The Times: presto a pagamento
La versione online del celebre quotidiano inglese “The Times” sarà a pagamento.
Rupert Murdoch, il proprietario di News International, la società che include sia il tabloid londinese, sia l’edizione domenicale “Sunday Times”, ha preso la sua decisione.
A partire da giugno i lettori dovranno pagare una sterlina al giorno oppure due sterline a settimana per accedere alle notizie del quotidiano.
Il cosiddetto “paywall” è un sistema che viene già adottato da alcuni giornali, come ad esempio dal francese “Le Monde” o dallo spagnolo “El Mundo”, per quanto riguarda la sezione “El Mundo en Orbyt”. Pare che tra il 2010 e il 2011 anche i francesi “L’Express” e “Le Figaro” introdurranno il pagamento dei contenuti pubblicati, mentre “The New York Times”, che lo farà a partire dal 2011, avrà una parte a pagamento e un’altra totalmente gratuita, secondo il modello detto “freemium”. Questo metodo consiste nel rendere gratis gli argomenti “basic” e nel far pagare i contenuti e i servizi a valore aggiunto.
Alcuni giornali online si fanno pagare già da diversi anni, riuscendo a mantenere un pubblico fedele e costante: pensiamo a “The Wall Street Journal” o a “Financial Times”. Le notizie che offrono sono, però, specializzate e questi giornali godono di un prestigio riconosciuto da tutti.
Il fatto apre il dibattito sulla gratuità dei contenuti e la loro libera circolazione sul web, nonché sullo spirito democratico della rete. Gli utenti amano Internet per la sua velocità, per la possibilità di connettere una persona che vive in Australia con una che vive in Islanda, per l’aria di libertà e di frontiera che si respira e, non ultimo, per l’opportunità di reperire del materiale che potrebbe condurre, magari, ad un’alfabetizzazione maggiormente diffusa.
Il problema riguarda la pubblicità, che forse non basta più. Tuttavia il pagamento delle notizie da parte dei lettori rischia di far crollare il “valore fondamentale” della gratuità della rete.
I primi giornali online tentarono la strada del “pay per content” ma fallirono miseramente. Pensiamo agli americani “HotWired”, “USA Today” e “Slate” che si sono imposti con un prezzo da pagare e che hanno chiuso pochi mesi dopo. Tutti, per sopravvivere, hanno dovuto dare gratis i propri articoli. Il modello del “tutto a pagamento” non funziona. Eppure da più parti si dice che la pubblicità non sia sufficiente e che si dovrà trovare una via alternativa. O una via di mezzo, come quella che intende seguire “The New York Times”.
Serve, allora, un modello di business reale, che rispetti la logica e la filosofia della rete, le aspettative degli utenti e che possa garantire un guadagno.
Che cosa diranno i lettori? Accetteranno o insorgeranno?
La seconda legge della webeconomics afferma: “Raramente i cybernauti saranno disposti a pagare per un servizio in rete”.
di Viviana Lucca

Author: Redazione Magazine (625 Articles)