Reportage. Immigrati in Italia. Chi sono, cosa fanno, come arrivano?


01_16_10_SOGNANDO CASA DUE_STORIA DIl fenomeno della migrazione è sempre stato fondamentale per lo studio delle tendenze economiche e sociali di un Paese e l’Italia con la sua storia di emigrazione prima e immigrazione poi, ha assunto un ruolo sempre più importante con il passare del tempo, anche in quanto “culla delle civiltà”.

Mentre verso la fine dell’800 erano soprattutto gli italiani a espatriare e a raggiungere terre “migliori”, come l’America, per trovare lavoro e una solidità economica e sociale, la tendenza di tutto il ‘900 è stata, e lo è ancora ai giorni nostri, quella della migrazione interna, vale a dire il trasferimento dei cittadini del Sud del Paese al Nord per trovare lavoro, farsi una famiglia e, spesso, spedire i soldi a casa.FREGENE HAPPY HOUR INSIEME OK OK 00

Negli ultimi venti anni, il nostro Paese ha visto invece nascere e approdare nuovi flussi migratori con l’arrivo di popoli dall’Africa, dall’Asia e, più recentemente, dall’Est Europa, che costituiscono attualmente la classica manodopera: tutti i lavori che un tempo svolgevano gli italiani come il fattorino, l’operaio, il muratore, il lavoro in fabbrica, il falegname, ora li fanno gli immigrati. Prima, essi infatti potevano essere solo vu cumprà o spesso erano associati ai “topi d’appartamento e di ville” o alle prostitute, ora invece questi popoli e soprattutto le nuove generazioni, cosiddette “seconde generazioni”, sono sempre più integrate all’interno della nostra società: lavorano, spesso introducono nuovi mestieri come quello della badante, studiano e nascono in Italia. E spesso sono più italiani di noi, cioè migliori di noi.

Le ragioni che hanno portato gli immigrati a scegliere l’Italia come loro terra della speranza sono molteplici: innanzitutto la sua collocazione geografica nel Mediterraneo, che la rende particolarmente esposta ai flussi provenienti dai paesi nordafricani,  e anche il suo essere paese di confine dell’Unione Europea sia a sud che a est;inoltre le caratteristiche dei confini italiani ne rendono molto difficile una completa e corretta supervisione, costituiti infatti per lo più da coste facilmente raggiungibili e difficilmente controllabili. E ancora il realistico recupero, attraverso le regolarizzazioni, degli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno ma già inseriti nell’area del lavoro nero; oltre alla presunta minore rigidità rispetto ad altri paesi europei dal punto di vista legislativo. Tuttavia, nel nostro Paese si è cercato a lungo di dare delle norme e dei criteri per regolare l’entrata degli stranieri, in particolare dei clandestini: un modo, forse, per apparire “aperti”, “accoglienti” e “civili” anche e soprattutto agli occhi degli altri Paesi europei. La prima legge promulgata per introdurre la programmazione dei flussi d’ingresso, dopo una timida legge nel 1986, e costituire una sanatoria per quelli che si trovavano già nel territorio italiano: allo scadere dei sei mesi previsti, fu la legge Martelli del 1990. In tal modo, furono regolarizzati circa 200 mila stranieri, soprattutto provenienti dal Nord-Africa.2NUOVI ITALIANI IIN VIAGGIO

Appena l’anno successivo, l’Italia visse la prima immigrazione di massa proveniente dall’Albania: risalgono infatti al 1991 le immagini di intere navi sommerse, è il caso di dirlo da migliaia di persone, uomini, donne incinte, vecchi, bambini che ogni giorno raggiungevano le coste italiane, risolta con accordi bilaterali, che seguirono anche negli anni successivi con altri Paesi, principalmente dell’area mediterranea.

Siccome il numero degli immigrati tendeva ad aumentare in modo esponenziale, nel 1998 fu indetta la legge Turco-Napolitano, che cercava di regolamentare ulteriormente i flussi in ingresso, che cercava tra le altre cose di scoraggiare l’immigrazione clandestina attraverso l’istituzione di  centri di permanenza temporanea, creati per la prima volta in Italia, per gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione”. L’ultima legge risale al 2002, la cosiddetta legge Bossi-Fini, che regolamenta ulteriormente l’ingresso degli immigrati e prevede la possibilità dell’espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica.

Se all’inizio del 2001, gli stranieri in Italia erano poco più di un milione, attualmente, secondo dati Istat del gennaio 2010, sono circa 4 milioni, numeri che ovviamente sono destinati a crescere, anche perché spesso dietro le cifre ufficiali si nascondono numeri purtroppo non noti di clandestini e lavoratori a nero.

Oggi si calcola inoltre che sul territorio italiano siano presenti circa 631 associazioni di volontariato che si occupano di immigrazione e 470 associazioni di immigrati, le quali, pur non costituendo ancora un soggetto rappresentativo indipendente, sono realtà fondamentali per promuove i diritti degli immigrati e per valorizzare le loro culture d’origine, in particolare nella  fase delle seconde generazioni.2 TRE ITALIANI50 corto b

Sono anzi quest’ultime le nuove voci della politica di integrazione degli immigrati che vivono in Italia, ma anche di quelli che immigrati non lo sono per niente, anzi come detto prima sono italiani più di noi e migliori di noi.

E’ attraverso le seconde generazioni che il dialogo tra le istituzioni del paese di accoglienza e i nuovi abitanti si fa sempre più costante, tanto che nel 2007, il Presidente della Repubblica Italiana ha chiesto una legge sulla cittadinanza più aperta nei confronti dei figli dell’immigrazione, nati e/o cresciuti in Italia, dopo aver ricevuto una richiesta da parte della Rete G2 – seconde generazioni, i figli e le figlie di immigrati e rifugiati, nati in Italia o arrivati da minorenni, che sono e si sentono italiani, pur non dimenticando le proprie origini.

Essi sono cittadini del mondo, ma sono prima di tutto italiani anche se, a differenza di altri Paesi, come gli Stati Uniti, nascere in Italia non basta per essere considerati cittadini italiani. Occorre dimostrare di essere residenti da almeno dieci anni: un requisito che, nonostante sia solo il punto di partenza,  incontra costantemente un’infinità di problemi burocratici nell’espletazione delle pratiche per ottenere la cittadinanza italiana. E’ proprio al superamento di questi ostacoli, come l’accesso alla cittadinanza e la trasformazione culturale della società italiana perché sia più consapevole e si riconosca in tutti i suoi figli, indipendentemente dalle origini (da Rete G2-seconde generazioni) e dal colore della pelle e dalle loro tradizioni, che la rete G2 lavora senza sosta al fine di smuovere le coscienze di un Italia, ahinoi, ancora troppo “civilmente razzista”.

Anche se ci sono piccoli segnali, provenienti soprattutto dai media e dal mondo dell’arte come la mostra “Volti Italiani – Uguali Diversi” del fotografo Giorgio de Camillis, che parlano di una nuova Italia, che si sta aprendo a una futura società multietnica, dove non esistono più solamente identità differenti accostate. Certo, esiste un’intera generazione di persone con tradizioni culturali, religiose e psicologiche differenti, ma sono proprio queste persone ad essere più aperte all’interscambio culturale e a trasformare l’Italia in un Paese multiculturale, non solo multi etnico, ma anche più stimolante e creativo.

Reportage a cura di Patrizia Tonin

Foto tratte dalla mostra fotografica Volti Italiani “Uguali-Diversi” di Giorgio de Camillis, Roma, Casa della Memoria e della Storia (22 febbraio-31 marzo 2010) * prossimamente presso L’Università La Sapienza di Roma

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