Licenziamenti in tutta Italia. La crisi non accenna a finire


crisiMa la crisi non era finita? O comunque non stava per finire? A quanto pare no. Soprattutto alla luce dell’inizio di questo mese di aprile, che ha visto chiudere e licenziare una miriade di piccole e medie imprese; in un crescendo continuo. Queste aziende non sono famose, non se ne parla sui media nazionali e difficilmente il loro destino approda sui “tavoli tecnici” del ministero.

Eppure sono state il punto nevralgico del convegno di Confindustria, svoltosi a Parma il 10 aprile. Ma vediamo da vicino quale è stata l’escalation della crisi che sta colpendo le PMI, riportando i primi cinque giorni di aprile.

1 aprile – L’Italtel disdice unilateralmente, con 8 mesi di anticipo, i contratti di solidarietà per 1.400 dipendenti, oggetto di un accordo siglato al ministero del Welfare nel giugno 2009. Negli stabilimenti di Carini (Palermo), Roma e Settimo Milanese è indetto uno sciopero immediato. L’azienda annuncia anche 400 esuberi e la cassa integrazione straordinaria. A Scandicci sindacati e azienda trovano l’accordo sulla cassa integrazione per i 370 dipendenti dell’Isi, ex Electrolux. A Catania, la commissione regionale per l’impiego dà il via libera alla concessione della cassa integrazione in deroga, per gli operatori del call-center Ratio Consulta. A Modena comicnia lo sciopero della Salami, azienda metalmeccanica. A Carpi prime ore di sciopero anche alla Steton che produce macchine per la lavorazione del legno. L’azienda ha annunciato 27 licenziamenti.

2 aprile – Circa duemila lavoratori del gruppo Carrefour (Gs e Diperdì) manifestano a Roma e Milano contro l’azienda che un anno fa ha disdetto l’accordo sul contratto integrativo. Scade la cassa integrazione ordinaria alla Somaschini spa, azienda metalmeccanica di Trescore (Bergamo). Fa un passo indietro la società barese New Age che si era detta interessata all’acquisto dell’Arcte di Bologna, azienda di intimo e beach wear in concordato preventivo da febbraio dopo il fallimento della proprietaria Bdh, holding del gruppo Burani.

Rischiano il posto 170 persone. Teleperformance, azienda di call center, annuncia l’avvio delle procedure per il licenziamento di circa 1.000 dipendenti, settecento dei quali nella sede di Taranto e i restanti 300 nella sede di Roma. I lavoratori della Tecnol di Barberino del Mugello approvano l’accordo sulla cassa integrazione straordinaria per un massimo di 12 mesi a rotazione per 100 addetti su 125.

5 aprile – Il Comune di Castelraimondo (Macerata) esprime profonda preoccupazione per i 44 dipendenti Villeroy e Boch a rischio di licenziamento nello stabilimento Vitaviva Italia srl. L’azienda produce box doccia multifunzione e vasche idromassaggio. Si apre la vertenza alla Esa-Gv di Campogalliano (Modena). L’azienda ha annunciato una quindicina di esuberi sui 39 dipendenti totali, la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi senza rotazione né maturazione di ferie, premessi e tredicesima.

E questa è solo una piccola parte di ciò che è successo nei primi dieci giorni di aprile. Per chi volesse una trattazione più approfondita, può vedere qui. Ciò che risulta chiaro, è che la crisi ancora non se ne andrà.  Intanto il governo, tra riforme della giustizia e riforme fiscali, sembra non interessato a trovare la quadratura giusta, per riuscire a tirare l’Italia fuori da questo pantano economico. Si dovrebbe puntare a stimolare la concorrenza nei vari mercati e cercare di creare prodotti, piuttosto che servizi, in modo da riportare le produzioni in Italia e non all’estero.

di Mariano Belmonte

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