Obama:”BP pagherà i danni causati al nostro popolo”
“E’ l’11 settembre dell’ambiente”: aveva usato queste parole il Presidente Obama per dare un’idea di cosa potrebbe significare la marea nera per gli Stati Uniti d’America. Dopo l’intervista rilasciata al quotidiano Politico e i due giorni trascorsi nel Golfo, Obama torna a parlare del disastro ecologico americano con un discorso alla nazione: ”La marea nera è come un’epidemia, BP pagherà i danni causati a lavoratori e proprietari” è il messaggio passato martedì dalle tv americane.
Pare uno scherzo del destino: proprio lui, il Presidente ecologista che aveva fatto delle energie alternative e della lotta alle lobby i punti di forza della sua campagna elettorale, dovrà combattere la sua prima grande battaglia contro petrolieri e lobbisti. Ha bisogno di rassicurare il suo popolo Obama e lo fa dallo Studio Ovale (quello – per intendersi – da cui Bush annunciava la guerra al terrorismo dopo l’11/09) e, usando toni e parole da buon padre di famiglia, afferma che sarà lui stesso a non rimanere immobile né permetterà a nessuno di stare a guardare mentre le sue coste subiscono una minaccia senza precedenti.
Sono già trascorsi 56 giorni dall’inizio della vicenda e gli esperti calcolano una media tra i 35mila e i 65mila barili al giorno di petrolio versati in mare: Obama conosce l’importanza di questi numeri, sa bene cosa significhino per il suo popolo e non ha paura di dichiarare l’inizio di una “lotta con tutti i mezzi e per tutto il tempo necessario, senza più errori”.
Nessuna promessa di cambiare il modo in cui il Paese produce e usa l’energia, non ora almeno. Ciò che conta adesso è fermare questo disastro e annuncia l’incontro con i vertici della BP con l’avvio di una commissione di inchiesta, una terza parte indipendente, che valuterà i danni causati. Perché BP dovrà mettere da parte non poche risorse – un fondo di garanzia di circa 20 miliardi di dollari – per ripagare quanti sono stati colpiti da questa vicenda: sarà la giusta punizione per non aver agito con le dovute precauzioni nel Golfo del Messico e aver avuto un atteggiamento avventato. E affida a Ray Mabus l’incarico di controllo dell’area per riportarla alla sua originaria bellezza.
Obama alla prima grande prova: scontato il disappunto dei Repubblicani, neanche tra i Democratici regna l’entusiasmo. Perché mai come adesso il Presidente avrebbe dovuto cogliere l’occasione per dare slancio alla legge sul Climate Change, ferma in Senato da un anno. Per ora Obama chiede coraggio al suo popolo e una preghiera per la popolazione del Golfo affinché la tempesta passi presto. Consapevole che non sarà l’unica né l’ultima che il suo popolo dovrà affrontare.
di Serena Perfetto

Author: Redazione Magazine (625 Articles)