Nuovomondo. Il film


1_6_10_Focus Film_Nuovomondo_Luisa ScarlataQuando – nel 2006 – “Nuovomondo” (titolo originale “The Golden Door”) uscì nelle sale, creò fin da subito molto scalpore.  Come? Un film intero recitato in strettissimo dialetto siciliano con tanto di sottotitoli in italiano? Ebbene sì. Ma la scelta del regista e sceneggiatore italiano Emuanuele Crialese (nato a Roma il 26 luglio del 1965) non fu un vezzo, né tantomeno una trovata pubblicitaria per far maggiormente parlare di sé e della sua pellicola: fu piuttosto una vera e propria esigenza di copione. “Nuovomondo”, infatti (film che viene presentato in concorso ufficiale alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e che vince un Leone d’Argento e la candidatura italiana per il miglior film straniero dell’Academy Award e cioè del premio Oscar), racconta appunto l’emigrazione nel XX secolo di una famiglia siciliana verso gli Stati Uniti, ovvero verso quel mondo nuovo che prometteva una vita carica di speranza e di possibilità di riuscita. Il linguaggio – o meglio la lingua – nel film di Crialese sono dunque fondamentali per portare lo spettatore in quell’epoca e in quei luoghi e soprattutto per trasmettere e far comprendere cosa significava – e quanto coraggio ci voleva -- per emigrare verso qualcosa che più sconosciuto e lontano non si poteva. La famiglia raccontata da Crialese infatti – che di cognome fa Mancuso -- vive a Petralia, un paese dell’entroterra siciliano (nel XX secolo, entroterra voleva dire vivere letteralmente in mezzo alle montagne e in una casa fatta di sole pietre). I Mancuso sono poveri e abitano in un territorio arido che non li aiuta a sopravvivere: per questo decidono di cercare fortuna in quella che al tempo veniva considerata la Terra Promessa, ovvero l’America. I Mancuso vendono dunque tutto (ovvero quel poco che hanno) e si imbarcano con tutta la famiglia: Salvatore, i figli e persino la sua anziana madre (Donna Fortunata, figura emblematica e personaggio indimenticabile che alla fine del film si pentirà della sua scelta e preferirà tornare a morire nel suo vecchio ma tanto amato mondo).

Comincia così per la povera famiglia siciliana una traversata terribile, quasi ai limiti della sopravvivenza.

Crialese ci mostra infatti -- con “Nuovomondo” -- come avvenivano i viaggi degli emigranti, stipati in navi stracariche di persone e privati di ogni tipo di comfort. Emigranti che a volte non riuscivano nemmeno a sopportare lo stress e le condizioni di un viaggio che finiva per ucciderli ancor prima di arrivare alla tanto agognata destinazione. E ancora il regista romano ci “accompagna” – sempre attraverso la famiglia Mancuso – a Ellis Island (isolotto situato nel fiume Hudson nella baia di New York), il posto in cui gli emigranti che sbarcavano negli Stati Uniti venivano tenuti in quarantena e soprattutto sottoposti a test umilianti e razzisti (anche i “quiz di intelligenza” costituivano un presupposto per essere ammessi in America, oltre all’obbligo – per le donne – di essere sposate o di sposarsi anche al momento, proprio ad Ellis Island stessa).

Nuovomondo” è stato realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e non è difficile capire il perché. In un mondo e in un’Italia (diventata meta ambita di immigrazione) che ancora oggi fanno fatica ad accettare e ad accogliere chi viene da un posto diverso, “Nuovomondo” va oltre l’essere solo un film: diventa piuttosto un messaggio, un consiglio, un monito contro tutti i pregiudizi.

di Luisa Scarlata

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