Caso Cucchi, i medici legali riaprono le indagini. “ Non era disidratato, poteva essere salvato”.


cucchiSorgono nuovi dubbi sulla morte di Stefano Cucchi, il trentenne romano deceduto all’ospedale Sandro Pertini dopo sei giorni dall’arresto per possesso di stupefacenti. Geometra nello studio di famiglia, il giovane era stato fermato dalla compagnia dei Carabinieri del quartiere Casilino e condotto in carcere dopo una perquisizione nell’appartamento dove viveva con i genitori.

Giunto a Regina Coeli e consegnato alla polizia penitenziaria, avrebbe accusato forti dolori alla schiena in seguito ai quali sarebbe stato ricoverato prima al pronto soccorso e poi al reparto penitenziario dell’ospedale Sandro Pertini, dove sarebbe morto per arresto cardiaco.

A mettere in discussione le prime ipotesi  sulla morte del ragazzo,  seguite alle polemiche sulle probabili violenze subite in carcere, è il Prof. Paolo Albarello, direttore dell’ istituto di Medicina legale dell’ università La Sapienza.

Il decesso sarebbe avvenuto a causa di “ omissioni e negligenze ”da parte del personale medico del Pertini, il quale secondo il pool medico-legale diretto dal Prof. Albarello, sarebbe responsabile di una grave mancanza di cure.

“ La vita di Cucchi si sarebbe potuta salvare. Se fosse stata posta in essere un’ idonea terapia si sarebbe potuto scongiurarne la morte [ … ] In ospedale non è stata colta la gravità della situazione e determinante per la morte è stata l’omissione di un piano terapeutico adeguato [ … ] il reparto di medicina protetta non era idoneo alla sua condizione. Non sappiamo il perché non sia stato ricoverato in un altro ”.

“ Il quadro clinico del giovane – continua il professore  - all’ingresso all’ospedale Pertini era fortemente compromesso e non permetteva la degenza nel reparto detentivo. Cucchi avrebbe dovuto essere stato ricoverato in un reparto per acuti. Abbiamo rilevato una carenza assistenziale. Abbiamo un dubbio sul perché un paziente in quelle condizioni sia stato avviato a quel reparto. Andavano impostate diversamente le terapie”.

Totalmente da escludere dunque la tesi della disidratazione, avanzata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficienza, guidata da Ignazio Marino. Stefano avrebbe infatti bevuto tre bicchieri d’acqua il giorno prima di morire come dimostra la presenza di liquidi nella vescica. Gli esami sul corpo mostrerebbero inoltre una lesione vertebrale lombare ed una sacrale più recente della prima, sulle cause delle quali però l’equipe medica si mostra incerta.

Non sarebbe infatti un pestaggio la causa della morte del giovane detenuto di Regina Coeli. “ Queste lesioni comunque erano indifferenti in relazione al decesso. Non sta a noi stabilire da cosa siano state provocate, ma comunque non sono state la causa della morte. Quanto ai meccanismi per cui questo tipo di caduta si è determinata non spetta noi dirlo. Non ci sono prove – spiega ancora il Prof. Albarello – che si tratti della conseguenza di un pestaggio. Non ci sono segni di pugni o di una aggressione diretta. Questo però non esclude necessariamente il pestaggio, perchè avrebbe potuto essere stato spinto violentemente contro un muro o sul pavimento, tanto da provocare la frattura”.

Ma come sottolinea lo stesso Albarello, le perizie medico-legali non rappresentano una sentenza; spetterà  infatti ad un magistrato attuare una ricostruzione completa, attuata oltre che con il contributo delle analisi anche grazie ad importanti strumenti come, ad esempio, gli interrogatori.

“ Noi abbiamo svolto la nostra analisi sulla base dei rilievi e della documentazione che avevamo a disposizione [ … ] Quello che possiamo dire è che le lesioni riportate da Cucchi non erano mortali, che non è morto per disidratazione e che con le terapie adeguate poteva essere salvato. Se poi i medici hanno fatto bene o no, sulla base delle informazioni che avevano e dei protocolli a fare quello che hanno fatto è una valutazione che spetta al magistrato”.

di Mattia S. Gangi

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