La corrente di Fini scuote il Pdl


finiberlusconiGianfranco Fini riunisce i suoi uomini nella sala Tatarella di Montecitorio e da vita alla prima corrente all’interno del Pdl.La tensione fra il presidente della Camera e Silvio Berlusconi non accenna dunque a placarsi, seppur con questa mossa Fini rinuncia in maniera definitiva ai gruppi parlamentari autonomi.

L’ex leader di An fa il primo passo verso una nuova indipendenza che dovrebbe allontanare, almeno per ora, le voci di una scissione e di un ritorno in campo di Alleanza Nazionale.

Fini si dice stanco di fare sempre le stesse obiezioni, soprattutto nei confronti di Berlusconi, “il Pdl deve essere libero – dichiara la terza carica dello Stato – non può essere il partito nato dal predellino”.

Le parole di Fini sono misurate e celano solo obiezioni politiche senza nessun pregiudizio e senza nessun intento traditore. “Non penso a scissioni o a elezioni – ha continuato –  e non cerco poltrone: ma non ho intenzione di stare zitto e farmi da parte”.

La platea è numerosa e numerosi sono i firmatari del documento con cui viene data fiducia a Fini per esporre i temi avanzati in questi giorni alla direzione nazionale del partito. Tra i presenti, i nomi che spiccano di più sono quelli di Baldassarri, Siliquini, Laboccetta, Menia, Barbareschi, Tremaglia, Granata, Napoli, Bocchino, Ronchi, Paglia e Urso. In totale sono 50 divisi in 36 deputati e 14 senatori ma altri parlamentari hanno comunicato la loro adesione nonostante non potessero essere presenti a Roma.

L’ex leader di An si lascia andare ad alcune riflessioni facendo anche un esplicito riferimento a Ezra Pound, “ci sono dei momenti in cui bisogna guardarsi allo specchio. Bisogna essere disposti a rischiare per le proprie idee”.

E il rischio Fini se lo sta prendendo, marcando la sua diversità da Berlusconi. Una diversità che va aldilà delle persone e del passato di entrambi. Il presidente della Camera ha dimostrato in questi giorni di avere le idee chiare su un proprio progetto politico che segni la rinascita della destra in Italia, ma una destra che guarda alla legalità e all’inclusione, una destra europea, lontana dalla concezione berlusconiana.

Fini non va per il sottile e elenca alcuni punti concreti di dissidio nei confronti della maggioranza del partito. “Mancano delle serie proposte di riforma; – dichiara – ci sono contrasti politici, e non personali, con Tremonti; la Lega non può essere il dominus della coalizione nonostante sia un alleato importante”.

Un segnale forte di questa presa di posizione viene dalle dichiarazioni del presidente della Camera sul caso Berlusconi – Saviano. “Come è possibile – argomenta il cofondatore del Pdl –  dire che con il suo libro ha incrementato la camorra? Come si fa a essere d’accordo? Nessuno nega che Berlusconi sia vittima di accanimento giudiziario, ma a volte dice delle cose sulle quali è difficile convenire”.

I toni sono fermi e sicuri ma Fini assicura di non pensare a scissioni o allontanamenti, “non credo di avere attentato al partito o al governo dicendo che su alcuni temi c’è una distanza politica. Ho posto solo questioni politiche, mai personalistiche, e sempre con spirito costruttivo”.

Il prossimo appuntamento per capire meglio la mossa di Fini sarà giovedì alla direzione del partito, “se uscirà una pattuglia minoritaria in polemica con la maggioranza significa che ci sarà un confronto aperto”. L’ultima dichiarazione è un invito esplicito al presidente del Consiglio, “spero che Berlusconi accetti che esista un dissenso – conclude Fini –  vedremo quali saranno i patti consentiti a questa minoranza interna. Sarà il momento della verità”. L’intento non è traditore, “nove volte su dieci chi davanti ti dice sempre si poi dietro ti tradisce”.

Ivan Soccio

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