Lega ed Idv, le regioni scelgono il voto di protesta
Le elezioni regionali del 28-29 marzo hanno confermato l’ampio consenso alla coalizione di centro destra che, però, è sempre più Lega-dipendente. Il dato che salta più all’occhio è, ancora una volta, il voto di protesta che cresce sempre di più. I maggiori beneficiari sono la Lega da un lato, l’Idv dall’altro.
Un campanello d’allarme per il Pd che conferma solo le roccaforti storiche: Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche oltre a Basilicata e Liguria. L’alleanza con l’Udc non piace più di tanto agli elettori del centro sinistra e il dato è confermato dalla vittoria di Vendola in Puglia che dovrebbe far riflettere il partito di Bersani su quale debba essere la linea da seguire nel prossimo futuro. Non più alleanze e candidature imposte dall’alto ma confronto e discussione con le realtà locali che chiedono sempre più a gran voce partecipazione per non doversi ridurre alla sola legittimazione col voto di decisioni prese altrove.
Cresce il voto all’Idv e diminuisce ancora il consenso al Pd, gli elettori sempre più preoccupati dal silenzio dei leader nazionali su tutte le vicende che tormentano la democrazia italiana, preferiscono scegliere l’opposizione senza mezzi termini del partito di Di Pietro. L’Italia dei valori continua il suo magic moment aumentando i consensi nazionali rispetto sia alle regionali del 2005 che alle politiche del 2008.
Antonio Di Pietro ha già chiaro il percorso che il centro sinistra dovrà prendere da qui in avanti e elargisce consigli soprattutto al Pd. “Adesso – esordisce il leader Idv – dobbiamo confrontarci sulle cose da fare per creare un’alternativa al governo Berlusconi. Il Pd ha perso molto tempo a flirtare con l’Udc, ora deve tornare a un matrimonio con una moglie ostica che sa usare il mattarello”. Non manca un consiglio a Bersani, il quale, secondo Di Pietro, “deve occuparsi in prima persona di alcune situazioni regionali del partito e limitare il potere dei notabili locali”.
Esaltante il risultato ottenuto dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo che arriva all’apice in Emilia Romagna attestandosi al 7%. Gli amici di Grillo hanno ottenuto un buon risultato in tutte le regioni dove erano presenti le loro liste: 2,3% in Lombardia, 2,6% in Piemonte, 7% in Emilia Romagna, 1,6% in Campania e 3,4% in Piemonte. Proprio quest’ultima percentuale ha mandato su tutte le furie l’establishment del Pd che ha dato la colpa al Movimento 5 stelle per la sconfitta della Bresso contro il leghista Cota per la carica di governatore del Piemonte.
Il Pd dimostra di non saper più ascoltare la protesta e l’insoddisfazione della gente dando la colpa di una propria debacle a un movimento che non ha una struttura partitica ed è formato da semplici cittadini stufi del modo dominante di fare politica che ha ottenuto questi consensi solo grazie alle idee messe in campo.
Il centro destra può rallegrarsi di questa situazione avendo vinto facile, come previsto, in Lombardia e Veneto, conquistando la Campania e la Calabria e imponendosi sul filo di lana nelle consultazioni più incerte nel Lazio e in Piemonte. Ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti il Pdl deve guardarsi le spalle dal fenomeno Lega che continua la sua avanzata al nord e inizia a mettere germogli anche più a sud, raggiungendo il 7% in Toscana. Il Carroccio vola anche nella rossa Emilia Romagna, dove ottiene un incredibile 14%.
Questa tornata elettorale metterà a dura prova gli equilibri governativi nonostante la vittoria del centro destra. La Lega sarà molto più pressante sul tavolo delle trattative e Bossi lancia già il suo primo segnale, “il prossimo sindaco di Milano lo decidiamo noi, intanto ci metto il mio nome, poi deciderà il consiglio federale”. Le pretese della Lega non si fermano qui e il leader lombardo continua, “adesso avanti con il federalismo, la gente vuole il federalismo a qualsiasi costo. Una volta dicevano che la Lega voleva il federalismo per distruggere lo Stato. Non è così, la gente vuole il federalismo e noi lo faremo subito, con Berlusconi troviamo sempre l’accordo sul federalismo”. Gli alleati sono avvisati. C’è una stoccata indiretta anche al presidente della Camera Fini, parlando di riforma della giustizia, il Senatur si lascia sfuggire questa battuta illuminante, “Io sono l’arbitro della situazione”. La marea verde si ingrossa sempre di più soprattutto al nord e puntualmente arriva la stoccata anche al centro sinistra, “Al nord la sinistra non esiste più – continua Bossi – e ci sarà pure un motivo se gli operai non la votano più”.
L’Italia che si risveglia da queste elezioni regionali vede rafforzata la compagine di governo che ora, però, non ha più scusanti sulla via delle riforme e del buon governo soprattutto nei confronti delle realtà locali. L’altra faccia della medaglia vede però premiati i movimenti di protesta dura e pura, Lega, Idv, Movimento 5 stelle. Se Berlusconi questa cosa l’ha capita da tempo, stringendo un patto di ferro con Bossi, il Pd tende a rintanarsi in se stesso e ad accusare i movimenti che vogliono fare reale opposizione venendo puntualmente smentiti dal voto popolare. La cosa è ancor più grave se si era persino messo da parte il fenomeno Vendola che ha sconfitto prima il correntismo di D’Alema e le decisioni prese dall’alto e poi il candidato Palese del centro destra, confermandosi governatore della Puglia. Scommettiamo che adesso un pensierino alla leadership nazionale la sta facendo, sempre che dal Pd abbiano imparato la lezione.
Ivan Soccio

Author: Redazione Magazine (625 Articles)