Terremoto dell’Aquila: indagati i vertici della Commissione Grandi Rischi
È passato più di un anno dal terremoto che ha devastato L’Aquila e la vicenda continua ancora ad essere d’attualità. La procura della Repubblica del capoluogo abruzzese ha notificato degli avvisi di garanzia nei confronti dei membri della Commissione Grandi Rischi che dovevano valutare la situazione a fronte del protrarsi dello sciame sismico.Gli esperti si riunirono il giorno 31 marzo 2009 per valutare se la sequenza di piccole scosse, che da mesi turbava la tranquillità degli aquilani, potesse costituire un pericolo per la popolazione.
L’inchiesta della Procura riguarda il mancato allarme ma l’accusa verso i membri della Commissione Grandi Rischi è di omicidio colposo.
Ricordiamo che, a causa del terremoto, hanno perso la vita 308 persone (tra cui tanti giovani), 1200 furono i feriti e circa 70mila gli sfollati; ad oggi gli sfollati raggiungono ancora quota 26mila.
Secondo gli inquirenti, i membri della Commissione sono venuti meno ai loro compiti di prevenzione e previsione peccando di negligenza e imperizia; le loro responsabilità, se verranno accertate, non riguardano la previsione della scossa di magnitudo maggiore bensì il mancato avviso alla popolazione di lasciare le case.
“Non bisogna confondere – secondo il procuratore capo Alfredo Rossini – il mancato allarme con le accuse che sono state rivolte agli indagati. L’allarme c’era ed era dato proprio dalle continue scosse provocate dallo sciame”.
Pronta la replica della Protezione Civile che si domanda dove vuole arrivare questa inchiesta e quali criteri segue: “Non si comprende quale sia l’obiettivo della magistratura: si arriverebbe all’assurdo che la giustizia non persegue l’applicazione delle norme ma gli umori di una parte della popolazione”.
L’indagine è partita da uno studio di Giuseppe Grandori e Elisa Guagenti, il primo professore emerito e la seconda ex professore ordinario del Politecnico di Milano. Il loro studio comincia affermando che “è opinione largamente condivisa che non esistano attualmente teorie e modelli matematici che consentano di affrontare utilmente il problema della previsione a breve termine dei terremoti… Su questo tema, il messaggio passato attraverso l’informazione dopo il terremoto del 6 aprile è stato: la previsione dei terremoti non è possibile”.
Gli studiosi sono passati poi ad analizzare le scelte compiute dalla Commissione, valutandone tutti i fattori: costi, disagi e conseguenze giungendo alla seguente conclusione.
Gli esperti della Commissione non hanno tenuto conto che “la regione dell’aquilano risulta, fra le 20 regioni considerate, quella con la maggiore probabilità di un forte evento nel ventennio 1995/2015”; che la “presenza di danneggiamenti alle ricostruzioni provocata dalle scosse di scarsa magnitudo dei giorni precedenti induceva a ritenere particolarmente pericoloso un eventuale forte terremoto” e che “a favore dell’allerta vi era, un importante elemento indipendente: il costo sociale di un eventuale allerta falso era prossimo allo zero”.
Tra gli indagati, dunque, figurano i massimi esperti italiani della materia: Franco Barberi (vicepresidente della commissione), Enzo Boschi (direttore dell’Ingv), Giulio Selvaggi (direttore del Centro Nazionale Terremoti), Gian Michele Calvi (presidente della fondazione Eucentre, European Centre for Training and Research in Earthquake Engineering), Claudio Eva (professore di fisica terrestre e sismologia a Genova), Bernardino De Bernardinis (vice capo del settore tecnico-operativo della Protezione civile), Mauro Dolce (direttore dell’ufficio valutazione, prevenzione e mitigazione del rischio sismico della Protezione civile).
Sotto accusa, come detto, le decisioni prese a pochi giorni dal terremoto; la riunione della Commissione Grandi Rischi si risolse in poco tempo con la comunicazione: “I terremoti non si possono prevedere”.
Il vicepresidente Barberi dichiarò, a conclusione dei lavori, quanto segue: “Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento… l’unica prevenzione dai terremoti è migliorare il livello di preparazione a gestire l’emergenza. È importante nei prossimi rilievi agli edifici scolastici verificare le controsoffittature, i camini, i cornicioni, in condizioni precarie”.
La popolazione era in allarme sia per le continue scosse che tempestavano il capoluogo abruzzese da mesi, sia per le previsioni del ricercatore Giampaolo Giuliani che affermava che le scosse potevano essere previste controllando i valori del radon. Una tecnica che non era stata sperimentata in passato e che irritava i vertici di Protezione Civile e della Commissione Grandi Rischi. “Lo denuncio per procurato allarme – disse Bertolaso a un suo collaboratore –, fai fare all’Istituto di vulcanologia un comunicato che quello lì domani verrà denunciato e con lui gli organi di stampa che riportano queste notizie”.
Un altro particolare riguarda la firma sul verbale della citata riunione del 31 marzo in cui si disse che era impossibile prevedere i terremoti; il documento infatti fu redatto il 6 aprile a terremoto avvenuto e desta scalpore anche il mancato invito, nonostante le richieste, dei docenti dell’università aquilana.
Quest’inchiesta potrebbe far emergere le prime verità su una vicenda ancora piena di punti oscuri e contribuire a dare giustizia alle tante vittime innocenti oltre ad essere uno stimolo affinché episodi simili non si verifichino in futuro.
di Ivan Soccio

Author: Redazione Magazine (625 Articles)