Immigrati, non lasciateci soli
Cinquantatre le persone ferite il 7 gennaio del 2010, dopo la guerriglia urbana a Rosarno: 21 immigrati, 14 italiani, 10 agenti di polizia e 8 carabinieri. “Gli uomini neri” lamentavano condizioni inumane e una paga quotidiana di 10 euro, per 12/14 ore di lavoro nei campi di agrumi.
Quel 7 gennaio, i subalterni parlarono, incendiando cassonetti e distruggendo autovetture: dove l’integrazione è un affare da leghisti, gli extracomunitari, è ovvio, non sanno la nostra lingua. Dai campi di lavoro, così, 440 stranieri furono deportati nei cpa di Crotone e 269 in quello di Bari, galere di terza classe, in letti sbrindellati, senza cibo ma con tanti topi. «Qua viviamo come gli animali, peggio dei cani», denuncia un video girato da Beseghaier Fahi nel cpa barese. Altri, “prima in fuga dal nostro Paese d’origine in cui la situazione sociale ed economica non ci permette di vivere, poi da Rosarno dove siamo stati cacciati“, hanno fondato a Roma l’Alar e ricordano Rosarno come una specie di deportazione.
Gli immigrati di Rosarno, sono circa 2.500. Algerini, marocchini e tunisini, sono quella “forza lavoro che la letteratura internazionale ha ricondotto al sistema delle tre D ovvero individui che sono chiamati a prestare la propria opera in attività sporche, pericolose e faticose (dirty, dangerous, demanding; Oliviero Forti, Uomini senza qualità)”.
Hanno protestato nelle terre del Sud, dove “le caratteristiche di un’economia che poggia su settori come l’agricoltura, la pesca o la pastorizia offre opportunità di inserimento lavorativo stagionale … In tale ambito lo sfruttamento lavorativo e l’alta ricattabilità di forza lavoro illegalmente presente sul territorio rendono spesso arduo il rivendicare anche diritti fondamentali e denunciare disparità di trattamento subite” (Rapporto Caritas Migrantes 2007).
A tre mesi di distanza, quella contestazione, porta al carcere trenta caporali, sia italiani sia extracomunitari, storica e camorristica figura di reclutamento-avviamento al lavoro, accusati, guarda caso, di schiavizzare i rivoltosi. Sequestrati, inoltre, 20 aziende e 200 terreni.
“L’umanità si divide in due classi: uomini e caporali”, blaterava Totò”, ma nessuno l’ha mai visto, quel film. Una letteratura a riguardo, documentari a carico di associazioni umanitarie, e t’oh, tutti scendono dalla nuvole, non certo come i mandarini di Rosarno.
Cassabile, Foggia, Pachino, Rosarno, Alcamo, sono alcuni dei lager postmoderni istituzionalizzati e legalizzati, dove schiavismo e capitalismo ben se se la intendono. Ma gli immigrati di Rosarno, quelli della “ragazzata” del 2010 hanno raccontato il senso della collettività, colpendo a bastonate, un sistema, quello italiano, dove il non vedo, non sento e non parlo, sono qualità omertose. Per un giorno, cittadini seppure senza cittadinanza, hanno arrestato la criminosità dei caporali e mostrato, non su un maxischermo, le contraddizioni di questo bel paese, fatto da chi muore di fame e chi magna e magna.
In fondo, per Foucault i totalitarismi mangiavano sulla miseria e sulla povertà: “L’organizzazione dei grandi partiti, lo sviluppo degli apparati polizieschi, l’esistenza di tecniche repressive (come i campi di lavoro), rappresentano un’eredità già bell’e fatta delle società occidentali liberali, che lo stalinismo e il fascismo non hanno dovuto far altro che raccogliere. E’ questa esperienza che ci obbliga a sollevare la questione del potere”.
E se a Rosarno, gli immigrati si sono opposti a questo potere, dobbiamo sperare che non ci lascino soli.
LINK:
http://www.youtube.com/watch?v=o2tDLZ2XNog
Giovanna D’Ambrosio

Author: Vanessa (125 Articles)
Responsabile Ufficio Stampa