L’Italia e la libertà di stampa: al 72esimo posto nella classifica mondiale
Il 3 maggio si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa. Istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite, vuole ricordare l’importanza di tale libertà e non dimenticare i tanti giornalisti morti nel tentativo di esercitare la propria “vocazione”.
Freedom House è l’organizzazione statunitense nata nel 1941 per vigilare sul rispetto delle libertà. Jennifer Windsor, il direttore esecutivo di Freedom House, afferma: “La libertà d’espressione è fondamentale per tutte le altre libertà. L’ordinamento legislativo, le elezioni libere, i diritti delle minoranze, la libertà d’associazione, e un governo responsabile dipendono da una libertà di stampa che può mettere in pratica la sua funzione di controllo e vigilanza”.
Dal rapporto della Ong americana sulla libertà di stampa nel mondo, emerge che l’Italia si trova al 72° posto. È il penultimo Paese europeo. La stampa italiana è “parzialmente libera” e viene giudicata simile a Sudafrica, Filippine, Congo, Thailandia e Nepal. Prima dell’Italia si trovano Suriname, Trinidad, Tobago, Israele e Cile.
Freedom House considera L’Italia un Paese “di serie B”, dove la libertà di stampa è limitata, nonostante l’esistenza dell’articolo 21 della Costituzione, che recita espressamente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Senza dimenticare che: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.
A proposito della situazione italiana, il rapporto 2009 della Ong dice che: “Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle (televisioni) pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati”. Berlusconi “è il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia”.
I primi posti della classifica sono occupati da Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Gli Stati Uniti si trovano al 24° posto, mentre la Gran Bretagna al 26°. Gli ultimi posti sono invece ricoperti da Paesi quali Libia, Birmania, Turkmenistan e Corea del Nord. Qui, la stampa è “non libera”.
Una considerazione particolare meriterebbero Cina, Russia e Venezuela che, secondo Freedom House, “hanno sistematicamente violato la libertà di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione”.
Il 3 maggio è anche il giorno in cui vengono commemorati i giornalisti morti per difendere la libertà di stampa.
L’organizzazione americana fa sapere che per ora, nel 2010, sono già morti 24 giornalisti. L’ultimo, il corrispondente per Reuters, Hiro Muramoto. “I giornalisti sono sempre più vittime di aggressioni e di omicidi, una tendenza sostenuta dall’impunità dei passati crimini”, si legge nel Rapporto.
Kapuscinski, il grande reporter sociale, diceva: “Nei Paesi dove vige la censura, si lotta per esprimere la maggior parte di ciò che si vuole dire. Nei Paesi dove vige la libertà di parola, la libertà del giornalista viene limitata dagli interessi del giornale per il quale lavora”.
di Viviana Lucca

Author: Redazione Magazine (625 Articles)