Mafia, Dell’Utri condannato a 7 anni : la Corte d’appello conferma il primo grado
Sono 7 - e non 9 come aveva imposto il primo grado di giudizio – gli anni di carcere per il senatore Marcello Dell’Utri; la sentenza della Corte d’appello di Palermo conferma infatti l’apparato accusatorio, riconoscendo i rapporti con la Mafia del parlamentare Pdl. Condannato precedentemente per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ideologo di Forza Italia godrà però di una riduzione della pena; uno sconto che la seconda sezione della Corte collega alle “ condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste”.
La sentenza viene dunque riscritta proprio in uno dei punti più compromettenti, il periodo delle stragi mafiose degli anni ’90, durante il quale secondo le parole dei pentiti Gaspare Spatuzza e Ninò Giuffrè, ed in ultimo di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, l’allora braccio destro di Silvio Berlusconi sarebbe stato il garante di un “nuovo” patto tra Stato e Mafia.
I documenti che testimoniavano i continui contatti telefonici con alcuni tra i personaggi più pericolosi della Mafia siciliana, dall’ex fattore di Arcore Vittorio Mangano, sino a Gaetano Cinà e al figlio del cassiere di Totò Riina, Pino Mandalari – come riporta per primo ilfattoquotidiano.it - facevano riferimento alle agende dove Ines Lattuada, una segretaria di Publitalia, segnava gli appuntamenti e le telefonate dirette al futuro senatore.
Ad essere invece confermati sono i rapporti con i boss della vecchia Cosa Nostra, quella di Stefano Bontade, e con i nuovi capi degli anni ’80, i corleonesi Totò Riina e Bernando Provenzano. Le prove “schiaccianti” sarebbero dunque l’assunzione nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi del pluriomicida Vittorio Mangano, il quale secondo il procuratore Nino Gatto “ attraverso la mediazione di Dell’Utri e del mafioso Gaetano Cinà, assicurò protezione contro l’escalation dei sequestri a Milano”. La protezione garantita dall’operato di Mangano sarebbe frutto di un accordo tra Berlusconi, Dell’Utri ed i capimafia Mimmo Teresi e Stefano Bontade avvenuto nella sede della Edilnord.
Bontade, secondo le parole del pentito Francesco di Carlo, avrebbe utilizzato inoltre Dell’Utri come tramite per riciclare i soldi sporchi della droga nelle aziende edili “pulite” del Nord Italia.
Nonostante la gravità della sentenza – che non riguarda soltanto gli affari privati di un uomo siciliano ma bensì gli affari di un senatore della Repubblica Italiana con i vertici della criminalità organizzata – Dell’Utri non si scompone più di tanto. “ È una sentenza pilatesca sapevo che non sarei stato assolto […] Hanno dato un contentino alla procura palermitana e una grossa soddisfazione all’imputato, perché hanno escluso tutto ciò che riguarda le ipotesi dal 1992 in poi [ … ] Aspetto la Cassazione con animo fiducioso, spero di trovare un giudice che dica: che avete fatto fino a ora? ”.
E non solo. Dopo averlo ribadito altre volte, Dell’Utri conferma anche oggi la sua opinione su Vittorio Mangano, ritenuto non un feroce assassino ma bensì un eroe per non aver fatto nomi durante gli interrogatori in carcere. “ Vittorio Mangano è stato il mio eroe. Era una persona in carcere, ammalata - ha detto - invitata più volte a parlare di Berlusconi e di me e si è sempre rifiutato di farlo. Se si fosse inventato qualsiasi cosa gli avrebbero creduto. Ma ha preferito stare in carcere, morire, che accusare ingiustamente. E’ stato il mio eroe. Io non so se avrei resistito a quello a cui ha resistito lui”.

Author: Mattia (67 Articles)