Italia e America nelle sonorità dei Silenzio Assenzio


silenzio assenzoLa coscienza è un luogo appartato in cui risuonano silenzi di solitudine   per tutti tranne che per me perchè nella mia testa ho 130 battiti al minuto”(Brainworms, Silenzio Assenzio)

La redazione di Cultumedia è andata in giro a cercare qualche proposta musicale interessante ed ha incontrato i “Silenzio Assenzio” con special guest da Chicago, Natalie Oliveri. Il locale che gli ha ospitati è il Rdc Riunione di Condominio) a San Lorenzo.

Mi erano stati indicati come gruppo jazz, ma già dalle prime sonorità ho compreso che  quello non era jazz. Ma che musica suonano i quattro ragazzi romani? Per comprenderlo bisogna partire dalle origini, da chi sono e perchè “Silenzio Assenzio”

“Silenzio Assenzio”è un progetto che nasce nel 2003 dalla volontà di Francesco Infarinato – tastiere ed elettronica – , Gabriele Capocchi – sassofoni e flauti -  Antonio Abbruzzese -  basso- e Bruno Talone – tromba-. Luca d’Intino entra in sostituzione ad Abbruzzese nel 2008. Volevano dar vita ad  uno spettacolo  live realizzato solo con strumenti elettrici ed acustici per esprimere al meglio le dominanti ritmiche. Loro non sono un gruppo, sono musicisti che si incontrano per un progetto ben preciso e non classificabile tra i generi musicali. All’inizio le influenze predominanti erano chilli-out e lounge, con il tempo e grazie al contributo di Natalie si sono evoluti in un groove più vicino alla house, alla souful house..”Un trasporto più d’impatto sonoro che d’estasi della musica eterea che ti attraversa”.

Domando a ciascuno che musica suonino.

Mi arrivano risposte apparentemente differenti, ma che hanno la stessa matrice: la base elettronica. “A me piacerebbe attraversare più generi: una specie di pachanka dell’elettronica. Unire le nostre nature che sono disparate.”“La musica non è a compartimenti stagni”. La definizione che più mi solletica è quella di Luca: “Cross-over da camera. Musica che parte prendendo più stili (…) fatto in una chiave molto dolce per un pubblico non da casino, per un pubblico che  ascolta”.

Ora capisco. Sono eclettici, desiderosi di avere la loro musica, di suonare e di essere riconosciuti in quei suoni apparentemente distanti tra loro. Non poteva essere altrimenti considerando il percorso musicale di ognuno

Francesco viene dal Teatro dell’Opera di Roma, Gabriele da un incontro adolescenziale con il flauto traverso, Luca da uno zio batterista ad alti livelli (cita tra gli altri Amstrong) e Bruno si è innamorato del blues e jazz  in giovane età.

Hanno studiato molto  questi quattro trentenni e di gavetta ne hanno fatta tanta. Dai primi concerti a scuola, quando in molti si pensava di diventare delle star, al concerto di esordio al Radisson Hotel di Roma con 1000 persone ad assistere.”L’esperienza fa molto di più dello studio” sottolinea Luca, ma Francesco non sembra essere pienamente d’accordo.

Ma loro come sono?

Francesco riporta tutto alla razionalità, organizzativo e propositivo. Una papera in giardino a Roma lo caratterizza. Luca è una bottiglia senza tappo. Dice le cose con semplicità, come gli vengono. E’ dirompente come sul palco in cui non appena ha potuto ha preso la scena. La montagna estrema. Gabriele è compito.: lotta tra istintività e raziocino. Di Bruno ne ho letto e tutto diventa filosofia nelle sue parole.

Quattro umanità diverse che si compenetrano in un mix musicale che arriva al corpo e al cuore.

Semplici artisti che godono della musica, che la ricercano come una donna da scoprire. Ogni brano è una femmina diversa da approfondire e seguire. Dove semplici è nell’accezione migliore: non c’è costruzione nel loro essere musicisti e nel loro vivere la musica. Bisogna scendere a compromessi, ma mai troppi. Come sono disposti a fare cover quando gli è richiesto (il lavoro è lavoro) ma le tribute-band no. “Non si può scimmiottare un artista”. “Anche se è quello che oramai i locali vogliono”.

Da questo spunto parte una critica ad un sistema musica – locali in cui ti chiedono non più che musica suoni, ma quanta gente porti e le persone che assistono devono anche mangiare. Citano una frase che dice spesso una loro collega cantante:” Per i musicisti niente bistecca” e questo dice tutto.

La musica allora dov’è? Infarinato senza esitazioni dice nei festival internazionali. È lì che vuole andare. “Voglio vedere come la gente reagisce alla musica che suoniamo.”C’è un desiderio di uscire dai piccoli luoghi sicuri; di sperimentarsi. E qui entrano in gioco anche i differenti caratteri. Luca dice che loro sono fatti per i locali piccoli in cui c’è un contatto diretto con il pubblico. Francesco no, pensa in grande grandissimo.

L’immagine tragica della la situazione italiana per l’arte, si sovrappone alle parole di Natalie. Per lei lavorare in Italia è stata una bella esperienza anche a livello umano “La vita in U.S. sembra essere molto più stressante ed il tempo correre molto più velocemente. In Italia le giornate sembrano essere così lunghe! Nel lavorare come musicista in U.S a volte facciamo così troppe cose da dimenticarci di mangiare. In Italia il passo è molto più lento e rilassante e sembra che ci sia sempre il tempo per fare altre cose e non ti dimentichi mai di mangiare”.

Eppure i Silenzio Assenzio per poter suonare dormono veramente poche ore…

Continua dicendo “ i musicisti a Chicago sono veramente di talento (come in Italia), ma lì manca un buon team manageriale”.

Il nome “Silenzio Assenzio”da dove nasce?

Nasce da un’immagine dell’art nuveau.. Inoltre il silenzio è un suono ben definito: è la sua assenza. L’immagine nel loro progetto è importante. Non vogliono seguire il filone, tornato di moda in questi anni, della foto del cantante in copertina.“Metti la faccia perché sei abituato a vederlo in tv altrimenti non lo compreresti”- dice Gabriele con esplicito riferimento ai talent show imperanti nella nostra televisione. “ Ma un progetto è molto di più” – prosegue Francesco -“ è una storia”. “Il cd deve essere qualcosa che ti deve attraversare”. Pensano già alla collaborazione con un’illustratrice per il booklet interno.

L’immagine di una donna in copertina (la “Fèe Verte”) per un gruppo che fino a “Every Single Day” non parlava d’amore perché “o ne sai parlare o divieni banale”.

Ed ora veniamo all’incontro con Natalie, la giovane cantante di Chicago.

Come nasce?

Nasce con la Maiolino, la loro manager, che andando a Chicago incontra con diversi musicisti e decide di mettere su un network America – Italia. Tra le tante, la voce che la attrae maggiormente è quella della giovane che studia musica all’Università di Chicago. Francesca torna in Italia e dice “Ragazzi, io ho sentito molte belle voci: che ne pensate di fare un salto in avanti e vedere le possibilità anche fuori?” Nasce così la collaborazione con Natalie. Il suo è un mondo totalmente diverso. Un mondo che però ha trovato in comune con i musicisti romani l’estrema professionalità.

Comunicano molto prima dell’arrivo di Natalie a Roma e quando avviene bastano poche prove per essere pronti per registrare e per fare le serate dal vivo.

I Silenzio Assenzio, dal primo incontro con Natalie, si sono accorti delle differenze tra America e Italia. La ragazza ha una decina d’anni in meno di loro, ma è “arrivata super preparata, con tutti i testi studiati ed imparati”. Ha preso il lavoro con i Silenzio Assenzio con  la stessa professionalità che se fosse stata chiamata dal più noto artista mondiale.

“Perché in America è più semplice pensare alla musica come ad un lavoro. Te lo permettono”Qui in Italia quando ti chiedono che lavoro fai e tu rispondi il musicista poi ti dicono “si, va bè, ma per campare!?”

Per Natalie come è stata l’esperienza con i Silenzio Assenzio?

” E ’stato fantastico! Quando lavoro con i gruppi, di solito dobbiamo provare per almeno un mese se non abbiamo mai lavorato prima insieme. Con Silenzio Assenzio, abbiamo comunicato molto bene ed è stato molto semplice suonare da subito insieme. Sono stati molto professionale. Francesco Infarinato (il leader del gruppo) è molto dedicato, un  musicista di talento e  duro lavoro. Mi hanno molto rispettata.”

Ed ora i Silenzio Assenzio, dopo aver registrato il loro cd promozionale composto da cinque brani, faranno solo altre due serate a Roma per poi volare in Settembre a Chicago dove è già in moto la macchina per accoglierli.

E Natalie nel frattempo continua il suo lavoro in America con la promozione del suo nuovo album soul intitolato “Eclectic Soul”e la collaborazione con numerosi altri artisti nella scrittura di testi.

Italia e America nelle sonorità dei Silenzio Assenzio

C i auguriamo che presto anche da noi sarà più facile vivere di musica.

di Federica Rondino

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    Italia e America nelle sonorità dei Silenzio Assenzio…

    La redazione di Cultumedia è andata in giro a cercare qualche proposta musicale interessante ed ha incontrato i “Silenzio Assenzio” con special guest da Chicago, Natalie Oliveri. Il locale che gli ha ospitati è il Rdc Riunione di Condominio) a San Lore…



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