Attentato di Times Square : il terrorismo ha un nuovo volto
Shahasad Faisal. E’ il nome del sospettato numero uno del fallito attacco terroristico al Times Square, nel cuore di Manhattan. La sua fuga è stata bloccata all’aeroporto Kennedy, qualche minuto prima di lasciare gli Stati Uniti e imbarcarsi per Dubai. Un uomo di origini pachistane, naturalizzato americano, 33 anni, aveva avuto un lungo addestramento alla fabbricazione di bombe in Waziristan. Ma ora abitava in Connecticus, insieme alla moglie e ai due piccoli figli.
E proprio lì, avrebbe acquistato l’autovettura, quel Nissan Pathfinder che la mattina del primo maggio era parcheggiata al bordo del marciapiede, carica di esplosivo.
La polizia, sulle tracce del proprietario del Suv, si era servita dell’adesivo di un venditore di auto usate, che l’uomo aveva dimenticato di rimuovere insieme al numero del telaio. Così, il gruppo investigativo era risalito ad una giovane 14enne, Peggy Colas, che aveva venduto l’automobile una settimana prima per 1300 dollari, tutti in contanti, tramite un annuncio su internet. Shahasad aveva contattato la ragazza via e mail, con falso nominativo, ma l’errore fatale, era stato quello di compromettersi troppo, con il numero di telefono, attraverso il quale gli inquirenti hanno fatto un viaggio a ritroso, fino a dare un nome all’uomo ricercatissimo.
L’allarme scatta alle 18, quando arriva la segnalazione di una fuoriuscita di fumo dalla Nissan parcheggiata lungo la 45esima strada. Le vie si popolano di luci impazzite. Polizia, vigili del fuoco evacuano le zone circostanti, e la folla si accumula, terrorizzata, ancora una volta. Gli artificieri accerchiano l’automobile, e disinnescano l’ordigno.
Secondo fonti investigative, l’attentatore avrebbe ammesso le prime dichiarazioni, dicendo di aver agito da solo e non essere collegato ad alcun gruppo talebano. Ma secondo quanto emerge dalle fonti dei servizi segreti pachistani, sono state fermate due persone nei pressi Karachiri, il suocero di Faisal, ed un suo amico.
“Il crimine – riferisce il Ministro della Giustizia americano Eric Holder – è alla base della legge contro il terrorismo, per aver tentato di usare un’arma di distruzione di massa”. L’autobomba, posizionata forse nel centro più popolato della città, fa parte di una progettazione alquanto rudimentale, il sistema meno innovativo degli ultimi anni. Ma se l’ordigno fosse esploso, avrebbe comunque provocato una strage, per la quantità di gente presente in quelle ore.
Il Presidente degli Stati Uniti Barak Obama, dichiara che l’atto terroristico è stato sventato anche grazie all’attenzione dei cittadini. Ma l’America torna a tremare, perché una volta ancora, la rete terroristica sembra volersi accanire proprio lì, a Manhattan, come a voler concentrare le sue forze nel punto più prolifero di vite. Come a volere una volta ancora ribadire che l’America è vulnerabile, come 9 anni fa.
di Nicoletta Renzetti

Author: Redazione Magazine (625 Articles)