Napolitano. I perchè del No al DDL sul lavoro
Il 31 marzo Napolitano ha rimandato alle Camere il disegno di legge sul lavoro collegato alla finanziaria 2010. DDL che è stato anche al centro dello sciopero generale della Cgil tenutosi il 12 marzo, mentre gli altri sindacati trovavano un accordo con Confindustria e Governo su come applicare la norma.
Tre gli appunti severi del Colle. Il primo riguarda le leggi-omnibus, veri guazzabugli di norme su temi spesso non coniugabili, che rendono non solo difficile la comprensione del testo ma rendono anche difficilissimo coordinare le norme con la legislazione già esistente. Il secondo è diretto alla maggioranza di governo e al modo di legiferare in Parlamento: come si può escludere la commissione Giustizia dall’esaminare norme di quel tipo? Terzo e ultimo capitolo, quello di merito sul ddl: l’arbitrato non solo va inserito in uno spazio normativo circoscritto e codificato ma non si possono aggirare le sentenze della Consulta che prevedono debba essere assolutamente “volontario”.
Questo é stato il punto che più ha scatenato le polemiche: il problema sta nell’articolo 31 che incentiva il ricorso all’arbitrato invece che al giudice per risolvere le controversie tra datore di lavoro e dipendente. Il punto più discutibile, scrive il Quirinale nel messaggio con cui motiva il rinvio alle Camere, è che al momento dell’assunzione possa essere imposto al lavoratore di firmare un accordo nel quale concorda con il datore che, in caso di controversie, deciderà un collegio di arbitri (scelti in parte da lui e in parte dall’azienda) invece che il giudice del lavoro. Ciò é inaccettabile perché il ricorso all’arbitrato dovrebbe essere volontario, appunto; anche perché “la fase della costituzione del rapporto è il momento nel quale massima è la condizione di debolezza della parte che offre la prestazione di lavoro”, si legge nel messaggio di Napolitano.
Comunque il governo si era reso conto della delicatezza di questo punto. Infatti, dopo l’approvazione della legge e nel tentativo di prevenire la bocciatura del Quirinale, aveva firmato con alcuni sindacati (Cgil esclusa) e Confindustria un accordo in materia. Il Quirinale ha apprezzato l’impegno ad arrivare a un’intesa confederale, che impedisca di imporre l’arbitrato al momento dell’assunzione, ma non avendo valore di legge è troppo poco. Insomma, il DDL va cambiato.
Certamente Napolitano si é mosso solo adesso, per dare spazio alle elezioni. Però sul tavolo non c’é solo questo DDL, ma anche quello sull’imminente “leggittimo impedimento”. Questo rimando da parte del Presidente della Repubblica é la dimostrazione che, quando vuole, egli può respingere alle Camere le leggi che non condivide. E, se non l’ha mai fatto fino a ieri, vuol dire che condivideva delizie come il mega-indulto esteso ai colletti bianchi (2006), il decreto Mastella per bruciare i dossier Telecom (2007), le leggi razziali del pacchetto sicurezza e il lodo Alfano (2008), lo scudo fiscale (2009) e il decreto salva-liste (2010).
Il che, anche se non condivisibile, é assolutamente leggittimo. Ma siamo sicuri che il capo dello Stato non stia dando un contentino ai critici, respingendo una legge che non riguarda Berlusconi, per poi promulgare una legge molto più indecente, cioè quella sul leggittimo impedimento? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca: speriamo che Napolitano smentisca i malpensanti e, dopo quella sul lavoro, boccerà anche la legge sul leggittimo impedimento.
di Mariano Belmonte

Author: Redazione Magazine (625 Articles)