Crisi nel Pdl, Fini e Berlusconi ai ferri corti.


fini-berlusconiChissà se l’atteso incontro tra il Premier Berlusconi ed il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, non sia stato un pranzo in attesa dell’ultima cena.

Che il rapporto fosse logoro era cosa ben nota: dalla leadership autoritaria di Berlusconi alla gestione del partito fino al rapporto con il Presidente della Repubblica e gli organi di garanzia costituzionale.

Fini e Berlusconi si sono divisi su quasi tutto, tranne che elettoralmente.

Stupisce solo ad uno sguardo superficiale che la mossa finiana, ossia un ultimatum al cofondatore  sul cambio di rotta del Pdl, giunga dopo le elezioni regionali.

Proprio queste ultime hanno segnato la definitiva affermazione della forza leghista ( affianco ad un perdita di consenso del Pdl ) non attribuendole più solo la golden share dell’esecutivo, ma preparandone il ruolo di guida del timone della maggioranza.

Il creatore di An ha maturato una parabola chiara quanto sorprendente e questa è riassumibile nelle parole dello spin doctor Alessandro Campi: “Il finismo è altro dal berlusconismo e dal leghismo, esprime l’idea di una destra delle regole, del senso delle istituzioni, dell’unità nazionale, dell’etica delle responsabilità”.

Ecco spiegato il perché la tavolata di ieri  tra Premier e terza carica dello Stato si è trasformata in un pranzo indigesto ,sebbene Silvio Berlusconi abbia negato il tutto affermando di aver mangiato benissimo.

Fini ha criticato governo  e Pdl accusandoli di andare al traino della Lega , minacciando la costituzione di gruppi autonomi alla Camera e al Senato.

In sostanza o il Pdl rivede la sua fisionomia accentuando l’autonomia dalla Lega o il matromonio tra ex An e Fi non è più conciliabile con chi ha a cuore gli ineteressi del meridione, dell’unita nazionale e dell’equilibrio politico-istituzionale.

Il Cavaliere di fronte alla proposta del delfino di Almirante ha replicato che l’inevitabile conseguenza è quella di dover lasciare lo scranno alto di Montecitorio.

A questo monito del leader del Pdl Gianfranco Fini si è preso una settimana di tempo, al termine della quale comunicherà le sue intenzioni.

Alcuni fedelissimi, come Adolfo Urso,  hanno prospettato l’idea di un nuovo gruppo autonomo che raccoglierebbe i finiani, Pdl-Italia,  e che voterebbe solo le proposte della maggioranza che rispettino il programma di governo per cui sono stati votati.

Traduzione: della riforma della giustizia a senso unico e del presidenzialismo modello berlusconiano non se ne parla.

Difficile sapere se sia possibile mantenere dritta la barra di governo con un appoggio a corrente alternata dei finiani, la tentazione del Presidente del Consiglio potrebbe essere quella di tornare alle elezioni e far man bassa di voti con la Lega per accelerare una corsa di governo sempre più a due: Berlusconi-Bossi.

Lo ha fatto intendere anche il Presidente del Senato, Schifani, che qualora non ci siano le condizioni di governabilità sarebbe preferibile  il ricorso alle urne.

In ballo non c’è solo il progetto sul presidenzialismo (che il Premier vorrebbe a turno unico e con legge elettorale invariata mentre per Fini è impresentabile) e la sfida al Carroccio, ma il futuro della destra italiana.

di Paolo Giunta

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    Crisi nel Pdl, Fini e Berlusconi ai ferri corti….

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    Che il rapporto fosse logoro era cosa ben nota: dalla leadership autoritaria di Berlusconi alla ge…

  2. diggita.it scrive:

    Crisi nel Pdl, Fini e Berlusconi ai ferri corti….

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