Incontro con Chiamparino e Vendola: da Torino a Bari le premesse per la nuova vita della sinistra italiana
In un momento come questo in cui si discute di pesanti condizioni economiche, di recessione, di corruzione, di leggi ad personam, pesa in Italia anche la divisione di un’opposizione che minaccia un dibattito sulle primarie e propone il tema eterno dei dualismi e dei trialismi.
Con l’intenzione di riaprire un dibattito sulla libera e onesta competizione nella sinistra italiana e con l’idea di misurare il polso della nostra società nelle vicende delle ultime settimane, si sono dati appuntamento a Roma Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, e Nichi Vendola, Governatore delle Puglie.
L’incontro è stato promosso e organizzato dalla rivista di cultura Reset, in occasione della presentazione del suo ultimo numero intitolato “Italia nelle mani di Bossi. A sinistra ancora nebbia”.
“La scelta dei due leader politici – spiega Giancarlo Bosetti, direttore di Reset e moderatore dell’incontro – nasce innanzitutto da alcuni elementi che li accomunano come la diretta relazione che hanno con la cittadinanza e gli elettori, senza intermediari e poi – continua nella sua introduzione Bosetti – perché Chiamparino e Vendola sono due figure che si tengono lontano da quella discussione di sinistra che implode dentro il suo stesso perimetro, proponendosi invece di mettere in primo piano quei temi che dividono”.
A creare tensioni e conflitti, allora, c’è l’idea stessa di partito. Cosa sono oggi i partiti e come possono agire concretamente? “ I partiti oggi – dice Vendola – sono lo specchio di una società frammentata: luoghi di negoziatori di interessi localistici e corporativi; nomenclature di micro caste.” Così il Governatore delle Puglie parla della disintegrazione di quello che era deputato a luogo d’identità non solo politica, come anche è accaduto al mondo del lavoro che “non c’è più”, alla metropoli che vive nelle periferie “senza piazza”, spersonalizzate e spersonalizzanti, e all’idea stessa di famiglia ormai “spappolata” e “delocalizzata”.
“Per questa ragione – continua Vendola- è necessario cominciare a discutere dei veri problemi della nostra società, deponendo le armi di una contesa dannosa, nevrotica e insensata che faccia dialogare insieme i partiti.”
La possibilità di un’alternativa per mettere in atto questi cambiamenti è dunque quella di un confronto libero e aperto in cui la situazione italiana, ma anche europea, venga “drammatizzata – afferma Chiamparino – per tentare di stabilire una traiettoria di dialogo su temi strategici al fine di farne una missione .” D’altra parte “il Pd o coglie questa occasione o rischia di chiudersi ulteriormente nella logica del comitato elettorale.”
L’altra importante sfida, contro la marginalità che minaccia la sinistra italiana, è quella che riguarda la produzione di economia reale, cioè di ricchezza.
A proposito della manovra varata da Tremonti “ se si guarda agli enti locali, si vedrà come questo sistema inciderà proprio sui servizi pubblici che sono i soggetti più deboli per le politiche sociali.” Apparentemente si colpisce la casta e la “cricca” ma intanto sono i Comuni ad essere passati da 800 milioni di tagli a 1 miliardo e mezzo per il prossimo anno e da 1,5 a 2,5 per il 2012, con la conseguenza che “sono le comunità dei lavoratori che hanno bisogno di un trasporto pubblico ed efficace, ad esempio, a farne le spese”.
Dunque sì al patto di responsabilità nazionale, richiesto da Giorgio Napolitano all’opposizione, ma “prima di tutto – sostiene il sindaco di Torino –bisogna tornare a quella affidabilità e a quelle cifre di partenza. La manovra poi deve avvenire secondo i processi di riforma, come quelli riguardanti il fisco, e nel tentativo di migliorare i sistemi delle amministrazioni comunali invece di costringerle a chiudere la porta”.
Per Vendola, la manovra “è un’azione di macelleria anche sociale, oltre che materiale” perché i tagli e i sacrifici richiesti porteranno a una “regressione”. E aggiunge “sono i grandi attori dell’economia, le banche ma anche i politici, ad aver prodotto la crisi di un’Europa che s’indebita per finanziare coloro che l’hanno generata. Per questo bisogna riportare sul palcoscenico l’idea sociale di lavoro, in quanto espressione di libertà, assieme a quella finestra civile e politica che è il cosmopolitismo. Qui stanno le premesse necessarie per una nuova vita della sinistra intesa anche come valida alternativa all’unione Berlusconi – Bossi.”
di Chiara Privitera

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