Berlusconi – Fini, la fine del connubio


fini berlusconiLa direzione nazionale del Popolo della libertà segna un capitolo importante nella querelle Berlusconi Fini. I due cofondatori del partito sono ai ferri corti e non sono mai stati così distanti come oggi.In passato c’erano stati momenti di tensione e di disaccordo, ma mai si era assistito a un diverbio totale in diretta e davanti agli occhi degli italiani. Le opinioni diverse erano sempre arrivate in maniera epistolare; una dichiarazione di Fini ai giornalisti, un documento, un invito e poi la risposta di Berlusconi subito dopo. Senza possibilità di interazione, in pratica una sequela di dichiarazioni.

Questa volta no, questa volta erano faccia a faccia e si è visto. Eloquenti le sequenze che riportano i visi dei due contendenti durante i vari interventi, eloquente Berlusconi che perde la pazienza ed è costretto a interrompere in un’occasione l’intervento del presidente della Camera.

Ha cominciato il premier in mattinata, dapprima invitando i presenti ad occupare i posti nelle prime file per evitare che “i mezzi di informazione inquadrino solo le sedie vuote”.

Berlusconi tende più a puntare l’attenzione sui presunti successi dell’esecutivo, “non è mai successo – ha dichiarato –  che chi era al governo avesse anche la maggioranza della Conferenza delle Regioni e le province. Questo è un fatto positivo che ci rende possibile guardare al futuro consapevoli di aver fatto bene in questi due anni”. Il presidente del Consiglio si sente a suo agio davanti la sua platea e può anche permettersi il lusso di dire, “in nessun caso ho imposto la mia volontà nel partito”.

Fino ad arrivare alla conclusione del suo intervento che rappresenta una stoccata indiretta ma comunque forte al suo rivale interno, “il presidente del Consiglio ha il 63,33%, un consenso bulgaro”; applausi dalla platea, Fini resta a braccia conserte.

La difesa più strenua al capo del governo arriva da uno dei coordinatori nazionali del partito, il ministro Sandro Bondi, “non ci sono servi da una parte e uomini liberi dall’altra, in questo partito non esiste questa dicotomia”. La difesa è a oltranza, “si può stare in un partito e sostenere che il suo fondatore rappresenterebbe un modello da ripudiare? – sentenzia ancora Bondi – Non condivido questo modo rozzo e sbrigativo di giudicare la nostra storia e il ruolo di Berlusconi, e soprattutto non condivido questo modo di giudicare i risultati che insieme abbiamo ottenuto”.

Il dito di Fini, nei giorni scorsi, è stato puntato anche sul ruolo della Lega che condizionerebbe troppo, secondo l’ex leader di An, l’esecutivo e quindi il Pdl. Se Berlusconi nega questa circostanza, La Russa, altro coordinatore del partito, la pensa in maniera diversa e lancia un suggerimento al premier, “la Lega ci marcia e approfitta di ogni questione, come l’immigrazione, per parlare alla pancia della gente, e noi, presidente non dobbiamo solo sottolineare ciò che ci unisce ma anche ciò che ci distingue”.

Arriva il momento di Fini è l’aria è tesa. Il cofondatore del Pdl dice che questa riunione è indispensabile per fare chiarezza all’interno del partito, “è puerile nascondere la polvere sotto il tappeto”.

Il presidente della Camera si lascia andare anche ad uno sfogo nei confronti della campagna mediatica contro di lui, “sono stato oggetto di trattamenti giornalistici molto pesanti – ha dichiarato –  da parte di giornalisti pagati da stretti familiari del premier”. Fino ad arrivare al momento più teso, Fini si difende dalle accuse di tradimento, “Berlusconi, te lo dico in faccia, il tradimento non è nell’animo di chi critica in privato” e fa perdere le staffe al premier che lo interrompe per dire, “non mi attribuire cose che non ho mai detto”.

La tensione è massima e Fini continua con la sua critica al partito reo di essere appiattito sulle posizioni della Lega al nord, mette l’accento sulla preoccupazione dei dirigenti del partito al sud che vedono con timore l’avanzata del partito di Bossi.

Il presidente della Camera si lascia andare anche a un commento sulla crisi economica: “Non basta l’ottimismo, ci vuole il senso della realtà – insiste – perché non convochiamo una sorta di stati generali dell’economia su quello che si può fare e non fare?”.

Un altro affondo arriva per la mancata programmazione delle manifestazioni per il 150esimo anniversario dell’unità d’ Italia, “siamo alla vigilia dei festeggiamenti – dice Fini – dei 150 anni dell’Unità? Dove sono le proposte del Pdl?”, “ci stiamo lavorando” è la risposta di Berlusconi.

Il gelo totale arriva sul tema giustizia: “Legalità significa andar fieri degli arresti – dice l’ex leader di An – ma anche non dare l’idea che la riforma della giustizia serva a creare sacche di privilegio”.

Berlusconi è insofferente, difficilmente si sarebbe aspettato un post elezioni così duro e soprattutto mai si sarebbe aspettato che un simile problema deflagrasse in maniera pubblica.

La massima finale di Berlusconi in risposta al suo amico/nemico suona come una sentenza di sfratto, “se vuoi fare politica lascia quel ruolo super partes (presidente della Camera, nda) e torna nel partito”. Ipotesi caldeggiata anche dal presidente del Senato, Schifani che dichiara, “le incomprensioni nel centrodestra potrebbero essere meglio risolte con una maggiore presenza politica di Gianfranco Fini nel governo, in quanto lavorerebbe fianco a fianco con Berlusconi e si potrebbero realizzare quelle intese sulla politica del governo, agendo sullo stesso piano”.

È la fine del Pdl, perlomeno così come lo abbiamo conosciuto finora? Nei prossimi giorni avremo una risposta più chiara.

Ivan Soccio

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