Ddl intercettazioni : dal Governo pugno duro contro la stampa
Nessun dietro front da parte del governo in materia di intercettazioni; gli emendamenti depositati in Commissione Giustizia dal Presidente del Senato Schifani rendono ancora più complesso il lavoro di giornalisti ed editori.
Due sono i punti più importanti del ddl sulle intercettazioni; il primo prevede che nessun documento o intercettazione di un processo penale sia pubblicato prima dell’udienza preliminare pena l’arresto fino a due mesi o 10mila euro di multa.
Il secondo riguarda i requisiti per chiedere l’ascolto, di cui si occuperà un tribunale composto da tre persone e non più dal gip: non dovranno più sussistere “evidenti indizi di colpevolezza” ma “gravi indizi di reato”. Si potrà ascoltare cioè solo un indagato o una persona direttamente connessa con il reato su cui si sta indagando.
Il tempo massimo consentito per le intercettazioni passa inoltre a 60 giorni, con una proroga eccezionale di 15, nel caso in cui sia emerso che nei giorni successivi si compierà un nuovo reato. Saranno poi necessarieconferme e prove, per le microspie, che in quel luogo si commettono reati.
A questo proposito, il Presidente dell’associazione nazionale dei magistrati Luca Palamara, al termine del suo incontro con il Presidente Schifani, afferma che “abbiamo riscontrato un’apertura positiva sul ddl sulle intercettazioni”.
E anche il Presidente del gruppo del PD Anna Finocchiaro dichiara che “ l’unico passo in avanti fatto dal governo è quello di essere tornati ai ‘gravi indizi’ di reato per disporre delle intercettazioni telefoniche ”.
Ma l’esponente dell’opposizione avverte che verranno proposti dei sub-emendamenti “ se c’è la volontà di continuare a discutere il testo. Se invece questa è una parola ultimativa, il testo non ci convince ”. E sulle punizioni per chi fa informazioni ammonisce “ non funziona, bisogna semmai prevenire la fuga di notizie”.
La decisione del Governo ha dato vita ad un grosso movimento di protesta che Martedì 24 ha visto uniti giornalisti ed editori per la difesa della libertà di stampa. Anche il senatore Felice Cassoni, Vicepresidente del PD, ritiene il decreto un “attacco alla libertà di stampa” definendolo “un’intimidazione nei confronti della stessa legittima libertà dei cittadini di essere informati”.
A pochi giorni dalle raccomandazioni di Giorgio Napolitano circa la necessità di riforme condivise, dunque, questo traguardo sembra per il momento non raggiungibile.
di Chiara Privitera

Author: Mattia (67 Articles)