Lega anti-burka: e reato sia.
Modificare la legge Reale del 1975 che “vieta l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a non rendere riconoscibili i cittadini senza giustificato motivo”. E’ questa la nuova proposta della Lega, del suo sfrecciante Carroccio, che, capitanato dal neo governatore del Piemonte Roberto Cota, eredita già, non senza clamori, la vicenda dei bambini rimasti a pane e acqua, per colpa di quei genitori che non pagarono la mensa scolastica.
Ma qui si parla d’altro. Il testo di legge presentato alla Camera, chiede di approvare il divieto del burka e del nijab, promuovendo dunque la legge che ne consegue con reato in flagranza, reclusione, multe.
Per il partito pioneristico si tratterebbe di modificare il contenuto della parte finale della legge, che ad oggi giustifica il velo nel rispetto delle tradizioni religiose. Ma la sicurezza del cittadino è più importante, insiste Cota, considerando poi il panorama politico internazionale, con le sue tensioni ed equilibri precari. Ma la maggioranza del Nord si avvale di un’altra urgentissima ragione: la difesa delle donne, il loro pudore, il riconoscimento della loro identità.
Ma dopo l’attacco, la Lega si difende, come a voler premonire la pioggia di accuse da quella sinistra polemica, retorica, sempre pronta a contraddire. Precede le visioni di quei “maligni” e mette le mani avanti : “Non siamo razzisti, la legge è uguale per tutti”. Poi la dose raddoppia, facendo appello alla vera cultura dell’Islam, a quel libro sacro dentro cui non vi è traccia tangibile che riconduca all’uso di un rivestimento integrale della donna.
E la voce della discordia arriva, bilaterale, come un frastuono programmato. Arriva dal Pd, con la voce al femminile di Donatella Ferranti, capogruppo del partito nella Commissione Giustizia della Camera, in difesa di quei valori religiosi che non possono essere stravolti. Ne ricorda il complesso sistema, spiegando come non sia possibile risolvere in una legge, un articolato groviglio fatto di gerarchie, di regole che pesano sulle donne stesse. Si tratterebbe, insomma, di attribuire loro una responsabilità che le vedrebbe costrette a vivere in isolamento, tra le mura delle loro abitazioni: “E’ una legge cattiva, razzista. Non si tiene conto della donna”.
Ai microfoni di France 24, alza la voce anche Franco Frattini, Ministro degli Affari esteri. Sembra non ammettere dispute, dichiarando seccamente di non poter considerare una tale proposta, puntualizzando alla televisione francese la provenienza della richiesta.
Non si tratta di una proposta pioneristica quella della Lega. La scorsa settimana, una legge analoga è stata approvata in Belgio. La donna musulmana non potrà circolare in luogo pubblico ricoperta con il velo integrale, non potrà avvalersi del niquab, che lascia intravedere gli occhi, pena la reclusione. Una legge accolta a favore del riconoscimento e della dignità della donna, che non tiene conto del volere di alcune di esse, non concede la possibilità, ma si avvale di due sole eccezioni: la celebrazione del carnevale e l’uso del casco integrale per i motociclisti.
Questa legge di fatto porta ad un cambiamento importante, che mira sulla donna, destinata forse a stravolgere gli equilibri delle relazioni internazionali, in nome di una democrazia che pare non presentare tutte le carte in regola.
di Nicoletta Renzetti

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