Strage in Pakistan : attacco talebano alle moschee di Lahore
E’ stato un maledetto venerdì quello di ieri in Pakistan. Il venerdì di preghiera, di culto, si è trasformato in un campo silenzioso e desolato. Gli assalti a due moschee di Lahore hanno provocato la morte di oltre 80 persone, bilancio per ora provvisorio. Un gruppo di uomini muniti di esplosivi sono entrati in due luoghi di culto, nelle zone di GarhiShahu e Model Town, bloccando duemila persone.
Dopo ore di scontri, le forze dell’ordine pakistane sono riuscite a prendere il controllo delle moschee e a liberare gli ostaggi. Secondo le prime ricostruzioni un kamikaze si sarebbe fatto esplodere, e i due compagni, feriti sarebbero stati arrestati.
E in poco tempo giungono gli echi dei mandanti. Gli attacchi sono stati rivendicati dalla corrente Punjab del Techrik-i-Taliban, il gruppo talebano in perenne conflitto con il governo di Islamabad e alleato di Al Quaida. La voce più estremista dunque, fatta di militanti che parlano a suon di bombe, che niente comprendono al di fuori della loro identità. Parlano di sharia, di lotta contro le autorità internzionali nel territorio afghano, jihad, guerra santa in nome di Allah.
Ed è il motivo per cui nel loro mirino c’erano i musulmani ahmadi, spesso bersaglio dei gruppi sunniti fondamentalisti. Colpevoli di essere diversi, deviati nella loro fede, di non credere in Maometto come unico profeta.
Si tratta di un movimento religioso di portata internazionale, riconosciuto in quasi 200 paesi nel mondo, fondato nel 1889 nel Punjab, in India. Si racconta con i presupposti del Corano, rifiutando la violenza ed il terrore, avvalendosi di un Credo che narra così : “amore per tutti, odio per nessuno”. E’ a favore del dialogo tra le religioni, e crede nella crocifissione di Gesù e nella sua sopravvivenza.
Nell’intero Pakistan, il movimento Ahmadyya conta oltre tre milioni di fedeli, perseguitati e vittime di attacchi feroci.
Una visione diversa insomma, un altro modo di interpretare la fede, vicina alla finestra dell’Occidente, che non usa la parola tolleranza, perché nulla ritiene di dover sopportare, che nulla sembra aver ereditato dall’integralismo. Ma destinata a subire oltraggi, per aver deciso di prendere un’altra strada, quella della pace.
di Nicoletta Renzetti

Author: Redazione Magazine (625 Articles)