Arundhaty Roy e i paradossi dell’India
Le sue mille sfumature, le sue storie incantatrici, quelle strade interminabili di spezie e disordine affascinante. E’ l’India del mistero, è il mondo di Brahma e Vishnu che si contendono l’Universo, di elefanti e vacche sacre e di sick dai mille coltelli. Miseria e lusso che convivono, si intrecciano fino a confondersi sullo stesso marciapiede, che camminano vicini, in silenzio, con quella discrezione che li contraddistingue.
E’ l’India generosa, aperta a tutti, carica di una storia sanguinosa e vittima di sottomissioni epocali. Ma dietro la tenda, nelle pieghe più intime del suo tessuto sociale, l’autrice del “Il Dio delle piccole cose”, Arundhaty Roy, racconta un’altra storia, lontanissima dall’ideologia democratica, dai digiuni per la pace, da quel sentimento di estrema tolleranza che rapisce lo straniero e lo trattiene a mezz’aria. In “Quando arrivano le cavallette”, Arundhaty Roy non intraprende viaggi nella jungla, non ci concede di soggiornare nei vortici del misticismo.
La sua penna è quella di una reporter agguerrita che fa luce sui grandi paradossi del suo paese. Quelle contraddizioni sconvolgenti che si accavallano, come il ricco ed il povero, nella corsa sfrenata alla modernizzazione.
Un viaggio a ritroso, che racconta come i principi pioneristici del Mahatma correvano con i matrimoni combinati infantili, con l’articolato sistema delle caste, di cui l’India ancora oggi ne è testimone. La teoria del Satyagraha, la resistenza all’oppressione e la lotta per l’indipendenza si intrecciano con la divergenza di religioni.
Ma nei suoi saggi insiste, in profondità, a presentare il mondo moderno, quello degli ultimi quarant’anni. Parla di un fondamentalismo indù radicato tra i vertici politici, odio profondo per l’altro, il diverso, il mussulmano, il cristiano. Dietro i grattacieli infiniti e le prove inconfutabili di uno slancio verso la globalizzazione, si ramifica una rete articolata di razzismo feroce. Organizzazioni extraparlamentari, la RSS nel 1925, e la BJP dal 1980, perseguono, torturano, con la tacita complicità delle classi dirigenti politiche.
I pogrom antimusulmani che nel 1992 distruggono la Babri Masjid, la moschea che ad Ayodhiya si ereggeva dal 500’, corrompono magistrati, comprano le parole dei giornalisti, che diramano messaggi incendiari contro la comunità islamica, alzando la soglia di tensione al massimo. Sino ad arrivare al 2008, anno di tristi bilanci, di ripetuti attacchi terroristici attribuiti ai Mujahedin indiani; ma anche qui, la giornalista è critica, scettica e poco convinta. Accompagna l’intolleranza religiosa uno scenario brutale, quello delle violenze e degli stupri sulle donne. Donne senza sari, colpevoli di indossare jeans e maglietta vengono spogliate di ogni pudore.
Oggi l’India apre le porte anche a Facebook, inserendo un ufficio ad Hyderabad, uno dei poli informatici del paese. Sembra pronta a tutto quindi, pur di stare al passo con i tempi. Ma le sue contraddizioni, come lo insinua seriamente Roy, rischiano di inghiottire la strada verso quella democrazia per cui un uomo, tempo addietro, ha fatto storia.
di Nicoletta Renzetti

Author: Redazione Magazine (625 Articles)
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