G8 del 2001. Condannati in appello i vertici della Polizia per il pestaggio della Diaz
Amnesty International la definì “la più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi”. La notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, i poliziotti del Reparto Mobile di Roma, guidati da Vincenzo Canterini, fecero irruzione nella scuola Diaz, picchiando e ferendo, prima di arrestarli tutti, i 93 manifestanti che vi albergavano.
Nel novembre 2008, il Tribunale di Genova condannò in primo grado lo stesso Canterini e 12 suoi sottoposti, mentre furono assolti i 16 superiori che ordinarono l’irruzione.
Il 18 maggio 2010, quella sentenza è stata ribaltata. I vertici della Polizia allora coinvolti sono stati tutti condannati dalla Corte di Appello del capoluogo ligure, con pene individuali che oscillano tra i 3 e i 4 anni di reclusione (più l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni). Complessivamente, condanne superiori agli 85 anni di carcere per 25 dei 27 imputati in appello. Tra di essi, attuali pezzi grossi delle forze dell’ordine: Francesco Gratteri (oggi capo dell’Anticrimine), Giovanni Luperi (capo dipartimento analisi dell’Aisi), Gilberto Caldarozzi (direttore dello Sco), Spartaco Mortola (vicequestore vicario di Torino), tutti colpevoli di falso ideologico. Pena aumentata per Vincenzo Canterini e per gli altri giudicati in primo grado.
Quando si ricorda quella triste pagina di storia italiana, spesso ricorre il termine “macelleria messicana”. A coniarla fu uno dei funzionari imputati per i fatti della Diaz, Michelangelo Fournier, il quale proprio così definì la scena che gli presentò davanti la notte dell’irruzione, con sangue e terrore ovunque. Per la cronaca, tutti i giovani no global arrestati furono poi prosciolti. La sentenza dell’appello ha anche stabilito che le due bottiglie molotov ritrovate nel blitz furono portate nella scuola da due dirigenti della polizia (Pietro Troiani e Michele Burgio), come pretesto per eseguire gli arresti.
Purtroppo, come al solito accade in Italia, gli esponenti del Governo e del Parlamento (maggioranza e opposizione) hanno commentato la notizia della sentenza facendone una questione di parte politica. Particolarmente preoccupanti sono le dichiarazioni del ministro dell’Interno, Maroni, e del suo sottosegretario, Mantovano, i quali hanno affermato che i soggetti condannati non saranno rimossi dalle proprie cariche. A tal proposito, ecco il commento dell’Associazione Giuristi Democratici: “La presunzione d’innocenza degli imputati sino a condanna definitiva non ha nulla a che vedere con la totale e incondizionata solidarietà espressa agli imputati. Le istituzioni rappresentano tutti i cittadini, ivi comprese le 93 persone massacrate e calunniate la notte della Diaz. A fronte della scarsa o nulla considerazione espressa nei confronti delle vittime, il Governo finisce per confermare la legittimità di quel blitz che è stato sempre difeso negli anni, ed anzi, molti dei funzionari oggi condannati sono stati promossi ad incarichi di maggiore responsabilità, a dimostrazione del fatto che chi agì quella notte aveva una piena copertura politica”.
Un giorno prima dell’assalto alla Diaz, moriva Carlo Giuliani. Lasciamo alle parole di suo padre la chiusura di questo articolo. Giuliano Giuliani: “Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati. Ora occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no global! Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando un’ autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?”.
Paolo Ceraldi

Author: Redazione Magazine (625 Articles)