Ddl intercettazioni: è scontro istituzionale Fini-Schifani


fini_schifani_1Il ddl che dovrebbe regolamentare le intercettazioni e la loro pubblicazione torna in commissione giustizia al Senato, si allungano, quindi, i tempi che porteranno alla discussione in aula.

L’iter parlamentare della legge, tanto cara a Silvio Berlusconi, si è allungato anche e soprattutto per l’ennesimo tackle di Gianfranco Fini che entra nel merito della discussione politica nonostante la prossima fermata del testo sia il Senato. “Ho dei dubbi”, così si è espressa la terza carica dello Stato parlando del provvedimento e affermando che farà di tutto affinché “il Parlamento rifletta ancora su quel testo”.

Un distinguo che fa tremare la maggioranza e che crea l’ennesimo scontro all’interno del Pdl, prima ancora che uno scontro istituzionale col presidente del Senato Schifani. La seconda carica dello Stato infatti ha reagito in maniera dura alle parole del suo collega di partito. “Non mi sono mai occupato – ha dichiarato Schifani – di dare valutazioni politiche in merito ad argomenti all’esame dell’altro ramo del Parlamento”.

Superato il primo botta e risposta, il dibattito interno al partito di maggioranza si è infiammato ancor di più a colpi di dichiarazioni tra i due protagonisti e altri importanti esponenti del Pdl.

A stretto giro di posta arriva la controreplica di Fini, “rispetto il Senato – ha dichiarato –  ma non abdico al mio ruolo politico. Su legalità e unità nazionale non ho intenzione di desistere”. La querelle tra i due termina con le parole del presidente del Senato, pronunciate in aula, “ho dato massimo sfogo – ha detto Schifani – alle mie esternazioni politiche nei sette anni in cui sono stato capogruppo. Da presidente del Senato invece voglio garantire il ruolo di terzietà”. Quasi a voler rimarcare le parole di Berlusconi alla direzione nazionale del partito, quando il presidente del Consiglio invitò Fini a lasciare il suo ruolo istituzionale e a continuare la battaglia politica all’interno del partito. La rotta tracciata già allora da Berlusconi, ha dato i suoi frutti e infatti, oltre a Schifani, replicano a Fini anche Bondi e Quagliariello. “Mi chiedo non se sia corretto – ha dichiarato il ministro dei beni culturali –  ma se sia utile e ragionevole che il presidente della Camera esprima un giudizio politico nel merito di un provvedimento nel mentre lo si sta discutendo nell’aula del Senato”.

Ancora più duro il suo collega, “Fini ha un conflitto d’interessi – ha dichiarato Quagliariello –  che deriva dal doppio ruolo di capo della minoranza e presidente della Camera; ha tutti gli strumenti per superarlo”.

Un fuoco di fila che mostra ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, la lontananza tra il gruppo dei finiani e quello dei berlusconiani all’interno del Pdl.

Ma quali sono i dubbi di Fini? “La norma transitoria – dice il presidente della Camera – che contrasta con il principio di ragionevolezza, mi inquieta un po’ anche il limite dei 75 giorni e

le parti sulle intercettazioni ambientali che così diventano impossibili”. Il cofondatore del Pdl vuole insomma rimodellare il ddl dalle fondamenta e in caso non venisse accontentato potrebbe anche dar mandato ai suoi uomini di affossare la legge in aula. Certo, la cosa più probabile, più che il boicottaggio, potrebbe essere una nuova modifica del testo quando questo tornerà all’esame della Camera, obbligando una quarta lettura.

Schifani pare aver capito questa volontà di Fini e per questo ha deciso di rimandare il ddl in commissione così da esaminare meglio le obiezioni e portare in aula il testo che poi dovrebbe essere approvato. A riprova di quanto detto, arrivano le parole di Gasparri secondo cui la legge ha subito solamente “un pit stop ai box”. Se le cose stanno veramente così lo scopriremo l’8 giugno quando il provvedimento tornerà all’attenzione del Senato.

di Ivan Soccio

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