Dopo la battaglia mediatica arriva la risoluzione Onu contro l’Iran
Settimana decisiva per l’Iran di Ahmadinejad in lotta tra aiuti umanitari e minacce nucleari in attesa della temuta sanzione Onu che nonostante tutto è arrivata.
Iniziamo con ordine e semplicità scolastica. Israele abborda due navi turche di aiuti umanitari dirette a Gaza, Teheran per non restare indietro promette d’inviare due navi a Gaza – sollevando proteste e paure- per migliorare la sua reputazione internazionale. Certo non aiutano certe dichiarazioni del presidente come: ” Il regime sionista è il più importante strumento del dominio mondiale e la sua caduta significa la caduta della colonna portante dell’arroganza globale”.
A rinforzare il clima di tensione contribuisce anche un articolo del Wall Street Journal, dove dettagliatamente viene esposta la futura guerra tra Israele e Iran e tutte le possibili mosse (embargo iraniano, Hamas e Hezbollah contro Israele, chiudere lo Stretto di Hormuz o affidarsi al terrorismo globale) future.
Dall’altra parte Ahmadinejad ha fatto sapere che non accetterà mai di negoziare sul suo programma nucleare se il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dovesse adottare nuove sanzioni contro la repubblica islamica. « Il governo americano e i suoi alleati si sbagliano di grosso se pensano di poter brandire il bastone della risoluzione Onu e poi sedersi a negoziare con noi, una cosa del genere non accadrà». Se verranno approvate sanzioni internazionali contro l’Iran, quindi, non vi sarà alcun negoziato sul nucleare.
I funzionari israeliani, però, esprimono sempre di più la loro insoddisfazione nei confronti della via diplomatica per l’applicazione delle sanzioni, sforzi considerati troppo lenti.
Visto il prolungarsi della campagna americana per ottenere nuove sanzioni contro l’Iran – e che, nel frattempo, Teheran continua a sviluppare sempre maggiori capacità nucleari – alcuni funzionari israeliani hanno messo in evidenza come l’establishment della sicurezza nazionale sia diviso sulla questione se Israele abbia bisogno o meno della benedizione degli Stati Uniti nel caso di un attacco all’Iran.Vari dirigenti israeliani hanno sottolineato in alcune interviste che numerosi segnali dimostrerebbero che Washington sarebbe disposta a convivere con un Iran armato col nucleare, un’eventualità che Israele non accetterebbe mai. I timori israeliani derivano dalle affermazioni dello scorso fine settimana in cui alcuni esponenti americani hanno ribadito che gli Usa sono contrari all’opzione militare.
Il mese scorso, il ministro alla Difesa israeliano Ehud Barak ha riconosciuto pubblicamente l’esistenza di opinioni contrapposte all’interno della sua amministrazione quando ha affermato che “solo noi israeliani abbiamo la responsabilità esclusiva della sicurezza dello Stato d’Israele, e solo noi possiamo determinare le faccende che riguardano il futuro d’Israele e degli ebrei. Ma non dobbiamo mai dimenticare quanto è importante il nostro rapporto con gli Stati Uniti o l’abilità di agire in armonia e unità con la Casa Bianca”.
Infine dopo sei mesi di pressing dell’amministrazione Obama, il quarto round di misure punitive per convincere Teheran a rinunciare al suo programma nucleare è stato approvato dal Consiglio di Sicurezza.
La risoluzione prevede che l’Iran non potrà investire all’estero in nessuna attività sensibile, come le miniere di uranio, e che le sue navi potranno essere ispezionate in alto mare. Il progetto proibisce anche la vendita all’Iran di otto nuovi tipi di armamenti pesanti, in particolare di carri armati. Il testo comprende anche tre allegati che contengono elenchi di privati, società e banche di nazionalità iraniana che verranno aggiunti a quelli già colpiti da precedenti sanzioni individuali che impongono un congelamento di beni finanziari e la proibizione a viaggiare all’estero. Nelle liste presenti negli allegati c’è il nome di una sola persona fisica: si tratta di Javad Rahiqi, capo dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana (Aeoi). Ci sono poi 23 tra istituzioni e banche legate ad attività missilistiche e nucleari iraniane, 15 controllate dal Corpo dei guardiani della rivoluzione (Irgc, i Pasdaran), e tre direttamente legate alla Compagnia di trasporto marittimo del Paese.
La risoluzione è stata approvata con 12 voti a favore, due contro e un astenuto. Hanno votato no Turchia e Brasile, il Libano si è astenuto.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha detto che l’approvazione delle nuove sanzioni lancia un “messaggio inequivocabile” all’Iran. Per il presidente americano la leadership iraniana deve smetterla di nascondersi dietro una ‘’stravagante” retorica. Resta fermo però il diritto della Repubblica islamica ad accedere all’energia nucleare per scopi pacifici. La Casa Bianca ha sottolineato che “resta aperto il dialogo con l’Iran e si continuerà a lavorare per trovare una soluzione pacifica”. “L’Iran deve rispettare i suoi obblighi, mostrando la natura pacifica delle attività nucleari”.
Giovanni Piccione

C.I.A.
OPERAZIONE BRAINDRAIN
Gli sforzi di diplomazia dell’amministrazione Obama verso il problema “nucleare Iran”, stanno per fallire, così i falchi di Washington stanno lavorando a un piano B, piano C e per ultimo ma non meno importante al piano D.
Operazione BRAINDRAIN è il nome in codice alla CIA, del piano D. Un piano che prevede l’ingaggio dei cervelli iraniani in carico al programma nucleare sviluppato negli ultimi 20 anni.
Basteranno i fondi segreti della CIA a spostare gli interessi degli scienziati Iraniani? Io credo che si stia sottovalutando la capacità del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, di dare motivazioni non solo economiche al suo popolo ed ai suoi scienziati.
L’ONU si è avviata su una strada molto pericolosa, chiudere in un angolo Ahmadinejad, potrà solo portare a reazioni di violenza inaudita.
Paolo Zinni http://www.redoct.it