Regionali 2010: tra la valanga verde-azzurra e il non voto


elezioniValanga verde-azzurra. Se le elezioni di medio-termine di norma favoriscono le opposizioni (vedi la batosta inflitta all’Ump di Sarkozy dalla sinistra francese o la probabile sberla che riceverà  la Merkel alle regionali di maggio, dove i partiti di coalizione del governo tedesco -Cdu-Csu, Fdp- sprofondano al 40% nei sondaggi, il livello più basso mai registrato dall’inizio del 2000), in Italia non è andata così.

L’inchiesta di Trani, l’affaire Lazio e il pasticcio liste, le proteste contro l’informazione imbavagliata non hanno quasi scalfito la supremazia elettorale del centro-destra.

Vero è che i vincitori di questa tornata sono stati i partiti identitari (Lega da un lato e Idv dall’altro) ma soprattuto l’astensionismo.

Un italiano su tre non vota più, e questo è un dato da analizzare secondo una doppia chiave di lettura: preoccupante, perché il non esercizio del diritto di voto è sintomo di un malessere endogeno, se è vero che lo stato di salute di una  democrazia si misura dalla partecipazione.

Dall’altro lato è spia di una chiara disaffezione non necessariamente indifferente, ma che potrebbe preludere alla volontà di rinnovamento che, per ora, però, non trova sbocchi politici.

Se confrontiamo i dati sulla partcipazione al voto degli ultimi anni, la stima è lampante: alle politiche del 2008 hanno votato l’80,5% degli italiani, alle europee del 2009 il 65,1%, alle regionali del 2005 il 72 %, alle regionali del 2010 il 64,2%, segnando un calo del 16,3% in due anni.

La mappa del potere è così distribuita: Piemonte (con il leghista Cota al 47,8% delle preferenze ), Lombardia (con il ciellino Formigoni al 56,4), Veneto (con il bossiano Zaia al 60%), Lazio (con la candidata finiana Polverini affermastisi per un soffio con il 50,6%), Campania (con il candidato Pdl Caldoro al 54,2&) e Calabria ( con la vittoria schiacciante di Scopelliti al 56,3%) sono andate al centro-destra.

Al centro-sinistra rimangono le roccaforti rosse: la Toscana (con l’affermazione di Enrico Rossi al 59,3%), l’ Umbria (con l’unica altra presidente donna, Catiuscia Marini al 57,4%), le Marche (con Gian Mario Spacca forte del 52,1 delle preferenze), la Basilicata (che ha visto l’affermazione imponente di Vito De Filippo al 60,1% contro il 27, 6% dello sfidante Pagliuca), la Liguria (dove ha funzionato l’alleanza con l’Udc per Claudio Burlando, 52,3%), la Puglia (caso sui generis, prima con la vittoria alle primarie di Vendola contro l’establishment d’alemiano,  poi con l’affermazione contro lo sfidante pidiellino Rocco  Palese, grazie al 48,9% dei voti).

Il centro destra ora governa 42 milioni d’italiani, non può più accampare scuse sull’impossibilità a fare le riforme.

Per il centro-sinistra inizia la lunga notte delle riflessioni, per capire dove indirizzare la barra delle alleanze (Udc sì o no? Idv? O anche i grillini del Movimento a cinque stelle?) e come costruire un’alternativa forte e credibile.

Se i cantori del declino del berlusconismo s’illudevano, le regionali hanno dato l’ennesima conferma: il peso politico del Premier c’è ed è ancora forte, nonostante l’avanzata imponente della Lega.

Un problema non da poco per alleati  ”divergenti ” (v. Fini) e  per gli stessi berlusconiani.

di Paolo Giunta

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