Castrazione chimica. Giusta risposta ai reati sessuali?
Inasprimento delle pene, durezza contro la reiterazione del crimine: quando si parla di violenza sessuale è inevitabile che il pensiero corra ad una misura, fra le più controverse dei sistemi giudiziari di tutto il mondo, ossia la castrazione chimica.
Richiesta, criticata, la possibilità di ricorrere a questo metodo per affrontare il grave problema di abuso sessuale torna spesso nell’agenda setting mediatica, soprattutto dinanzi a gravi fatti di cronaca che scuotono l’opinione pubblica o quando uno stato delibera una legge che ne prevede l’applicazione.
Ma cerchiamo di approfondire la questione: secondo Wikipedia, la castrazione chimica è “un trattamento farmacologico, che dovrebbe dissuadere il pedofilo da recidive eliminando la libido connessa all’atto violento ed è utilizzato in diversi paesi, spesso in combinazione con misure di sospensione condizionale della pena. La castrazione chimica elimina la libido connessa con gli atti sessuali, solamente in via temporanea. L’accettazione di questa pratica è spesso la premessa di una libertà condizionale, anche se il trattamento farmacologico potrebbe non essere ripetuto, con il rischio di reiterazione del reato. In altre parole, è necessaria un’assunzione puntuale e prolungata nel tempo dei farmaci inibitori degli ormoni sessuali, non priva di conseguenze fisiologiche, maggiori di una castrazione chirurgica.”
Il trattamento farmacologico è quindi in grado di rispondere al problema agendo sulla pulsione sessuale dell’aggressore, diminuendo, cioè, il suo desiderio sessuale.
Chi critica la sua applicazione, sottolinea alcuni aspetti rilevanti della questione: nei paesi dove è stata introdotta la castrazione chimica è una pratica volontaria, questo perché causerebbe problemi morali l’imposizione di un trattamento sanitario obbligatorio come pena; inoltre alcuni studi hanno messo in luce come la sua efficacia sia reale, solamente abbinando ai percorsi terapeutici la volontà del soggetto di cooperare ed un sostegno psicologico professionale.
Inoltre, a fare da contraltare, ci sono sul mercato sostanze antagoniste, capaci di contrastare l’effetto della castrazione chimica: stiamo parlando di Cialis o del popolare Viagra.
Applicata in recentemente in Polonia, citata come possibile da Sarkozy, in vigore da anni in Danimarca, Germania, Svezia e Usa e da due anni in Inghilterra, presente in Canada e Spagna, questo metodo innesca puntualmente dibattiti e discussioni; ove è prevista per legge vi sono comunque condizioni a sé stanti, differenti di stato in stato: nella maggior parte dei casi, comunque, si parla di adesione volontaria alle cure da parte dell’interessato.
Fra gli ultimi Paesi ad aver scelto di utilizzare questa misura repressiva c’è l’Argentina, nello specifico la provincia argentina di Mendoza, dove i condannati per stupro verranno sottoposti a castrazione chimica: lo ha annunciato poco tempo fa il governatore di Mendoza, Celso Jaque.
Secondo le autorità locali, fra gli aggressori sarebbe recidivo il 70% dei detenuti per abusi sessuali, mentre la percentuale sfiora il 90% secondo le organizzazioni di difesa delle vittime.
Le nuove norme attuate a Mendoza prevedono che chi non vorrà sottoporsi al trattamento volontario, non potrà godere dei benefici di legge, cioè sconti di pena o indulto. Da quanto è stato reso noto, il trattamento farmacologico sui condannati per stupro inizierà tra maggio e giugno.
In Italia sta facendo discutere un editoriale di Vittorio Feltri, in cui il giornalista, in merito agli scandali relativi ai preti pedofili, si diceva a favore dell’applicazione del provvedimento ai preti pedofili.
La pedofilia, spesso ancor più della violenza sessuale, ha incentivato le discussioni a favore e contro la castrazione chimica: la rabbia naturale che si scatena dinanzi a notizie riguardanti l’abuso di bambini e bambine spinge a cercare le soluzioni più nette per fermare il fenomeno.
In Italia diversi esponenti politici hanno espresso il proprio parere favorevole all’utilizzo di tali prassi, fra essi Gianfranco Fini e Roberto Maroni.
Sembra comunque che, nonostante in taluni momenti il dibattito in Italia torni a concretizzarsi, la possibilità di una legge in questo senso sembra lontana.
di Santina Buscemi

Author: Redazione (935 Articles)