Crisi: la Grecia rischia di sprofondare e non potrebbe essere la sola
Sono partite, il 21 aprile, le trattative tra lo Stato greco e la commissione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per tentare di risollevare la Grecia dalla crisi. Gran parte dei negoziati è incentrata sulla politica economica: infatti la Grecia è con le spalle al muro e senza possibilità di opporre resistenza.
Soprattutto alla luce di due annunci che sono stati comunicati il 22 aprile: uno, quello dell’agenzia statistica Eurostat, secondo cui il deficit pubblico greco nel 2009 ha raggiunto il 14 per cento del PIL (mentre le stime precedenti si fermavano al 12,7); secondo, quello dell’agenzia Moody’s, che ha ribassato ulteriormente il rating della Grecia. Quindi i timori sulla capacità greca di risoluzione della crisi, diventano sempre più pesanti.
Adesso la Grecia si troverà di fronte gli squali del neoliberismo, il FMI, che imporranno condizioni durissime: dall’abolizione delle convenzioni collettive, all’eliminazione dei limiti ai licenziamenti, passando per la drastica riduzione del numero dei funzionari, l’apertura di tutti i mercati e una radicale riforma dello stato sociale. Il FMI, per quel che gli riguarda, ha tutte le variabili economiche dalla sua parte per gestirla come meglio crede. Anche perché è il mercato a non credere più alle promesse di salvezza dell’establishment europeo.
Infatti, giovedì 22, è successo che sul mercato dei titoli di Stato europei si sviluppava una crisi senza precedenti: il differenziale di tasso fra i titoli greci e quelli tedeschi a due anni saliva fino al 9,2 per cento, quello dei portoghesi al 2 per cento. Segno che il mercato ha già scelto la prossima vittima, che potrebbe essere proprio il Portogallo. E, se si continua con questa logica del debito, potrebbe essere tutta l’Europa.
In Grecia come in Portogallo, in Spagna come in Italia, il finto benessere del debito pubblico e privato ha gonfiato alcuni portafogli e ha creato per anni l’illusione di un benessere, che veniva alimentato con uno stato sociale sprecone e debordante.
Ed è sacrosanto che un cittadino tedesco non voglia pagare il debito delle cicale mediterranee, che aumentavano la spesa pubblica negli anni buoni, invece di ridurre i propri debiti e limitare i propri rischi. In questi paesi il benessere è stato creato artificialmente, con iniezioni di debito. In Germania, ad esempio, hanno costantemente tenuto sotto controllo il disavanzo del debito e i consumi sono rimasti contenuti: il risultato è stato che i prezzi sono rimasti su valori “realistici”.
Ora riuscite a spiegarvi come mai un appartamento a Roma, o a Milano, costi quattro-cinque volte di più che a Monaco, o a Berlino? E riuscite a spiegarvi come mai nell’economia tedesca, la più importante d’Europa, paradossalmente la vita costi meno che in Italia?

Author: Redazione Magazine (625 Articles)