“Il regalo di un giorno” di Anna Gavalda


gavaldaLola, Vincent, Garance, Simone. Fratelli. Con tutto quello che ciò può comportare. Le chiacchierate fino all’alba, i segreti, gli amori raccontati o anche solo immaginati, i piccoli screzi, le gelosie, ma soprattutto il rimpianto per il tempo che passa e che, immancabilmente, divide.A riunirli tutti quanti sarà una ricorrenza in apparenza tutt’altro che speciale, il matrimonio di un parente, evento al quale nessuno ha troppa voglia di partecipare e che tuttavia diventerà il pretesto per una piacevole avventura, un piccolo regalo, appunto, totalmente inaspettato e tutto per loro.

Simon è alla guida. Ignorando l’ostilità di una moglie ipertrofica è passato a prendere Garance. All’ultimo momento si aggiunge anche Lola, il che obbliga la piccola comitiva a una piacevole deviazione. Manca all’appello soltanto il minore, l’inconcludente Vincent. I quattro arrivano sul sagrato, scambiano rapidi convenevoli con i parenti invitati, poi congedata anche la cognata si fermano per una birra e quasi inconsapevolmente progettano la fuga.

Recuperano Vincent in un castello di provincia, lo spiano mentre recita goffamente la parte del  giovane castellano di fronte a una calca di turisti stranieri. Un lavoretto come tanti, giusto per arrotondare un po’ gli scarsi guadagni a cui lo condanna la sua vita di musicista.

Insieme. Ancora. Una zona franca in cui tutto il resto rimane sospeso e a mano a mano si allontana. Uno spazio esclusivo che lascia la vita sulla soglia, e fa entrare soltanto i ricordi. Mamma e papà, la campagna, e poi Parigi, la scuola, le canzoni che aiutano a vivere, i film imparati a memoria, i concerti, le piccole follie, un intero mondo che quasi magicamente rivive sotto gli occhi dei suoi stessi protagonisti, estasiati e al tempo stesso straziati da una malinconia che stritola il cuore.

Con “Il regalo di un giorno” (Frassinelli 2010, 15 euro) Anna Gavalda torna a descriverci con inaudita freschezza la piacevolezza della scoperta dell’altro, la magia quotidiana che scaturisce dallo stare “insieme e basta”, per citare il titolo di un altro suo precedente successo, in un romanzo dall’immediatezza disarmante che invece si scavare nel profondo delle relazioni parentali preferisce restituircene “solamente” tutta la straordinaria dolcezza.

Francesca Garatti

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