quello di evitare potenziali conflitti d’interesse, ossia l’abuso del proprio incarico, al fine esclusivo di condizionare il voto di un pubblico vasto per un proprio tornaconto elettorale. Tutto ciò, senza contare il “divieto di cumulo delle indennità”, disciplinato dall’art. 3 della legge n. 1261 del 1965 (sul “trattamento economico dei parlamentari”), costantemente aggirato.
Il problema sta nel fatto che, mentre l’attuale legislazione obbliga ogni sindaco o presidente di provincia, intenzionato a candidarsi alle elezioni politiche, a dimettersi dal proprio incarico di amministratore locale, la legge non vieta espressamente il contrario, ossia ad un parlamentare in carica di candidarsi alle elezioni locali. Nel corso della prima Repubblica tale anomala eccezione non si è posta, vista la consuetudine politica di considerare comunque incompatibili le due cariche. Nel corso della legislatura Berlusconi del 2001/2006, invece, la maggioranza politica di centrodestra (con l’avallo “complice” dell’opposizione) ha deciso di stravolgere questa prassi consolidata riconoscendo il diritto di ogni parlamentare, di candidarsi a sindaco (o presidente di provincia) e di mantenere, contestualmente, il proprio incarico da parlamentare! Questo quanto ha stabilito per la prima volta nel 2002 la Giunta delle elezioni della Camera dei Deputati, in relazione al caso di Diego Cammarata, onorevole di Forza Italia dal 2001 al 2006 e, al contempo, sindaco di Palermo. Pertanto, ciò che una volta era l’eccezione, ora é diventato regola. Nonostante ci siano dei sentori di questo malcostume da più parti, come le affermazioni di Fini di qualche mese fa, ormai questa prassi é inarrestabile. Ad esempio l’attuale Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, assurto a paladino dell’efficienza politico-amministrativa, non si é fatto nessun problema a candidarsi come sindaco di Venezia. Non si riesce a capire come potrà svolgere, oltre al ruolo di ministro e di parlamentare, anche quello di sindaco.
La sensazione é che ci sarà bisogno di una maggiore rigidità nell’applicare queste regole, già esistenti, anche alla luce di due fattori:
- per rispetto delle leggi comuni, perché ciò che ad un comune cittadino é vietato, cioè l’accumulo di impieghi pubblici, non é giusto che non venga vietato a chi raggiunge il potere;
- per l’attuale momento economico, perché in questo periodo di forte crisi economica, che ancora non sembra migliorare, é fondamentale che, chi deve amministrare lo Stato, sia concentrato sulla gestione delle proprie mansioni e non si faccia distrarre dalle “ubriacature” di potere.
di Mariano Belmonte

Author: Redazione Magazine (625 Articles)