Meno male che c’è il Grand Hotel Cristicchi


GrandHotelCristicchiChi scrive quest’articolo è spesso annoiato dall’arretratezza , dalla banalità e dalla polvere intellettuale della musica italiana contemporanea. Ma la musica è imprevedibile, alle volte il Tom Tom pop va in tilt e ti guida ad un hotel tragicomico dove il portiere è un ironico cantautore romano che ancora ci regala musica che pensa prima di suonare.

Questo è il “Grand Hotel Cristicchi”, terzo album realizzato in tre anni e scritto per lo più nelle camere d’albergo durante i tour musicali e teatrali.

In questo nuovo progetto ritroviamo le diverse anime dell’artista capitolino, che si snodano su binari che deragliano dalla tipica musica cantautoriale italiana per  arrivare in strade decisamente rock con aspirazioni punk.
Il disco è la promessa realizzata dalla maturità ormai raggiunta da quest’ironico capellone. Ogni brano è un micro mondo con tanto di dedica, come “Meno male” il primo singolo presentato a Sanremo. Al primo ascolto potrebbe sembrare un tormentone nonsense, ma al secondo sorprende e sorprende ancor di più la dedica del brano a Piero Ricca e Marco Travaglio. Continuando possiamo ascoltare “Il pesce amareggiato” dedicato a Green Peace, “L’ultimo valzer” dedicato alla terza età, “Tombino” dedicato ai bambini di Bucarest che vivono nelle fogne, “Meteore” che critica i talent show (anche se poi l’artista non disdegna l’ospitata da “Amici”) o “Volemo le bambole”, col coro dei minatori di Santa Fiora  che parla di veline e ministre siliconate.

Il brano che ha fatto discutere e continuerà a farlo  è “Genova brucia”, in cui il direttore d’albergo per famiglie diventa silente per mostrare la parte più polemica e politica di Cristicchi. La canzone è dedicata a Carlo Giuliani e ripercorre il G8 di Genova raccontato dalle parole e i gesti di un poliziotto fascista che come suoneria del cellulare ha la tristemente nota “ Faccetta nera”. Su questo brano sono già piovute le critiche di chi vorrebbe sentire Cristicchi cantare solo come Biagio Antonacci, ma il ragazzo è cresciuto ed adesso affronta con una punta di cattiveria le contraddizioni della penisola senza rinunciare a quel sarcasmo che lo ha reso celebre.

In conclusione quest’album non annoia, non genera sonnolenza, non fa uso di sinth elettronici ed ha quella ricercatezza di temi e parole che ricordano più uno scrittore di rap che uno da festival dei fiori. Se questa è la nuova generazione, abbiamo ancora qualche speranza che la musica italiana possa ancora comunicare emozioni e rezioni pur non scadendo nel semplice populismo.

Dal 9 aprile partirà da Milano il tour 2010 vi consiglio di affrettarvi e prenotare una stanza al “Grand Hotel”.

Giovanni Piccione

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  1. www.upnews.it scrive:

    Meno male che c’è il Grand Hotel Cristicchi…

    Chi scrive quest’articolo è spesso annoiato dall’arretratezza , dalla banalità e dalla polvere intellettuale della musica italiana contemporanea. Ma la musica è imprevedibile, alle volte il Tom Tom pop va in tilt e ti guida ad un hotel tragicomico dove…

  2. diggita.it scrive:

    Meno male che c’è il Grand Hotel Cristicchi…

    Chi scrive quest’articolo è spesso annoiato dall’arretratezza , dalla banalità e dalla polvere intellettuale della musica italiana contemporanea. Ma la musica è imprevedibile, alle volte il Tom Tom pop va in tilt e ti guida ad un hotel tragicomico dove…



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