L’EUROFESTIVAL: vince la Germania e compaiono le solite polemiche
Lo scorso sabato sera si è celebrato ad Oslo (Norvegia) la finale della edizione numero 55 dell’ Eurofestival, un concorso che, sebbene sia stato molto criticato negli ultimi anni, continua a raggruppare milioni di spettatori davanti al televisore. Di preciso, quest’ anno 240 milioni di persone hanno visto una giovanissima tedesca di nome Lena Meyer-Landrut vincere il “microfono di vetro” con il brano “Satellite”.
Anche se la Germania non partiva tra le favorite, la semplicità della sua messa in scena e un ritmo pop orecchiabile hanno contrassegnato un festival dove finora avevano trionfato le performance eccentriche e talvolta di gusto discutibile.
Ma l’Europa si é davvero stancata di esibizioni colme di vestiti teatrali e coreografie folckloristiche? A vedere le proposte dei Paesi che seguono in classifica il vincitore, ci accorgiamo che magari la tendenza non é poi cambiata così tanto.
La Turchia, seconda nella graduatoria, era rappresentata da una band con un “androide ballerino”; la Romania ha accompagnato i suoi artisti con abbaglianti lanci di fuoco, mentre la cantante dell’ Azerbaigian si è presentata con un vestito pieno di lampadine che si illuminavano al ritmo della musica. Non si è badato a spese pur di non passare inosservati e creare spettacolo.
Sebbene la kermesse duri soltanto tre ore, la sindrome dell’ Eurofestival si allunga generalmente settimane, addirittura mesi. Infatti nelle giornate successive, gli “euro-fan” e i quotidiani passano a setaccio le esibizioni, quasi fosse una questione di stato. Così nemmeno quest’anno potevano mancare le polemiche.
Evidentemente la prima critica di tutti é stata rivolta alla sicurezza dell’ evento, compromessa dopo che un “pazzo” ha sabotato la performance spagnola, infiltrandosi per oltre 20 secondi sul palcoscenico. Anche se l’ inviato della Spagna ha continuato a cantare imperturbabile e la canzone è stata ripetuta alla fine dello spettacolo nella Penisola Iberica si dibatte tuttora su quanto sia stato determinare questo fatto per la posizione finale raggiunta, cioè un discreto quindicesimo posto. In qualche caso la polemica, lontana dallo spegnersi, si é accesa di più quando si é pure saputo che il boicottatore aveva avvertito l’ organizzazione delle sue intenzioni tramite facebook.
Le discussioni più recenti riguardano invece proprio la vincitrice e la canzone premiata. Prima é toccato a Lena Mayer; su di lei sono apparsi ormai le più svariate notizie, alcune addirittura pesanti, come quelle che riguardano ad immagini molto compromettenti della ragazza in un film erotico.
Adesso però, a trovarsi nel centro della discordia é la canzone. I media della Bulgaria accusano di plagio la Germania, perché a quanto pare il pezzo risulta molto simile alla sigla d’un cartone animato bulgaro “Leka Nosht Detsa”, in italiano “Buonanotte bambini”. Nonostante non sia la prima volta che si dibatta su una canzone che vince l’Eurofestival (ricordiamo che già, nel 2007 la canzone della Serbia fu accusata di avere una sospetta somiglianza con un brano di Albano), il tutto si venne a sommare ora all’idea sostenuta da molti tifosi del festival che vedono nella vincita della Germania una forma semplice di rassicurare l’evento in tempi di crisi. Non si può dimenticare che il paese che si aggiudica la vittoria ha il compito di organizzare il concorso l’ anno successivo. Di fatto é stata proprio l’ impossibilità di assumere questo costo che ha costretto Stati come l’Ungheria, la Repubblica Ceca o Andorra a non partecipare quest’ anno.
La Germania non vinceva l’Eurofestival dal 1982, e oltre alle polemiche, il suo trionfo suppone il ritorno del concorso a uno dei paesi fondatori del festival.
Naturalmente oggi quest’evento canoro é molto diverso da quella prima gara celebrata a Lugano negli anni ’50, e magari è giusto per questo motivo che ultimamente i partecipanti più veterani non abbiano molte chances. Infatti, da quando la mappa dell’ Europa é cambiata e si sono uniti alla festa alcuni paesi nuovi, i risultati delle classifiche sono molto prevedibili.
Inoltre ora mancano all’ appello alcuni concorrenti storici come l’Italia che dal 1997 non ha più partecipato alla competizione.
Al momento, quasi tutti i partecipanti – a eccezione della Grecia, Portogallo e Spagna – cantano in inglese o francese; le giurie sono cambiate molto e naturalmente anche lo show. Di fatti, le nuove tecnologie ci hanno fatto assistere al primo “flashmob continentale” d’ Europa con miliardi di europei che ballano contemporaneamente in diverse città lo stesso tema che suonava nel Telenor Arena di Oslo.
Il prossimo appuntamento sarà a Berlino l’anno prossimo, e solo lì vedremo finalmente che direzione prenderà la musica europea.
di Estrella Lamas

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