Ddl intercettazioni verso l’ennesima fiducia
Il ddl intercettazioni va in discussione al Senato e presto diventerà legge dello Stato. Il ritorno in Commissione giustizia di Palazzo Madama è servito a Berlusconi per ottenere il via libera dai finiani e ora l’iter dovrebbe essere abbastanza breve.
La discussione al Senato non dovrebbe presentare problemi, il testo licenziato dalla Commissione è quello che ha ottenuto il benestare di tutta la maggioranza e quindi non verrà toccato, in ogni caso ci potrebbe anche essere il ricorso alla fiducia. Fiducia che sarà apposta sicuramente alla Camera, dove il Cavaliere non vuole colpi di coda.
Berlusconi è tornato ieri a parlare dopo le bufere dei giorni passati e la manovra finanziaria che peserà molto sulle tasche degli italiani. “La legge è stata ostacolata da toghe e giornalisti – ha detto il presidente del Consiglio – ma adesso basta. Il testo che arriva alla Camera non sarà modificato. E questa è una decisione vincolante per il Pdl”.
Il suo intento d’altronde è chiaro, approvare la legge prima possibile così da non avere intralci alla sua opera di governo. Non è più tempo di tentennamenti per il Pdl visti anche gli scandali di questo periodo (Verdini, Protezione Civile, L’Aquila) che stanno ulteriormente intaccando la credibilità dell’esecutivo. L’obiettivo dei falchi del partito è proprio quello di impedire che venga dato risalto a queste vicende.
C’è da dire, per completezza di informazione, che il Cavaliere non è affatto soddisfatto dal testo e dalle modifiche che si sono rivelate necessarie per placare, almeno, la flebile protesta dei finiani. “Ammetto che nel programma avevamo scritto una cosa dai principi molto più forti – continua il premier – ma fare leggi è un calvario quotidiano, pensi ad un cavallo e ti ritrovi un cammello. Adesso il testo è stato modificato ma non va più cambiato. È passato all’unanimità con un solo astenuto, il sottoscritto”.
La risposta di Fini arriva a stretto giro, “Sono certo che Berlusconi – ha detto il presidente della Camera – concordi con me sul fatto che la nuova formulazione del ddl fa sì che esso di certo non contrasti con altri impegni presi con gli elettori: quelli in materia di lotta alla criminalità e di difesa della legalità”.
Il presidente del Consiglio, come detto, non è pienamente soddisfatto del testo che arriverà in aula ma anche in questo caso non fa mancare la battuta nonostante il tema sia serio e fondamentale, “Finora – ha dichiarato – se avevi quindici fidanzate, venivano tutte intercettate e poi tutte pubblicate; certo, fa pubblicità, ma non è molto gradevole”.
Ma quali sono le modifiche apportate dall’ultimo passaggio in Commissione che hanno fatto scattare anche il semaforo verde degli uomini di Fini?
Il limite di 75 giorni di intercettazioni, non è più vincolante, il pm potrà chiedere una proroga di tre giorni in tre giorni se dovesse avvertire il rischio che si stia per compiere un nuovo reato o se si tratti di una prova fondamentale; le intercettazioni ambientali possono durare al massimo 3 giorni. Capitolo stampa, restano le pene per gli editori che possono pagare ammende fino a oltre 450 mila euro. Capitolo ‘norma transitoria’, una volta approvato il disegno di legge entreranno in vigore le sanzioni per giornalisti ed editori. Ci sarà invece un anno di tempo per applicare la norma che prevede l’autorizzazione per le intercettazioni da parte del giudice collegiale e non più del Gip. Le norme, infine, non saranno applicate ai processi in corso.
Il bavaglio resta ma viene ritagliato un piccolissimo contentino nella lotta alla criminalità consentendo la proroga delle intercettazioni passando però per una trafila burocratica che contribuirà alla lentezza della macchina giustizia. Non è stato toccato minimamente il discorso della stampa, restano valide le sanzioni per i giornalisti che potranno scrivere solo per riassunto atti processuali depositati.
La volontà del premier è risaputa e ha tenuto a ribadirla, “la sovranità – ha dichiarato – non è più
nelle mani del popolo, ma in quelle di alcuni pm che attraverso la Corte costituzionale si fanno abrogare le leggi”. Parole che inaspriscono lo scontro con la magistratura già aperto dalle dichiarazioni contro la procura dell’Aquila, “ci criminalizzano – aveva detto il Cavaliere – perché
dicono che noi vogliamo impedire la libertà di stampa. Ma qui sta succedendo un’altra cosa assurda: io ho detto a quelli della Protezione civile di non andare più a L’Aquila. Questi appena vanno in
Abruzzo gli saltano addosso, addirittura hanno contestato a Bertolaso di non aver previsto il terremoto. Siamo all’assurdo”.
L’attacco è frontale e violento e fa capire che il governo non farà più sconti su niente e oggi l’ennesimo e, forse più grave in assoluto, attacco alla Costituzione da parte di Berlusconi si è esplicitato così: governare e fare le leggi, “visto da dentro è un inferno: non è che manchino le intenzioni o i buoni progetti – ha dichiarato davanti la platea di Confartigianato –, ma l’architettura costituzionale rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete”.
di Ivan Soccio

Author: Redazione Magazine (625 Articles)