Ddl intercettazioni: è di nuovo bagarre Fini-Berlusconi
Il ddl intercettazioni, dopo essere stato votato al Senato, deve terminare il suo iter con un nuovo passaggio alla Camera. Passaggio che secondo i falchi di Berlusconi deve essere rapido e indolore, tradotto vuol dire da votare subito e senza modifiche.
La strada però comincia ad essere tortuosa e non è detto che i desiderata del Cavaliere vengano soddisfatti in pieno. L’armata del presidente della Camera, evidentemente toccata dalle enormi polemiche susseguitesi al voto del Senato, dove i finiani hanno votato col Governo, hanno cominciato a mettere dei paletti che fanno paura al Pdl.
Fabio Granata è sempre stato tra quelli che si dicono sicuri di un cambiamento sostanziale, in alcuni punti, del ddl durante il passaggio alla Camera.
La prima sirena porta, però, la firma di Italo Bocchino che avverte i suoi compagni di partito e lancia un monito: “Noi non vogliamo mettere in difficoltà la maggioranza – ha dichiarato –. Noi abbiamo fatto un accordo sulle intercettazioni e abbiamo ottenuto gran parte di quei suggerimenti che abbiamo proposto al Governo, alla maggioranza e al Pdl. Ciò non toglie che c’è ancora qualcosa che non va: auspichiamo che il ministro Alfano, il governo, il Pdl si rendano conto che il testo così è a rischio incostituzionalità. Sarebbe meglio cambiare alla Camera con quei miglioramenti che possono mettere in sicurezza un provvedimento che altrimenti è seriamente a rischio”.
I finiani si appellano dunque ai principi di costituzionalità per tentare di correggere uno dei provvedimenti più discussi e controversi della storia recente.
Queste uscite stanno riaccendendo gli animi su un decreto che continuerà ad infiammare la politica italiana per tutta l’estate. C’è stato un botta e risposta Bersani Cicchitto, in cui il leader del Pd invitava il collega a tornare sui propri passi in tema intercettazioni e quest’ultimo che accusava l’opposizione di appiattirsi sulle posizioni di Di Pietro.
A tentare di calmare le acque ci ha pensato l’onorevole Giulia Bongiorno, l’ago della bilancia presso la commissione giustizia alla Camera, che ha provato ad andare incontro a tutte le parti coinvolte nel dibattito. Riguardo al decreto, “sarà garantito tutto l’approfondimento – ha dichiarato Bongiorno – che merita un provvedimento così rilevante tenendo conto ovviamente che l’esame riguarderà esclusivamente le numerose norme modificate al Senato”. In parole povere, il testo va ridiscusso ma solo nelle parti modificate dal Senato. Dichiarazioni che tentano una mediazione tra chi dice che il testo ha bisogno di altre modifiche e chi preme affinché il testo venga licenziato così come votato a palazzo Madama.
Un documento congiunto dei capigruppo del Pdl di Camera e Senato spiega, però, il reale progetto del governo riguardo al ddl, cioè l’approvazione immediata senza ulteriori modifiche. “Il dibattito – si legge nel documento – e il confronto durano da molti anni. Sono state introdotte molte modifiche sostanziali”. Nella seconda parte del documento, le intenzioni degli uomini del premier sono più esplicite, il testo va approvato così com’è e subito. “Riteniamo quindi che dopo l’ampia discussione parlamentare e dopo le ultime modifiche approvate all’unanimità nel corso dell’ufficio di presidenza del Pdl – continua il documento –, sia possibile andare a una decisione definitiva che consenta all’Italia di mantenere lo strumento delle intercettazioni ma di renderlo compatibile con l’articolo 15 della Costituzione che tutela la riservatezza”.
La frenata più decisa al provvedimento arriva, però, da colui che dovrà calendarizzare la sua discussione alla Camera e cioè il presidente Fini. La terza carica dello Stato prova a dare delle parole d’ordine riguardo le modifiche che, secondo lui, andrebbero fatte al provvedimento.
“Bisogna discutere ancora – le parole di Fini –. Dobbiamo licenziare un testo che non appaia come un indebolimento della lotta alla criminalità”.
Secondo Fini non bisogna dare l’impressione di avere una fretta immotivata riguardo all’approvazione del ddl intercettazioni, secondo il presidente della Camera, da regolamento, ci sono altri provvedimenti che vanno discussi primi, non ultimo la manovra di contenimento della spesa. Il provvedimento riguardo i conti pubblici “deciso dal governo per fronteggiare la crisi è stato presentato con un decreto legge e i decreti vanno approvati e discussi nell’arco dei 60 giorni”, ha dichiarato Fini. Il quale ha poi precisato “chi conosce il regolamento della Camera e la Costituzione non ha dubbi”.
A stretto giro arriva la risposta del Cavaliere che rilancia dubbi sulla tenuta della squadra di governo e, soprattutto sulla convivenza fra le varie anime del Pdl. “Si va avanti e si chiude. Rispettando i tempi. Non posso certamente farmi ricattare – ha dichiarato Berlusconi – su un punto votato all’unanimità dall’ufficio di presidenza del partito”.
La chiusura con una minaccia velata in caso non si ascoltino i suoi desiderata, “altrimenti – conclude il premier – se c’è qualcuno che vuole prendersi la responsabilità di far cadere il governo si va a votare”.
di Ivan Soccio

Author: Redazione Magazine (625 Articles)