Apre il Maxxi. Il luogo del futuribile ora è presente


maxxi“Cosa avrebbe detto Papa Urbano VIII del Maxxi, il nuovo Museo d’arte contemporanea progettato da Zaha Hadid alla periferia di Roma? La mia idea è che egli sarebbe restato estasiato… (Nicolai Ouroussoff)”. New York Times

29 mila mq di superficie totale, costo 150 milioni di euro, 350 opere in collezione,  inizio dei lavori marzo 2003 -- fine dei lavori  novembre 2009,  oltre 1000 i giornalisti accreditati, “Opening” 27, 28, 28 maggio, In tre giorni più di 25.000 visitatori, questi sono alcuni dei  “numeri” del museo delle arti e delle architetture del XXI secolo: il luogo del futuribile ora è presente ed ha aperto le porte: a Roma si è inaugurato il Maxxi.

“Un grande museo che puo’ diventare un centro di attrazione per la cultura e per il mondo” così il ministro Bondi commenta la nascita del primo museo pubblico nazionale dedicato alle “creatività contemporanee”. Roma ha finalmente vinto la sfida. Da capitale dell’antico a capitale del contemporaneo. Snodo di forme e linguaggi dell’innovazione.

La sfida l’ha accettata all’incirca 12 anni, nel 1998 fa, quando il Ministero per i Beni e le attività culturali bandii un concorso internazionale per la progettazione del nuovo Centro per le arti contemporanee a Roma, che sarebbe dovuto sorgere nel quartiere Flaminio, nell’ area della ex Caserma Montello, al fine di “raccogliere, conservare, valorizzare ed esporre le testimonianze materiali della cultura visiva internazionale, favorire la ricerca, nonché svolgere manifestazioni e attività connesse”.

http://www.cultumedia.it/2009/11/maxxi-a-roma-apre-il-museo-del-xxi-secolo/

Tra tutti le proposte si impose quella dell’architetto anglo iraniana Zaha Hadid. Una ipotesi audace e avveniristica imperniata sulla sovrapposizione di un sistema di flussi, che adattano i contorni del nuovo museo, al vecchio tessuto urbano. Spazi espositivi sovrapposti e intersecati privi di muri divisori e un solaio che permette alla luce di regnare ovunque indisturbata: un labirinto di forme sinuose e superfici lisce e uniformi che sembra riuscire ad eliminare qualsiasi punto di riferimento. Un perdersi nel presente per accogliere il futuro.

Questa è un’opera per me simbolica”- così si è espressa Zaha Hadid -- “perché è giunta a cavallo tra un periodo di lavoro e un altro, tra l’astrattismo e lo studio sugli spazi fluidi. Quello che ho cercato di realizzare qui è un edificio stratificato ed illuminato dalla luce naturale in omaggio alla tradizione della città di Roma che è tutto un gioco di luci e stratificazioni.”

Una gestazione difficile, non priva di dubbi e incertezze sia in termini di realizzazione che in termini economici, dalla quale si è materializzata un’opera d’arte per l’arte: una scultura di cemento grezzo e vetri che scardina i parametri architettonici e concettuali ispirati alla museologia classica per divenire un luogo dove esperire l’attualità.

“Her Majesty”, la “signora dell’architettura” ha dato una “casa” alle molteplici e mutevoli prospettive del contemporaneo. Ne sono già testimonianza le quattro mostre presenti durante l’inaugurazione:

L’IMMORTALE è curata da Achille Bonito Oliva, la più grande retrospettiva dedicata  a Gino De Dominicis, artista venuto a mancare proprio nel 1998, anno del concepimento del Maxxi: 130 opere tra video installazioni, sculture, opere pittoriche, body art, performance che descrivono l’iter creativo di una figura cardine dell’arte contemporanea. Di sicuro impatto la “Calamita”, lo scheletro umano di 24 metri col naso di pinocchio che accoglie i visitatori nell’atrio del museo.

La sezione SPAZIO, è il risultato di una riflessione (tra didattica e eclettismo) sulla collezione di arte e architettura di cui è dotato stabilmente il Maxxi.

Un allestimento di settanta opere di artisti del calibro di A. Boetti, A. Kapoor, G. Toderi, S. LeWitt, F. Vezzoli, W. Kentridge, A. Paci, solo per citarne alcuni.

È accattivante il racconto- video ideato dallo Studio Azzurro un gruppo di video artisti che proiettato su una parete di 40 metri una sintesi di sessanta anni di architettura italiana attraverso una accattivante mescolanza di stralci cinematografici, fotografie, interviste.

All’architetto Luigi Moretti è dedicata la retrospettiva dal titolo: DAL RAZIONALISMO ALL’INFORMALE. Una figura di assoluto interesse del Novecento italiano che fu architetto editore, gallerista, regista: in mostra i suoi disegni, le fotografie e i plastici i progetti di edifici ai quali si affiancano le opere d’arte della sua collezione.

Di grande impatto emotivo le otto opere del videoperformer Kutlug Ataman, l’artista turco che nella mostra MESOPOTAMIA DRAMATURGIES, imposta una riflessione sul delicato rapporto tra Occidente e Oriente.

“Roma entra nell’arte di oggi. Il nuovo Maxxi tenterà di restituire alla città al suo antico ruolo di leader del mondo dell’arte…” The Wall Street Journal.

Certamente.

di Barbara Dicorato

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