“Da sopra (giù nel fossato)” al Castello Svevo di Bari


dasopramostra11“Normalmente l’arte richiede una contemplazione distanziata e frontale. In questo caso invece lo spettatore vive il privilegio di uno sguardo con una diversa prospettiva – giù nel fossato – dove sono disposte sculture, installazioni, opere luminose e sonore…”. Con queste parole Achille Bonito Oliva taglia il nastro della mostra “Da sopra (giù nel fossato)” inaugurata  il 15 marzo al Castello Svevo di Bari e visitabile fino al 16 maggio.

Tra le vestigia del passato, 15 artisti nazionali e internazionali si confrontano tra loro e insieme accettano una nuova sfida con lo spazio e con il tempo dell’arte, ridisegnando le coordinate del contemporaneo.

Un contemporaneo che chiede ospitalità alla storia per poter offrire a “tutti i viandanti della città” un’opportunità di fruizione e di dialogo, un’occasione di comprensione del suo linguaggio sapido di codici apparentemente indecifrabili, che affida alla sola “interazione” la possibilità di poterne disvelare il senso. Quest’arte va osservata, toccata, vissuta da una diversa prospettiva, chinando lo sguardo e accorciando le distanze tra mondo, artista, spettatore, ieri e ora.

È questo che chiedono le grandi scritte colorate a neon, gli interventi sonori, le parole proiettate, le strutture in legno quando, il bastione svevo abbassa il suo ponte levatoio per accoglierle: l’auspicio di non fermarsi sulla soglia della contemplazione ma di varcare le porte della complicità, della sperimentazione, partecipando al gioco erotico che sempre si sviluppa quando si liberano, senza vincoli di appartenenza, energie positive.E allora lo sguardo può ancora sollevarsi verso l’alto per bagnarsi nella cascata di coriandoli sparata dai cannoni di Lara Favaretto durante la sua performance o per meditare su “It must be abstract. It must be change. It must give pleasure” scritta con il neon da Maurizio Nannucci, per leggere le frasi di Jenny Holzer, proiettate su una torre, per poi ridiscendere tra gli specchi rotti con cui Alfredo Pirri ha deciso di frammentare il cielo e le mura del castello.

C’è l’arte contemporanea in questo fossato, declinata in tutte le sue espressioni più significative: gli stendardi di Ben Vautier che sottopongono all’attenzione dello spettatore il problema di realtà architettoniche in disfacimento e del nostro patrimonio pubblico spesso dimenticato; le macchine di Francesco Schiavulli, create con materiali poveri e naturali, che, mossi da manovelle e corde, invitano gli astanti a partecipare all’opera per riappropriarsi di sensazioni perse nel logorio del quotidiano.L’installazione sonora di Vito Acconci liquefa il concetto di architettura convenzionale per esprimere il relativismo e la mutevolezza del mondo.

L’arte crea scosse emotive se è generata da cortocircuiti funzionali: così il paradosso indossa le fattezze dei letti sovradimensionati di Luca Maria Patella che, fatti di ferro, smalti colorati e dorati, evocano gli intenti del ready made di Duchump. Più incline invece a tematiche ambientaliste e ad indagini “gnoseologiche”, il video di Maria Theresa Alves, che invita alla consapevolezza, alla riflessione sul nostro viaggio personale, riconoscendo all’arte il ruolo di autentico rabdomante. Con un vettore affine si muove la ricerca artistica di Marco Bagnoli che erige la sua “Torre del silenzio”, un’ opera “site specific” ispirata alla passione venatoria di Federico II. Vicina all’antropologia, l’installazione sonora del cherokee Jimmie Durham, costituisce un documento di chiara ispirazione anti-occidentale. Vecchi utensili, bronzo e acciaio compongono le enormi e grottesche sculture di Subodh Gupta che con “Gandhi’s three monkeys” rivela, con animus sovversivo, le contraddizioni dell’India contemporanea. Dal museo dunque a luoghi “altri” del passato, a locations non convenzionali per esperire l’arte. I pneumatici di Allan Kaprow casualmente assemblati, creano l’ “environment”, ovvero uno spazio in cui agire, di cui si può “fare esperienza”.

Dal padre dell’happening ad un militante del gruppo Gutai: i 10 pali in legno dipinto rosso fuoco di Kazuo Shiraga si fanno portavoce del suo inno “Non puoi ottenerlo pensandoci”, “Non puoi ottenerlo non pensandoci” dichiarando l’unicità del gesto, senza le briglie della ragione e della coscienza stessa. Le grandi sfere  opalescenti di Maurizio Mocchetti misurano lo spazio della visione e del concetto e quasi a fior di erba, affermano che “L’opera d’arte non ha dimensione, perché lo spazio è la misura della conoscenza. Lo spazio cosmico è infinito e dipende dalla nostra conoscenza poterlo percorrere. È come un palloncino che si dilata man mano che si procede nella conoscenza. Non c’è la fine, lo spazio arriva fin dove noi arriviamo…”. Ancora una volta l’iniziativa di Puglia-Circuito del Contemporaneo ha raggiunto il suo scopo. Coniugare i luoghi della memoria con le tensioni dell’arte contemporanea.

dal 15 marzo al 16 maggio 2010
Da sopra (giù nel fossato)
a cura di Achille Bonito Oliva
Castello Svevo
Piazza Federico II, 2 -- 70122 Bari
Orario: tutti i giorni (installazioni video e sonore attive dalle 19 alle 24)
Ingresso libero
Info: tel. +39 0805214361; press@dasopra.it; www.dasopra.it

Barbara Dicorato

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