CONFESSIONI DI UNA MASCHERA
di Yukio Mishima/“Quando non si è mai conosciuta la felicità non si ha il diritto di disprezzarla. Ma io do un’impressione di esser felice in cui nessuno potrebbe scoprire la benché minima incrinatura, e quindi ho il diritto di disprezzarla né più e né meno di chiunque altro.”
“Confessioni di una maschera” è la storia di un imbroglione. Di un uomo che vive la propria esistenza come un grande bluff, nel tentativo disperato di nascondere a se stesso, prima ancora che agli altri, il segreto che cela sotto una corazza di conformismo. Scritto in prima persona, questo romanzo sensibilmente autobiografico è la storia di un giovane omosessuale che deve fare i conti con la diversità sin dall’infanzia. Ma accettare la propria condizione di “diverso” è un percorso difficile e drammatico. E’ per questo che il protagonista, bambino intelligente e pieno di curiosità, percepita come “la voglia più immorale che un uomo può racchiudere in sé”, inizia a rifugiarsi nelle maschere e ad assorbire voracemente le identità altrui.
La prima fascinazione è quella per gli abiti variopinti e il trucco esuberante di Tenkatsu, una maga di grido, che lo spinge a travestirsi col kimono della madre e a presentarsi tutto agghindato al cospetto dei parenti, scandalizzandoli. Poi è la volta di Cleopatra, la seducente regina d’Egitto. Ma allo stesso tempo, un’altra passione si impadronisce precocemente del ragazzo, avido lettore di fiabe: quella per le storie di morte violenta, per le figure di giovani guerrieri che cadono in battaglia o di martiri straziati dai supplizi. E il giovane protagonista si identifica con quei personaggi efebici, trascorre ore a sognare di fare la loro stessa fine, sviluppando una “libido mortis” che lo accompagnerà per il resto della sua vita.
Da quella stessa attrazione per la morte fu ossessionato Mishima durante l’intero corso della propria esistenza, conclusasi il 25 novembre 1970, quando, insieme ad alcuni membri del Tate no Kai, l’organizzazione paramilitare da lui fondata, occupò simbolicamente il ministero della Difesa e si tolse la vita in diretta televisiva, compiendo il suicidio rituale (seppuku).
Entrato nell’adolescenza, il protagonista inizia a dedicarsi a quella che definisce la sua “brutta abitudine”. Ma scopre con vergogna che le immagini evocate durante quella pratica sono quelle dei protagonisti delle fiabe infantili o dei compagni di scuola, come Omi, lo spavaldo ribelle della sua classe, il suo primo amore. Si strugge al pensiero che le donne non suscitano la minima reazione in lui. Ma non può essere diverso. Lui deve essere come gli altri. E allora studia i comportamenti degli amici “normali”, emula le loro ostentazioni di virilità, impara a recitare la propria parte alla perfezione. E allo stesso tempo inganna sé stesso, dandosi arie da “viveur” sfinito dagli eccessi e inventandosi un sentimento di saturazione per un sesso che nemmeno conosce.
Col passare del tempo la maschera prende il sopravvento sulla sua vera natura. Ormai ventenne, il protagonista si lancia controvoglia nel corteggiamento di una ragazza, Sonoko, imponendosi l’amore per le donne come un dovere. Ma “le emozioni non hanno simpatia per l’ordine fisso” e il ragazzo, costretto a scontrarsi con la realtà, andrà inevitabilmente incontro allo scacco. “Confessioni di una maschera” è un libro drammatico, una storia tragica percorsa dall’inizio alla fine da una carica di ineluttabile fatalità. Ma leggendolo, non si avverte mai un senso di cupezza: l’angoscia esistenziale del protagonista è come smorzata dalla poetica leggerezza che l’autore riesce a infondere alle proprie pagine.
E alla fine, quello che rimane è un sentimento di candida malinconia.
di Giovanni Di Felice

Author: Redazione (935 Articles)