Strappi di governo. Chi comanda dentro il centro-destra?


calderolLe elezioni regionali sono passate, la maggioranza di governo ha superato indenne questo scoglio uscendone addirittura rafforzata. Il potenziamento non è, però, fattore positivo a prescindere. Il vero vincitore della tornata elettorale è la Lega e questo comincia a creare i primi problemi alla maggioranza parlamentare.

Berlusconi sta facendo di tutto per accreditarsi come l’uomo delle grandi riforme che darà un nuovo volto al Paese. Le elezioni vinte gli hanno dato ancora più vigore spingendolo ad accelerare su questo punto senza fare i conti con la stessa strategia firmata Lega Nord.

Il partito di Bossi aveva già cercato di sopravanzare il Pdl nella corsa ad accaparrarsi i voti cattolici, cercando sponde in Vaticano e facendo proclami contro la pillola abortiva attraverso i due neogovernatori Cota (Piemonte) e Zaia (Veneto).

L’ennesimo strappo di governo si consuma attraverso l’operato del ministro per la semplificazione legislativa, Roberto Calderoli. L’esponente leghista, in visita al Quirinale, ha portato con se una bozza di riforme istituzionali che la maggioranza vorrebbe approvare nel prossimo futuro.

Le riforme in questione erano state discusse, non in Parlamento, ma nelle cene di Arcore che preparano da sempre la linea politica del centro destra berlusconiano.

La mossa non è piaciuta al premier che si sente braccato sul nuovo ruolo cui voleva accreditarsi agli occhi degli italiani, quello del garante e dell’estensore delle riforme che dovrebbero dare un nuovo volto più moderno e efficiente alla macchina statale.

Il presidente del consiglio si è affrettato a definire questa mossa di Calderoli “un’iniziativa autonoma” in merito a proposte su cui “bisogna ancora confrontarsi” seppur partano da un “percorso condivisibile”.

C’è da dire che, come ovvio, la bozza presentata da Calderoli a Napolitano non è una base progettuale su cui poter intavolare una discussione politica bensì un elenco astratto delle cose che il governo si propone di realizzare con le relative priorità.

Questa vicenda dovrebbe dare un senso nuovo all’ennesima apertura del premier al dialogo con le opposizioni. Un presidente del consiglio che mostra il suo vero volto, non gli interessano le riforme di per sé; in realtà il suo obiettivo è quello di accreditarsi come il promotore delle stesse, l’uomo che rimodellerà lo stato italiano.

L’invito alle opposizioni diventa quindi uno specchietto per le allodole nel momento in cui Berlusconi non riesce a tenere a bada la sua coalizione sull’argomento e quindi non si capisce come possa intavolare un confronto con Pd e Udc; l’Idv è come se non esistesse. Tra l’altro la linea della maggioranza è abbastanza chiara soprattutto in tema di giustizia e si sa che Berlusconi, in questi casi, intende il dialogo con le opposizioni come un sostegno a prescindere senza obiezioni nel merito delle proposte.

Dicevamo che nel fronte interno alla maggioranza non c’è unità d’intenti e questo è dimostrato anche dalle parole del ministro della difesa e dalle varie fondazioni vicine al presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La Russa ha voluto ribadire che l’opera del Governo si struttura attraverso la regia irrinunciabile del premier Berlusconi e che quindi la lega non rappresenta la trazione principale dell’azione governativa.

Le posizioni del presidente Fini vengono esplicitate da uno dei suoi uomini di fiducia, l’onorevole Fabio Granata che sostanzialmente ribadisce l’idea secondo cui le riforme vanno discusse in Parlamento e non ad Arcore e che la guida delle stesse sia da attribuire solo ed esclusivamente ai due cofondatori del Pdl Berlusconi e Fini. Gli ex An non ci stanno a morire leghisti perché “noi abbiamo un’altra cultura – conclude Granata – un altro linguaggio. E serve un confronto al nostro interno, che deve passare per quello dei due cofondatori, Berlusconi e Fini”.

Incassata la firma di Napolitano su legittimo impedimento, il presidente del consiglio avrà più tempo per rimettere in riga la sua coalizione e cercare di portarla unita quando queste bozze dovranno passare per l’esame del Parlamento.

Ivan Soccio

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