Violenza in Kirghizistan: la Russia si prepara ad intervenire


KYRGYZSTAN-UNRESTL’ondata di violenza in Kirghizistan non si placa. Il numero delle vittime sale a 170 nelle città di Osh e Jalalabad e il bilancio non è ancora definitivo. L’intervento della Russia potrebbe essere risolutivo.

La situazione è infernale: i testimoni parlano di morti per le strade, di bande armate e di edifici completamente bruciati e saccheggiati.

I conflitti tra i kirghizi e gli uzbechi si sono riaperti a causa della crisi economica e del vuoto di potere,che il sette aprile ha costretto alla fuga il presidente Kurmanbek Bakijev dalla capitale Bishkek. Al suo posto, il governo provvisorio di Rosa Otunbajeva, non è stato in grado di sedare le rivolte nel sud del Paese, innescate dai sostenitori di Bakijev. I kirghizi del Sud, che sono la maggioranza, rivorrebbero al potere il presidente uscente, mentre la minoranza uzbeca appoggia il governo della Otunbajeva.

Il Ministero degli Esteri ha il sospetto che le rivolte siano state organizzate. Il comandante Baibolov ha arrestato, infatti, una “personalità politica in vista” accusata del “tentativo dei sostenitori di Bakijev di riprendere il potere”.

Il Paese è stato costretto a chiedere aiuto alla Russia e questa ha deciso di agire, insieme alla Csto ,che è un’organizzazione di ex repubbliche sovietiche per garantire la sicurezza locale.

Il presidente Dmitrij Medvedev ha affermato: “La situazione è intollerabile, la gente muore, le differenze etniche danno origine alle violenze: è necessario fare tutto il possibile per mettere fine a tutto questo”.
Il commento di Nikolaj Bordjuzha, il segretario generale della Csto, è stato: “Non abbiamo escluso l’impiego di alcun mezzo a disposizione della Csto, compreso l’invio di un contingente di peace-keeping e di forze di reazione rapida”. Inoltre, ha aggiunto che saranno indispensabili “attrezzature, elicotteri, mezzi di trasporto, anche carburante”.

Nel frattempo, le persone continuano a morire e decine di migliaia cercano di raggiungere il vicino Uzbekistan. Il Paese si è attrezzato con dei campi profughi e ai fuggitivi vengono dati acqua, cibo e medicinali.  Le scuole e le fabbriche servono come ripari.

Il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon, sta discutendo insieme ai rappresentanti dell’OSCE e dell’Unione Europea, per individuare una soluzione comune.

Servono misure efficaci ed immediate per arginare un problema che, oltre ad essere un’escalation di violenze e soprusi, rischia di diventare una crisi umanitaria.

di Viviana Lucca

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