“C’è silenzio lassù” di Gerbrand Bakker
Siamo in Olanda. E’ inverno. Helmer è un uomo di mezza età e si muove in una cucina deserta. Compie gesti meccanici, ogni giorno gli stessi, ed è in questa ripetizione che si consuma un dramma antico e mai risolto.
Si alza presto la mattina, munge le vacche nella stalla, controlla le pecore, fa pascolare gli asini, si cucina un pasto frugale e si prende cura del vecchio padre orami infermo, un uomo burbero e violento con il quale da anni ha interrotto i rapporti.
L’ha relegato in soffitta in attesa che finisca i suoi giorni: lo lava, gli porta qualcosa da mangiare, ma raramente gli parla e si guarda bene dal soddisfare le sue richieste. Ha riempito la sua stanza di tutti gli oggetti che gli sono appartenuti, quasi a voler congelare il suo mondo; isolarlo; per renderlo innocuo, nella speranza di riprendersi quella vita a cui ha dovuto rinunciare così tanti anni prima e di cui rimane traccia soltanto in un armadio pieno di poesie.
Tutt’attorno a loro c’è la natura, una presenza forte e costante, una natura amica che tuttavia non manca di mostrare all’occorrenza il suo lato più sinistro e crudele e che in ogni momento diventa specchio dell’animo di chi la osserva e lentamente svela tutti i segreti che questo vorrebbe fagocitare. Ed ecco allora che tra le sue ombre scorgiamo il volto di una donna giovane, un’auto che corre veloce verso il suo destino tragico e un ciuffo di capelli maschili che ondeggiano nell’acqua come alghe. I capelli di un morto.
“C’è silenzio lassù” (Edizioni Iperborea, 17 euro) è un romanzo estremamente raffinato, che indaga nel profondo delle dinamiche psichiche che si instaurano in seno al nucleo familiare con una leggerezza inaudita, con una grazia che mette il lettore nella posizione di scoprirle lentamente, di assimilarle ad una ad una per ricomporre così finalmente il puzzle di un’esistenza drammatica e segnata dalla castrazione e dal dolore che tuttavia attraverso la relazione umana trova il coraggio di scavare a fondo, imboccando la via della riconciliazione.
Per raccontare la sua storia l’autore sceglie uno stile piano e forse per questo dotato di una qualità fotografica elevatissima, che gli permette di riuscire a fare con le parole una cosa quasi impossibile come raccontare il silenzio.
Un piccolo capolavoro che si concede piano e ingrana lentamente. Per apprezzarlo a fondo è necessario che modifichiamo l’andatura, e che ci concediamo il gusto dell’osservazione dei dettagli minuti, ma soprattutto che accettiamo le regole del gioco, di scoprirci anche noi pezzo dopo pezzo, di spalancare le ante dei nostri armadi per non dimenticarci chi siamo stati.
Francesca Garatti

Author: Redazione Magazine (625 Articles)