Criminalità e social network: l’F.B.I. si mobilita
E’ di questi giorni la notizia dell’arresto che ha come sfondo il più famoso social network al mondo e il malavitoso Pasquale Manfredi, di 33 anni, affiliato alla cosca dei Nicosia. Quest’ultimo infatti è stato arrestato dalla squadra mobile di Crotone a Isola Capo Rizzuto. A essergli fatale è stata la sua passione per Facebook: attraverso il nickname ‘Scarface’, era solito navigare nel network sia per “lavoro” che per passione. Una volta dotatosi di chiavetta per la connessione a internet è stato facile per la polizia localizzarlo e fermarlo.
Questo non è il primo arresto avvenuto a causa del popolare network. Ricordiamo quello avvenuto in Messico nel settembre 2009 quando un ricettatore, già in cella, smerciava la refurtiva grazie ai contatti su Facebook. Più recentemente, il caso da manuale dell’ingenuità avvenuto in Pennsylvania la settimana scorsa dove il sig. Jonathan Parker, durante il furto in una villetta, si è fermato a consultare il suo account.
Alla base di tutte queste vicende il filo conduttore è il medesimo: i social network possono essere, per i malavitosi, una nuova occasione per unire l’utile al dilettevole. Evidentemente la fitta e infinita rete di account esistenti per ogni network fornisce un’ottimo scudo di anonimato nei confronti della legalità. Il principio è molto semplice: siccome per nessun account è richiesto un certificato d’identificazione, chiunque può impersonare chiunque, indicare un luogo di appartenenza diverso dal proprio e persino professarsi di sesso opposto. A questo punto per le forze dell’ordine adibite al controllo delle attività malavitose sui social network, in assenza di indizi precisi, diventa quasi impossibile trovare una traccia concreta da seguire.
Su questo punto, negli States, l’F.B.I. ha da poco iniziato una battaglia. E’ stata creata una task force di agenti che si infiltrano nella rete sotto falso nome e a seguito di ogni delinquente smascherato, a catena, cercano di battere la lista delle amicizie per trovarne altri e così via. E’ qui tuttavia che la giurisprudenza entra in gioco: secondo la normativa, non è legale inserire nei social network dati personali che non siano veritieri. Inoltre, secondo un documento presentato al Dipartimento di Giustizia dalla Electronic Frontier Foundation, a differenza delle intercettazioni dei file peer to peer, per incastrare gli scambisti di materiale pedopornografico, quando si indaga su di un profilo personale di Facebook o Myspace si vanno a ledere informazioni personali.
Attualmente Facebook già collabora con le attività governative, se in presenza di mandato, per dar modo di verificare i profili dei sospettati attraverso la verifica di foto, cambi di stato o addirittura alibi. Un esempio lampante dell’utilità dei social network nella cattura dei malavotosi è avvenuta proprio negli U.S.A., su Facebook, per un caso di frode bancaria. Il consulente finanziario Maxi Sopo era scappato da Seattle con un bel bottino e per questo l’F.B.I. ha attivato la procedura di controllo sul suo account Facebook. Nel rispetto della legge non ha violato la sua privacy accedendo a dati sensibili, rischiando così di vanificare tutto, ma si è rivolta agli amici presenti nella sua lista pubblica. Attraverso la collaborazione fornita da uno di questi ‘pseudo-amici’, Sopo è caduto nella trappola e grazie ad uno scambio di messaggi riguardanti il suo attuale stile di vita è stata scoperta la sua nuova residenza in Messico.
A questo punto resterà da vedere fino a che livello la legge tollererà le investigazioni in tal senso. Questo sarà valido negli States, come in Italia e in tutti i paesi del mondo. Vale la pena ricordare, tornando al nostro paese, che in Facebook i mafiosi e affini sembrano essere relativamente ben considerati. Attualemente la pagina di uno dei più grandi boss contemporanei, Totò Riina, conta più di 2.800 fans, a seguire Bernardo Provenzano che ne conta circa 600. Forse, questo inconsciamente galvanizza molti piccoli malavitosi che, non consci di quanto la rete può minare il loro anonimato, si affacciano, fortunatamente, ai social network con molta leggerezza.
In chiusura è rincuorante segnalare che, in risposta ai fans club dei boss, la pagina ‘Fuori la mafia da Facebook’ conta più di 161.000 iscritti.
di Angelo Scaperrotta

Author: Redazione Magazine (625 Articles)